CASSANDRA CLARE.

CITT DEL FUOCO CELESTE.

Ciclo SHADOWHUNTERS 6.

Parte 1.

Titolo originale: The Mortal Instruments. City of Heavenly Fire. 2014.
Traduzione di Raffaella Belletti e Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Erchomai, ha detto Sebastian. Sto arrivando.
E ancora una volta sul mondo degli Shadowhunters cala l'oscurit.
Mentre tutto intorno a loro cade a pezzi, Clary, Jace e Simon devono unirsi con tutti quelli che
stanno dalla stessa parte, per combattere il pi grande pericolo che la societ dei Nephilim abbia mai
affrontato: Sebastian, il fratello di Clary. Il traditore, colui che ha scelto il male.
Nulla, in questo mondo, pu sconfiggerlo, e i tre  uniti da un legame profondo e indissolubile 
sono costretti a cercare un altro mondo dove l'estremo scontro abbia una speranza di vittoria. Il mondo
dei demoni.
Ma il prezzo da pagare sar altissimo. Molte vite saranno perdute per sempre, e l'amore sar
sacrificato per un bene pi grande: scongiurare la distruzione definitiva di un mondo che non sar mai
pi lo stesso. Perch la fine degli Shadowhunters  anche il loro inizio.
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia, trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si  fermata a Brooklyn, dove, per non farsi distrarre dai gatti e dalla TV, scrive i suoi libri nei caff e nei ristoranti.
La saga "Shadowhunters" ha appassionato milioni di lettori amanti del genere urban fantasy nel
mondo, con oltre 30 milioni di copie vendute negli Stati Uniti e 400.000 in Italia.
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Per Elias e Jonah.
In Dio  la gloria: e quando gli uomini vi aspirano quella non  che una scintilla in pi del fuoco celeste.
JOHN DRYDEN, Absalom and Achitophel.
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Prologo.
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STILLI COME PIOGGIA.
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Istituto di Los Angeles, dicembre 2007
C'era un tempo magnifico, il giorno in cui i genitori di Emma Carstairs vennero uccisi.
D'altronde a Los Angeles era quasi sempre cos. Una serena mattina d'inverno, sua madre e suo
padre l'avevano lasciata davanti all'Istituto, sulle colline oltre la Pacific Coast Highway dalle quali si
godeva una splendida vista dell'oceano. Il cielo era una distesa senza nuvole che si allungava dalle
scogliere di Pacific Palisades fino alle spiagge di Point Dume.
La sera prima era giunta notizia di attivit demoniache in corso vicino alle grotte marine nel
parco naturale Leo Carrillo, e ai Carstairs era stato assegnato il compito di monitorarle. In seguito
Emma avrebbe ricordato sua madre che le rimetteva dietro l'orecchio una ciocca di capelli spettinata
dal vento, mentre lei si offriva di disegnare una runa Antipaura al padre, che diceva ridendo di non
saper bene cosa pensare delle rune cos all'avanguardia: tante grazie, ma gli bastavano quelle del Libro
Grigio.
Quella mattina, Emma aveva salutato in fretta i suoi genitori, abbracciandoli rapidamente prima
di schizzare su per i gradini dell'Istituto, con lo zaino che le ballonzolava fra le spalle, mentre loro la
salutavano con la mano dal cortile.
Emma era entusiasta di potersi allenare all'Istituto. Non solo l abitava Julian, il suo migliore
amico, ma si aveva la sensazione di fluttuare sull'oceano. Era un edificio massiccio di legno e pietra, in
fondo al lungo viale acciottolato che serpeggiava fra le colline. Ogni stanza, ogni piano si affacciavano
sull'oceano, sulle montagne e sul cielo, con le loro vaste increspature di azzurro, verde e oro. Il sogno
di Emma era arrampicarsi sul tetto con Jules  fino a quel momento i genitori erano riusciti a sventare
ogni loro tentativo  per vedere se l'occhio poteva spingersi fino al deserto, a sud.
Il portone d'entrata la conosceva, e si apr senza difficolt sotto il suo tocco familiare.
L'ingresso e i piani pi bassi dell'Istituto erano affollati di Shadowhunters adulti che camminavano in
tutte le direzioni. Doveva essere in corso una qualche riunione, ipotizz Emma. In mezzo alla folla
intravide il padre di Julian, Andrew Blackthorn, capo dell'Istituto. Per evitare di essere trattenuta dai
soliti convenevoli, saett verso lo spogliatoio al secondo piano, dove si tolse jeans e maglietta per
indossare la tenuta da allenamento: maglietta oversize, pantaloni larghi di cotone e, dettaglio pi
importante di tutti, la spada a tracolla sulla schiena.
Cortana. Il nome significava semplicemente "spada corta", ma per Emma non lo era. Lunga
quanto il suo avambraccio, di metallo lucente, portava incise parole che non mancavano mai di farle
correre brividi lungo la schiena: IL MIO NOME  CORTANA E CONDIVIDO L'ACCIAIO E LA
TEMPRA DI GIOIOSA E DURLINDANA. Suo padre le aveva spiegato il significato di quella frase
quando, a dieci anni, le aveva messo per la prima volta l'arma fra le mani.
- Puoi usarla per allenarti finch non avrai diciotto anni, momento in cui sar tua - aveva
detto John Carstairs, sorridendo alla figlia che faceva scorrere un dito sull'incisione. - Capisci cosa
significa quella scritta?
Lei aveva scosso la testa. "Acciaio" le era chiaro, ovviamente, ma "tempra"? Per un uomo
significava avere carattere, ma una spada che carattere poteva mai avere?
- Hai gi sentito parlare della famiglia Wayland - aveva aggiunto lui. - Erano famosi
fabbricanti d'armi, prima che le Sorelle di Ferro iniziassero a forgiare tutte le spade degli
Shadowhunters. Wayland il Fabbro realizz Excalibur e Gioiosa, quelle di Art e di Lancillotto, cos
come Durlindana, la spada dell'eroe Orlando. E fecero anche Cortana, partendo dallo stesso acciaio.
L'acciaio deve sempre essere temprato, cio sottoposto a un calore quasi in grado di fondere o
distruggere il metallo, in modo da renderlo pi resistente. - A quel punto le aveva dato un bacio sulla
testa. - I Carstairs custodiscono questa spada da generazioni. L'iscrizione ci ricorda che gli
Shadowhunters sono le armi dell'Angelo. Tempraci nel fuoco, e diventiamo pi forti. Pur soffrendo,
sopravviviamo.
Emma non vedeva l'ora di lasciarsi alle spalle i sei anni che la separavano ancora dai diciotto,
et in cui avrebbe potuto viaggiare per il mondo dando la caccia ai demoni ed essere temprata nel
fuoco. Si allacci la spada a tracolla e usc dallo spogliatoio, fantasticando su come sarebbe stato. Si
vedeva in cima ai promontori oceanici di Point Dume, impegnata a tenere a bada con Cortana un
manipolo di demoni Raum. Julian era con lei, ovviamente, e brandiva la sua arma preferita, la balestra.
Nella mente di Emma, Jules c'era sempre. Lo conosceva da tempo immemore. I Blackthorn e i
Carstairs erano sempre stati vicini, e Jules aveva appena qualche mese pi di lei: poteva dire di non
essere mai vissuta in un mondo senza la sua presenza. Aveva imparato a nuotare nell'oceano con lui
quando erano ancora piccolissimi. Avevano cominciato a camminare e poi a correre insieme. Era stata
presa in braccio dai genitori di Jules e sgridata da suo fratello e sua sorella maggiori quando con lui
aveva disobbedito.
Ed era capitato tante volte. Tingere di azzurro il pelo soffice e bianco di Oscar, il gatto dei
Blackthorn, era stata un'idea di Emma, a sette anni. Julian si era preso la colpa, come faceva spesso.
Dopotutto, le aveva fatto notare, era figlia unica, mentre loro erano sette tra fratelli e sorelle: i suoi
genitori si sarebbero dimenticati di essere arrabbiati con lui molto prima di quanto sarebbe capitato a
lei.
Emma ricordava quando la madre di Jules era morta, subito dopo la nascita di Tavvy, e di come
lei gli avesse tenuto la mano mentre la salma bruciava nei canyon e il fumo saliva su fino al cielo.
Ricordava che lui aveva pianto, e lei aveva notato quanto fosse diverso il pianto dei maschi rispetto a
quello delle femmine: singhiozzi aspri che sembravano strappati fuori dalla gola con gli uncini. Forse
per loro era peggio, perch proprio in quanto maschi, teoricamente non potevano piangere
- Oh! - Emma barcoll all'indietro. Era cos assorta nei suoi pensieri da essere andata a
sbattere contro il padre di Julian, un signore alto con gli stessi capelli castani arruffati di gran parte dei
suoi figli. - Mi scusi, signor Blackthorn!
Lui sorrise. -  la prima volta che vedo qualcuno che ha tanta voglia di andare a lezione -
comment, mentre lei gi sfrecciava via lungo il corridoio.
La palestra era uno dei suoi posti preferiti. Occupava quasi un piano intero, e le pareti rivolte a
est e a ovest erano vetrate. L'azzurro dell'acqua entrava praticamente da ogni angolazione. La curva
della linea costiera era visibile da nord a sud, con la sconfinata distesa del Pacifico che si perdeva verso
le Hawaii.
In piedi al centro della sala, sul pavimento in legno lucidissimo, c'era la tutor della famiglia
Blackthorn, una donna imperiosa di nome Katerina; in quel momento era impegnata a insegnare ai
gemelli come si lanciano i coltelli. Livvy seguiva le istruzioni con diligenza, come sempre, mentre Ty
era scuro in volto e non sembrava affatto bendisposto.
Julian, con la sua tenuta leggera da allenamento, era sdraiato sulla schiena lungo la vetrata a
ovest. Stava parlando con Mark, che invece affondava la testa tra le pagine di un libro, facendo il
possibile per ignorare il fratellastro minore.
- Secondo te il nome "Mark" non suona sbagliato su uno Shadowhunter? - stava dicendo
Julian quando Emma si avvicin. - Pensa se dovessi dire: Mettimi un Marchio, Mark.
Mark sollev la testa di capelli biondi dal libro che stava leggendo e fulmin il fratello minore
con un solo sguardo. Julian aveva uno stilo in mano e lo faceva girare e rigirare pigramente tra le dita.
Lo impugnava come un pennello, abitudine che Emma gli rimproverava sempre, perch uno stilo va
tenuto come uno stilo, ovvero come un'estensione della mano, non come lo strumento di un artista.
Mark sospir con aria teatrale. Dall'alto dei suoi sedici anni, era pi grande di Emma e Julian
abbastanza da trovare irritante o ridicola qualunque cosa loro facessero. - Se ti disturba tanto, puoi
sempre chiamarmi con il mio nome completo.
- Mark Anthony Blackthorn? - Julian arricci il naso. - Ci vuole un sacco di tempo per
dirlo tutto. E se ci attaccasse un demone? Non farei in tempo a pronunciarne met che saresti gi morto.
- Stai pensando a una situazione in cui saresti tu a salvare me? - chiese Mark. - Non ti
sembra di correre un po' troppo con la fantasia, nessuno che non sei altro?
- Invece potrebbe succedere. - Julian, poco felice di quella definizione, si alz in piedi. Cos
per la testa costellata di ciuffi ribelli spiccava ancora di pi. Helen, la sorella maggiore, cercava
sempre di domargli la chioma a colpi di spazzola, ma senza ottenere mai un risultato decente. Julian
aveva i capelli tipici dei Blackthorn, proprio come suo padre e la maggior parte dei fratelli: ispidi,
selvaggi, color cioccolato fondente. Quel tratto comune aveva sempre affascinato Emma, che invece
aveva preso molto poco dai genitori, a parte i capelli biondi di suo padre.
Da qualche mese Helen si era trasferita a Idris insieme alla sua ragazza, Aline; si erano
scambiate gli anelli di famiglia e, secondo i genitori di Emma, avevano "intenzioni serie". In altre
parole, non facevano che scambiarsi sguardi svenevoli. Emma era sicura che, se mai si fosse
innamorata, non si sarebbe sdilinquita tanto. Sapeva che qualcuno aveva avuto da ridire sul fatto che
Helen e Aline fossero entrambe femmine, ma non riusciva a capire perch, e comunque ai Blackthorn
Aline piaceva molto. Era una presenza rassicurante, che aiutava Helen a non preoccuparsi troppo.
In assenza di Helen, nessuno stava facendo manutenzione ai capelli di Jules, e la luce del sole
che entrava dalle vetrate gli accendeva d'oro le punte ispide. Attraverso la parete orientale, la linea
ondulata delle montagne separava l'oceano dalla San Fernando Valley: colline aride e polverose
crivellate da canyon, cactus e cespugli spinosi. A volte gli Shadowhunters si allenavano all'aperto, ed
Emma adorava quei momenti, in cui poteva scovare sentieri nascosti, cascate segrete e lucertole
sonnacchiose che riposavano sulle rocce. Julian era un maestro nel convincere i piccoli rettili a
raggomitolarsi sul suo palmo e nel farli addormentare accarezzandoli con il pollice sulla testa.
- Attenzione!
Emma si abbass mentre un coltello dalla punta in legno le sibilava accanto, rimbalzava contro
la finestra e poi colpiva Mark sulla gamba. Il ragazzo sbatt il libro a terra e balz in piedi con aria
scocciata. In teoria Mark doveva fare da secondo a Katerina, ma di fatto preferiva leggere che
insegnare.
- Tiberius, non lanciarmi addosso i coltelli.
- Guarda che non ha fatto apposta! - Livvy si mise fra Mark e il suo gemello. Tiberius era
moro quanto Mark era biondo, ed era l'unico fra i Blackthorn (a parte Mark e Helen, che per erano
un'eccezione per via del loro sangue di Nascosto) a non avere i capelli color cioccolato e gli occhi
verde-azzurro tipici della famiglia. Ty sfoggiava una chioma nera e riccia, gli occhi grigi come il ferro.
- No, non  vero - precis Ty. - Stavo proprio mirando a te.
Mark sospir, enfatico, e si pass le mani fra i capelli, gesto che li fece rizzare come gli aculei
di un riccio. Aveva gli occhi dei Blackthorn, color verderame, ma i capelli erano biondo platino, gli
stessi della madre. Si mormorava che la donna fosse una principessa della Corte Seelie e che dalla sua
storia con Andrew Blackthorn fossero nati due figli, abbandonati sulla soglia dell'Istituto la notte prima
di scomparire per sempre.
Il padre di Julian aveva accolto quei figli con met sangue di fata e li aveva cresciuti come
Shadowhunters. In fondo era quella la componente dominante del loro essere e il Consiglio, per quanto
controvoglia, doveva ammettere i figli di Nascosti nel Conclave, purch la loro pelle tollerasse le rune.
Sia Helen che Mark le avevano ricevute per la prima volta a dieci anni, e la pelle aveva reagito alla
perfezione, bench Emma fosse certa che Mark avesse sofferto pi di uno Shadowhunter qualsiasi.
L'aveva visto trasalire, nonostante gli sforzi per trattenersi, quando lo stilo gli era stato appoggiato alla
cute. In seguito aveva notato molte altre cose di lui: quanto fosse affascinante la strana forma del suo
viso, influenzata dal sangue di fata, e quanto larghe le spalle sotto il tessuto della maglietta.
In realt non capiva perch la colpissero tanto particolari del genere, e il fatto che succedesse
non le andava affatto a genio. Anzi, le faceva venire voglia di schiaffeggiare Mark, oppure di
nascondersi, e spesso le due cose insieme.
- Stai fissando - disse Julian, inginocchiato nella tenuta da allenamento chiazzata di
vernice.
Lei si scosse. - Fissando cosa?
- Mark. Di nuovo. - Sembrava infastidito.
- Sssh! - gli sibil sottovoce strappandogli di mano lo stilo. Lui se lo riprese, e ne nacque
una zuffa. Emma ridacchi, rotolando via da Julian. Si allenavano insieme da cos tanto tempo che era
in grado di prevedere ogni sua mossa prima ancora che lui la pensasse. L'unico problema era che le
veniva spontaneo andarci piano, troppo piano con lui. Il pensiero che qualcuno potesse fargli del male
la mandava in bestia, e a volte quel qualcuno includeva anche se stessa.
- Ce l'hai con me per le api in camera tua? - stava chiedendo Mark camminando a grandi
passi verso Tiberius. - Lo sai anche tu perch abbiamo dovuto sbarazzarcene!
- Presumo che tu l'abbia fatto per contrariarmi - rispose Ty. Era piccolo per avere dieci anni,
ma aveva il vocabolario e la dialettica di un ottantenne. Di solito non diceva bugie, soprattutto perch
non ne vedeva la necessit. Non riusciva a spiegarsi come mai alcune sue azioni irritassero o turbassero
gli altri, e trovava la loro collera sconcertante o spaventosa, a seconda dell'umore.
- Non  questione di volerti contrariare, Ty, ma non puoi tenere uno sciame di api in camera
e
- Le stavo studiando! - ribatt l'altro, diventando paonazzo. - Era una cosa importante, loro
erano mie amiche, e sapevo che cosa stavo facendo.
- Lo sapevi anche la volta del serpente a sonagli, vero? - fece Mark. - A volte ti portiamo
via una cosa perch non vogliamo che tu ti faccia male. So che  difficile da capire, Ty, ma noi ti
vogliamo bene.
Il ragazzino lo squadr con aria impassibile. Conosceva il significato di una frase come "Ti
voglio bene" e sapeva che era positiva, ma non capiva perch dovesse essere anche la spiegazione per
tutto.
Mark si chin, mani sulle ginocchia, e port gli occhi al livello di quelli grigi di Ty. - Okay,
ecco cosa faremo
- Ah! - Emma era riuscita a ribaltare Julian sulla schiena e a sottrargli lo stilo con un'abile
mossa. Lui rise, contorcendosi sotto di lei, finch non si sent bloccare il braccio contro il pavimento.
- Mi arrendo - disse. - Mi arr
Jules le stava ridendo in faccia, e all'improvviso Emma si rese conto che quella posizione, con
il proprio corpo sopra quello di lui, le stava dando una sensazione un po' strana. Si accorse inoltre che,
come Mark, anche Julian aveva un bel viso. Rotondo, da ragazzino, piuttosto comune, ma lei poteva
gi intuire l'aspetto che avrebbe avuto in futuro, da grande.
Il suono del campanello d'ingresso riecheggi nella palestra. Era un tintinnio profondo, dolce e
squillante come quello delle campane di una chiesa. Da fuori, agli occhi dei mondani, l'Istituto
appariva come il rudere di un'antica missione spagnola. Sebbene ci fossero cartelli quali PROPRIET
PRIVATA e VIETATO L'INGRESSO disseminati un po' ovunque, a volte qualcuno  di solito
mondani con una leggera Vista  riusciva comunque a trovare l'entrata.
Emma rotol via da Julian e si aggiust i vestiti. Non rideva pi. Lui si rialz in piedi facendo
leva sulle mani, lo sguardo incuriosito. - Ehi, tutto bene?
- Ho sbattuto un gomito - ment lei, guardando verso gli altri.
Livvy si stava facendo spiegare da Katerina come impugnare un coltello, mentre Ty scuoteva la
testa in direzione di Mark. Ty. Quando era nato, era stata lei ad assegnargli quel soprannome: a diciotto
mesi non era capace di dire "Tiberius", ma soltanto "Ty-Ty". A volte si domandava se lui se ne
ricordasse. Aveva un senso delle priorit tutto suo, davvero imprevedibile.
- Emma? - Julian si chin in avanti, e fu come se attorno a loro tutto esplodesse
all'improvviso. Ci fu un'enorme ondata di luce, e il mondo fuori dalle vetrate divenne d'oro, bianco e
rosso, quasi che l'Istituto stesso avesse preso fuoco. In quel preciso istante, il pavimento sotto di loro
ondeggi come il ponte di una nave. Emma scivol in avanti proprio mentre dal piano inferiore saliva
un urlo  un urlo tremendo, irriconoscibile.
Livvy trasal e corse da Ty, prendendolo fra le braccia come se potesse circondarlo
completamente e fargli scudo con il proprio corpo. Livvy era una delle pochissime persone a cui Ty
permettesse di toccarlo; in quel momento era in piedi con gli occhi spalancati, una mano che strizzava
una manica di sua sorella. Anche Mark era gi balzato in piedi; sotto le spire dei capelli scuri, Katerina
aveva il volto esangue.
- Voi restate qui - disse a Emma e Julian, sguainando la spada dal fodero che teneva
allacciato in vita. - Controllate i gemelli. Mark, tu vieni con me.
- No! - protest Julian, cercando di rimettersi in piedi. - Mark
- Andr tutto bene, Jules - gli disse lui con un sorriso rassicurante. Aveva gi un pugnale in
ogni mano. Era abile e veloce con i coltelli, non sbagliava un colpo. - Rimani con Emma - disse
facendo un cenno a entrambi, poi svan dietro Katerina, e la porta della palestra si richiuse sbattendo
alle loro spalle.
Jules si avvicin di pi a Emma, le prese una mano tra le sue e l'aiut ad alzarsi. Emma avrebbe
voluto fargli notare che stava benissimo e che poteva farcela anche da sola, ma lasci correre. Capiva il
bisogno di sentirsi occupati a fare qualcosa, qualsiasi cosa pur di essere d'aiuto. All'improvviso un
altro grido si lev dal piano inferiore, seguito da uno schianto di vetri in frantumi. Emma attravers di
corsa la sala per raggiungere i gemelli, ancora immobili come statue. Livvy era cinerea in viso, Ty le
stringeva la maglietta in una morsa letale.
- Andr tutto bene - disse Jules, appoggiando una mano fra le scapole esili del fratello. - Di
qualunque cosa si tratti
- Tu non ne hai la minima idea - ribatt Ty, secco. - Non puoi dire che andr tutto bene.
Perch non lo sai.
Segu un altro suono. Peggiore di un grido. Fu un ululato terrificante, bestiale e malvagio. Lupi
mannari? pens Emma, sbalordita, ma le era gi capitato di sentire i loro versi. E quello era qualcosa di
molto pi cupo e feroce.
Livvy si strinse contro la spalla di Ty. Lui sollev il visino pallido, lo sguardo che lasciava
Emma per posarsi su Julian. - Se ci nascondiamo qui, e quella cosa ci trova e poi fa del male a nostra
sorella, allora sar colpa tua.
Il viso di Livvy era nascosto contro quello di Ty, che aveva parlato con voce calma, ma si
capiva bene cosa intendesse dire. Nonostante l'intelligenza spaventosa, le stranezze e l'indifferenza per
il resto del mondo, il ragazzino era inseparabile dalla gemella. Se Livvy era malata, Ty dormiva ai piedi
del suo letto; se si procurava un graffio, lui andava in panico. E la cosa era reciproca.
Emma vide espressioni contrastanti rincorrersi sul viso di Julian. L'amico la cerc con gli occhi,
lei annu senza esitare. L'idea di rimanere l dentro in attesa che la misteriosa fonte di quel suono
andasse a prenderli tutti la faceva sentire come se la pelle le si stesse staccando dalle ossa.
Julian attravers deciso la stanza e torn portando con s una balestra ricurva e due pugnali. -
Ty, ora devi lasciare Livvy - disse, e un secondo dopo i gemelli si separarono. Jules pass a Livvy
uno dei pugnali e porse l'altro a Tiberius, che lo fiss come se fosse un oggetto alieno. - Ty - gli
disse Jules, riabbassando la mano. - Perch tenevi le api in camera tua? Cos'hanno che ti piace?
Nessuna risposta.
- Ti piace il fatto che collaborino tra loro, giusto? - prosegu Julian. - Bene, ora anche noi
dobbiamo collaborare. Dobbiamo raggiungere l'ufficio e chiamare il Conclave, okay? Una chiamata
d'emergenza. Perch mandino rinforzi in nostro aiuto.
Con un breve cenno, Ty tese la mano per accettare il pugnale. -  quello che avrei suggerito
anch'io, se Mark e Katerina mi avessero dato ascolto.
- Lui l'avrebbe fatto - disse Livvy. Aveva preso l'arma con pi sicurezza rispetto a Ty, e la
stringeva come se sapesse bene cosa farne. - Era quello a cui stava pensando.
- Ora dobbiamo fare molto piano - riprese Jules. - Voi due mi seguirete nell'ufficio. -
Alz gli occhi, e il suo sguardo incontr quello di Emma. - Emma ora va a prendere Tavvy e Dru, poi
ci incontriamo l. Tutto chiaro?
Il cuore di Emma fece un tuffo, cadendo in picchiata come un uccello marino. Octavius, detto
Tavvy, due anni appena. E Dru, otto, ancora troppo giovane per iniziare l'addestramento fisico. Era
ovvio che qualcuno dovesse andarli a recuperare. E gli occhi di Jules erano supplicanti.
- S - disse. -  esattamente quello che sto per fare.
Emma teneva Cortana assicurata alla schiena e aveva in mano un coltello da lancio. Aveva
quasi l'impressione di poter sentire il metallo che le pulsava attraverso le vene come un battito cardiaco
mentre, spalle al muro, scivolava lungo il corridoio dell'Istituto. Di tanto in tanto nelle pareti si
aprivano delle finestre, e la vista dell'oceano azzurro e delle montagne verdi sormontate da nuvole
candide la traeva in inganno. Pens ai suoi genitori, da qualche parte in spiaggia, completamente ignari
di cosa stesse succedendo dentro l'Istituto. Avrebbe voluto averli l con s, ma allo stesso tempo era
felice che non ci fossero. Almeno cos erano al sicuro.
Ora si trovava nella parte dell'edificio che conosceva meglio: quella riservata alla famiglia
Blackthorn. Sgattaiol accanto alla camera vuota di Helen, montagne di vestiti e copriletto polveroso.
Accanto a quella di Julian, una seconda casa dopo un milione di notti passate a dormirci dentro da
ospite. Accanto a quella di Mark, con la porta ben chiusa. La stanza successiva era quella matrimoniale,
e subito accanto c'era la nursery. Emma inspir a fondo e apr la porta con una spallata.
Lo spettacolo che l'aspettava in quella stanzetta dipinta di azzurro le fece strabuzzare gli occhi.
Tavvy era nel suo lettino, con le mani strette alle sbarre e le guance paonazze dal tanto piangere. In
piedi davanti a lui c'era Drusilla, con una spada in mano (solo l'Angelo sapeva dove se la fosse
procurata). La stava puntando contro Emma, e la mano le tremava cos tanto che l'arma oscillava a
destra e a sinistra; ai lati del viso paffuto pendevano due trecce da bambina, ma lo sguardo nei suoi
occhi da Blackthorn rivelava una determinazione d'acciaio: "Non ti azzardare a toccare mio fratello".
- Dru - pronunci Emma con tutta la calma di cui era capace. - Dru, sono io. Jules mi ha
mandata qui a prenderti.
La bambina lasci andare la spada ? che cadde fragorosamente sul pavimento ? e scoppi in
lacrime. Emma le pass subito accanto per prelevare con il braccio libero il piccolo dal suo lettino,
sollevandolo e mettendoselo su un fianco. Tavvy era piccolo per la sua et, per pesava comunque pi
di dieci chili. Fece una smorfia quando lui le agguant una ciocca di capelli.
- Memma - disse.
- Sssh! - Gli diede un bacio sulla testa. Sapeva di borotalco e di lacrime. - Dru, aggrappati
alla mia cintura, okay? Adesso andiamo nell'ufficio. L saremo al sicuro.
Dru strinse le piccole mani alla cintura delle armi di Emma; aveva gi smesso di piangere. Gli
Shadowhunters non lo facevano mai a lungo, nemmeno a otto anni.
Emma si fece strada fuori dalla stanza, in corridoio. I suoni provenienti da sotto si erano fatti
ancora pi paurosi: grida interminabili, ululati gutturali, rumori di vetri infranti e legno sfasciato.
Avanz poco alla volta, stringendo forte a s Tavvy e sussurrandogli che andava tutto bene, che non gli
sarebbe successo niente di male. Pass accanto alle altre finestre, e il sole molesto che faceva irruzione
attraverso i vetri quasi la accec.
Anzi, la accec veramente, con il contributo del panico. Era l'unica ragione per giustificare la
direzione sbagliata che imbocc subito dopo: un corridoio che, anzich portarla dove si sarebbe
aspettata, la fece finire in cima all'ampia scalinata che scendeva fino all'atrio e all'imponente portone
d'ingresso.
Shadowhunters ovunque. Alcuni, che riconosceva come i Nephilim del Conclave di Los
Angeles, in tenuta da combattimento nera, altri in rosso. C'erano file di statue, ormai ribaltate a terra e
ridotte a cumuli di cocci e polvere. La finestra panoramica che si affacciava sull'oceano era andata in
frantumi, schegge di vetro e sangue ovunque.
Emma fu assalita da un conato di vomito. Al centro dell'atrio c'era una figura alta, vestita di
rosso scarlatto. Aveva i capelli biondo chiarissimo, quasi bianchi, e il viso simile a quello scolpito nel
marmo di Raziel, ma senza alcuna traccia di misericordia. I suoi occhi erano neri come il carbone; in
una mano teneva una spada incisa con un motivo di stelle e nell'altra un calice fatto di adamas
scintillante.
La vista di quella coppa fece scattare qualcosa in testa a Emma. Agli adulti non piaceva parlare
di politica in presenza degli Shadowhunters pi giovani, ma lei sapeva che il figlio di Valentine
Morgenstern si faceva chiamare con un nuovo nome e aveva giurato vendetta al Conclave. Sapeva
anche che aveva creato una coppa opposta a quella dell'Angelo, capace di trasformare gli
Shadowhunters in creature spietate, demoniache. Aveva sentito il signor Blackthorn definirli
"Shadowhunters oscuri" oppure "Ottenebrati", e dire che avrebbe preferito morire piuttosto che
diventare uno di loro.
Allora quello era lui. Jonathan Morgenstern, chiamato da tutti Sebastian. Un personaggio uscito
da una fiaba, una storia raccontata per spaventare i bambini che si faceva realt. Il figlio di Valentine.
Emma pos una mano sulla testa di Tavvy, premendosi il suo visino contro la spalla. Non era in
grado di muoversi. Si sentiva come se avesse il piombo ai piedi. Tutto attorno a Sebastian c'erano vari
Shadowhunters vestiti di nero e di rosso, oltre a misteriosi personaggi con dei mantelli scuri: altri
Shadowhunters? Impossibile dirlo, avevano il viso coperto. E poi c'era Mark, le mani costrette dietro la
schiena da uno Shadowhunter in rosso. I suoi pugnali giacevano a terra, e la tenuta da allenamento era
macchiata di sangue.
Sebastian alz una mano e inarc una delle sue lunghe dita bianche. - Portatela qui - disse.
Nella folla si diffuse un brusio, e il signor Blackthorn si fece avanti trascinando con s Katerina. Lei
tentava di ribellarsi, lo colpiva a mani nude, ma lui era troppo forte. Emma guard, in preda a un
terrore incredulo, la donna che veniva spinta sulle ginocchia.
- Adesso - le intim Sebastian con voce di seta - bevi dalla Coppa Infernale. - Con quelle
parole, le spinse il bordo del calice contro la bocca.
In quell'istante Emma si rese conto di cosa fosse l'ululato sentito poco prima. Katerina cercava
di liberarsi, ma Sebastian era implacabile: le forz con violenza le labbra, finch Emma la vide
sussultare e deglutire. A quel punto si contorse, ma il signor Blackthorn non si scompose: rideva, anzi,
cos come rideva Sebastian. Katerina croll a terra, il corpo vittima degli spasmi, e dalla gola le sal un
unico grido. No, peggio di un grido, un lamento di dolore come se le stessero strappando l'anima dal
corpo.
Una risata si propag per la stanza; Sebastian sorrise, e in lui c'era qualcosa di tremendo e di
bellissimo, proprio come nei serpenti velenosi e negli squali bianchi. Emma si accorse che lui era
affiancato da due compagni: una donna con i capelli castani striati di grigio, armata di ascia, e una
figura alta interamente coperta da un mantello nero. Di quest'ultima non si vedeva niente tranne gli
stivali scuri che spuntavano da sotto l'orlo della tunica. Soltanto dall'altezza e dalla stazza si poteva
intuire che fosse un uomo.
- Era l'ultimo degli Shadowhunters, qui dentro? - domand Sebastian.
- C' il ragazzo, Mark Blackthorn - rispose la donna in piedi accanto a lui puntando un dito
contro Mark. - Dovrebbe essere grande abbastanza.
Sebastian abbass lo sguardo su Katerina, che nel frattempo aveva smesso di contrarsi e giaceva
immobile, i capelli scuri sul viso. - Alzati, sorella Katerina. Portami Mark Blackthorn.
Emma, paralizzata sul posto, rimase a guardare Katerina che lentamente si rialzava in piedi. Da
che ricordasse, aveva sempre fatto la tutor all'Istituto; era stata la loro insegnante quando era nato
Tavvy, quando era morta la madre di Jules, quando lei stessa aveva iniziato l'addestramento fisico. Da
lei avevano imparato le lingue, si erano fatti medicare tagli e graffi e avevano ricevuto le loro prime
armi. Per loro era stata come una di famiglia, e ora avanzava sulle macerie disseminate a terra, con lo
sguardo vuoto, per catturare Mark.
Quando Emma sent Dru che tratteneva il respiro, torn in s. Si gir di scatto e mise Tavvy in
braccio alla bambina, che sulle prime barcoll, ma poi riusc a tenere ben saldo il fratellino. - Corri.
Corri nell'ufficio. Di' a Julian che arrivo subito.
La voce di Emma le aveva trasmesso un chiaro segnale d'emergenza: Drusilla non ribatt, si
limit a stringere Tavvy ancora pi forte e a scappare via, con i piedi nudi che calpestavano silenziosi il
pavimento del corridoio. Emma torn a voltarsi per guardare l'orrore ancora in corso nell'atrio.
Katerina era dietro Mark e lo spingeva in avanti puntandogli un pugnale fra le scapole; lui inciamp e
per poco non cadde davanti a Sebastian. Ora il ragazzo era pi vicino alla scala, ed Emma riusciva a
vedere su di lui i segni della lotta: ferite da difesa su mani e polsi, tagli sul viso ? sicuramente per delle
rune di Guarigione non c'era stato tempo. Tutta la guancia destra era imbrattata di sangue. Sebastian lo
guardava arricciando un labbro per il disappunto.
- Questo non  affatto un Nephilim - dichiar. - Ha met sangue di fata, non  vero? Perch
non ne sono stato informato?
Ci fu un mormorio. - Significa che con lui la Coppa non funzioner, mio signore? - chiese la
donna al suo fianco.
- Significa che non lo voglio - rispose.
- Potremmo portarlo nella valle del sale - sugger lei. - Oppure negli alti luoghi di Edom,
sacrificandolo per il piacere di Asmodeo e di Lilith.
- No - rispose lentamente Sebastian. - No. Non sarebbe saggio, credo, fare una cosa del
genere a chi possiede il sangue del Popolo Fatato.
Mark gli sput addosso.
Sebastian parve turbato. Si gir verso il padre di Julian: - Vieni a legarlo. Feriscilo, se vuoi.
Non avr altra pazienza con il tuo figlio mezzosangue.
Il signor Blackthorn fece un passo in avanti, armato di spadone. La lama era gi sporca di
sangue. Gli occhi di Mark si spalancarono per il terrore: lo spadone si sollev e
Il coltello da lancio lasci la mano di Emma. Si libr nell'aria e and a piantarsi nel petto di
Sebastian Morgenstern.
Lui vacill all'indietro, e la mano del signor Blackthorn che impugnava l'arma torn al fianco.
Gli altri gridavano; Mark balz in piedi mentre Sebastian fissava sgomento la lama nel proprio petto,
l'elsa che gli sporgeva dal cuore. Fece una smorfia.
- Ahia - disse, estraendo la lama. Era insanguinata, eppure lui non sembrava per nulla
scosso. La gett a terra e indirizz lo sguardo verso l'alto. Emma pot letteralmente sentire quegli occhi
neri e vuoti su di s, come un tocco di dita gelide. Lui la stava studiando, soppesando, giudicando e
infine liquidando.
-  un peccato che tu non possa sopravvivere - le disse - per raccontare al Conclave di
come Lilith mi abbia rafforzato oltre ogni misura. Forse solo Gloriosa potrebbe mettere fine alla mia
vita.  un peccato che i Nephilim non abbiano pi favori da chiedere al Paradiso. Ora nessuno di quei
fragili strumenti di guerra che forgiano nella Citt di Diamante pu farmi alcun male. - Si rivolse agli
altri. - Uccidetela - ordin, facendo il gesto disgustato di pulirsi la giacca ormai zuppa di sangue.
Emma vide Mark sfrecciare verso le scale nel tentativo di raggiungerla, ma la tetra figura al
fianco di Sebastian lo ferm e lo fece tornare indietro tirandolo con le sue mani guantate di nero.
Strinse le braccia intorno a Mark e lo trattenne, quasi a volerlo proteggere. Il ragazzo si dimen, poi
Emma non riusc pi a vederlo. L'orda degli Shadowhunters oscuri stava risalendo i gradini.
Emma fece dietrofront e scapp. Aveva imparato a correre sulle spiagge della California, dove
la sabbia cedeva a ogni passo sotto i piedi: su una superficie dura, quindi, era veloce come il vento.
Sfrecci lungo il corridoio, i capelli che le svolazzavano lungo la schiena, salt e vol gi da una breve
rampa di scale; scart a destra e fece irruzione dentro l'ufficio. Si gir, sbatt la porta e tir il
chiavistello prima di voltarsi a guardare.
L'ufficio era piuttosto ampio, le pareti tappezzate di libri da consultazione. Anche all'ultimo
piano c'era una biblioteca, ma era da questa che il signor Blackthorn gestiva l'Istituto. La scrivania di
mogano ospitava due telefoni: uno bianco, l'altro nero. Il ricevitore di quest'ultimo era staccato e Julian
stringeva la cornetta, gridando nel microfono: - Dovete tenere aperto il Portale! Non siamo ancora al
sicuro! Vi supplico
La porta dietro Emma tuon quando gli Ottenebrati vi si scagliarono contro. Julian alz lo
sguardo, allarmato, e appena vide la ragazza si lasci sfuggire di mano la cornetta. Emma ricambi lo
sguardo e poi si accorse che l'intera parete a est stava brillando. Al centro c'era un Portale, un'apertura
di forma rettangolare attraverso la quale vedeva sagome d'argento vorticanti, un caos di nuvole e di
vento.
Barcoll per raggiungere Julian, e lui la prese per le spalle. La strinse forte con le dita, come se
non credesse che fosse davvero l, o che fosse reale. - Emma - sussurr piano, poi la sua voce
riprese un tono normale. - Ehm, dov' Mark? Dov' mio padre?
Lei scosse la testa. - Non possono Non sono riuscita a - Deglut. -  Sebastian
Morgenstern - annunci, trasalendo quando la porta trem di nuovo sotto l'impeto di un altro assalto.
- Dobbiamo tornare da loro - prosegu, voltandosi, ma la mano di Julian era gi attorno al suo
polso.
- Il Portale! - grid lui sopra al suono del vento e i colpi alla porta. - Conduce a Idris! L'ha
aperto il Conclave. Emma rester aperto solo per pochi secondi!
- Ma Mark! - protest lei, pur non avendo la minima idea di come agire, di come farsi
strada attraverso la folla di Ottenebrati, n di come sconfiggere Sebastian Morgenstern, pi forte di
qualsiasi altro comune Shadowhunter. - Noi dobbiamo
- Emma! - grid Julian, poi la porta dell'ufficio si spalanc e la feroce orda si rivers nella
stanza. La ragazza ud la donna dai capelli castani che, tentando di catturarla, farneticava qualcosa a
proposito del fatto che tutti i Nephilim sarebbero stati bruciati, consumati dalle fiamme di Edom, uccisi
e distrutti
Julian saett verso il Portale, trascinando Emma per mano; lanciato un ultimo sguardo dietro di
s, lei non oppose resistenza. Si abbass quando una freccia sibil vicinissimo a loro e mand in
frantumi una finestra alla sua destra. Julian la agguant, frenetico, e le strinse entrambe le braccia
intorno al corpo; lei sent le dita dell'amico intrecciarlesi dietro la schiena, mentre insieme cadevano
dentro il Portale, risucchiati dalla tempesta.
parte prima
SPRIGIONARE
UN FUOCO
perci in mezzo a te ho fatto sprigionare un fuoco per divorarti. Ti ho ridotto in cenere sulla
terra sotto gli occhi di quanti ti guardano. Quanti fra i popoli ti hanno conosciuto sono rimasti attoniti
per te, sei divenuto oggetto di terrore, finito per sempre.
(Ezechiele 28:18-19)
capitolo 1
IL CONTENUTO DEL LORO CALICE
- Immagina qualcosa di rilassante. La spiaggia di Los Angeles: sabbia bianca, onde azzurre
che la lambiscono, tu che passeggi sulla battigia
Jace socchiuse una palpebra. - Suona molto romantico.
Il ragazzo seduto di fronte a lui fece un sospiro e si pass le dita fra i capelli scuri e arruffati.
Anche se era una fredda giornata di dicembre, i lupi mannari non erano sensibili al clima quanto gli
umani, e Jordan se ne stava senza giacca e con le maniche della camicia arrotolate. Erano seduti l'uno
di fronte all'altro su una macchia erbosa brunastra in una radura a Central Park, entrambi con le gambe
incrociate e le mani sulle ginocchia, i palmi rivolti all'ins.
Accanto a loro, dal terreno affiorava una roccia suddivisa in formazioni pi o meno grandi, e
sopra una di quelle maggiori erano appollaiati Alec e Isabelle Lightwood. Quando Jace alz lo sguardo,
Isabelle ricambi l'occhiata e gli fece un cenno d'incoraggiamento. Notando il gesto, Alec le diede uno
schiaffetto sulla spalla. Jace lo vide fare la ramanzina a Izzy, probabilmente dicendole di non
interrompere la sua concentrazione. Sorrise fra s: nessuno di quei due aveva davvero motivo di
starsene l, ma erano venuti comunque per offrire "sostegno morale". Nonostante tutto, Jace sospettava
che in realt Alec non sopportasse l'idea di non avere niente da fare in quei giorni, che Isabelle
detestasse il fatto di vedere suo fratello da solo e che entrambi stessero evitando genitori e Istituto.
Jordan gli fece schioccare le dita sotto il naso. - Ma almeno mi stai ascoltando?
Jace corrug la fronte. - Lo stavo facendo, finch non siamo sconfinati nel territorio degli
annunci di incontri per trovare l'anima gemella.
- E va bene, allora dimmi: cos' che ti fa sentire calmo e rilassato?
Jace stacc le mani dalle ginocchia  la posizione del loto gli stava facendo venire i crampi ai
polsi  e si appoggi all'indietro sui gomiti. Un vento gelido scosse i resti delle fronde morte ancora
appese ai rami degli alberi. Sullo sfondo del pallido cielo invernale, le foglie avevano un'eleganza
sobria, come schizzi fatti a china. - Uccidere i demoni. Una bella esecuzione netta e decisa, perch i
massacri splatter sono una rottura. Dopo c' un sacco da pulire
- No! - Jordan alz le mani, esasperato. Da sotto le maniche della camicia spuntavano i
tatuaggi che salivano a spirale lungo le braccia. Shanti shanti shanti. Jace sapeva che quella parola
significa "la pace che supera ogni comprensione" e che andava ripetuta tre volte a ogni occasione in cui
pronunciavi il mantra, per calmare la mente. In quei giorni, tuttavia, sembrava che niente potesse
calmare la sua. Il fuoco nelle vene gli faceva viaggiare anche la testa a mille, con i pensieri che si
succedevano troppo in fretta uno via l'altro come un'esplosione di fuochi d'artificio. Sogni vividi e
saturi di colori come dipinti a olio. Aveva cercato di sfogarsi con gli allenamenti, ore e ore trascorse in
palestra fra sangue, lividi, sudore e, una volta, persino dita fratturate. Alla fine era riuscito solo a
irritare Alec con le continue richieste di rune di Guarigione e, in una memorabile occasione, era
arrivato ad appiccare accidentalmente il fuoco a una delle travi.
Era stato Simon a dirgli che il suo coinquilino faceva meditazione tutti i giorni, spiegando che
imparare quella disciplina gli era servito per placare gli incontrollabili accessi di rabbia che spesso
accompagnavano la trasformazione in lupo mannaro. Da quello al suggerimento di Clary per cui "tanto
valeva provarci" il passo era stato breve, quindi eccoli l, alle prese con la seconda lezione. La prima si
era conclusa con Jace che aveva marchiato a fuoco il parquet di Simon e Jordan, motivo per cui
quest'ultimo aveva suggerito di proseguire gli incontri all'aperto ed evitare cos ulteriori danni
domestici.
- Nessuna uccisione - disse Jordan. - Stiamo cercando di farti sentire in pace. Sangue,
morte e guerra sono tutto il contrario. Non c' nient'altro che ti piaccia?
- Le armi - fu la risposta di Jace. - Mi piacciono le armi.
- Comincio a pensare che qui siamo alle prese con una problematica filosofia di vita.
Jace si sporse in avanti, i palmi aperti sull'erba. - Io sono un guerriero. E sono stato cresciuto
come un guerriero. Non avevo giocattoli, avevo armi. Ho persino dormito con una spada di legno fino
all'et di cinque anni. I miei primi libri sono stati manuali medievali di demonologia con le pagine
miniate. Le prime canzoni, formule per scacciare i demoni. So cosa mi d pace, e non sono n la sabbia
delle spiagge n il canto degli uccelli nella foresta pluviale. Voglio un'arma in mano e una strategia per
vincere.
Jordan lo guard dritto negli occhi. - In pratica mi stai dicendo che ci che ti d pace  la
guerra.
Jace alz le braccia e si rimise in piedi, spazzolandosi via l'erba dai jeans. - Ci sei arrivato,
finalmente. - Sent l'erba secca scricchiolare dietro di s e, quando si gir, vide Clary che si infilava
nello spazio fra due alberi e riemergeva nella radura, seguita a breve distanza da Simon. Aveva le mani
dentro le tasche posteriori dei jeans, e ridacchiava.
Jace rimase a guardarli per un istante  era strano osservare gli altri quando non sapevano di
avere spettatori. Ricord la seconda volta della sua vita in cui aveva visto Clary, dall'altra parte della
sala principale al Java Jones. Anche allora rideva e chiacchierava con Simon come stava facendo in
quel momento. Ripens all'insolita fitta di gelosia che gli aveva colpito il petto, togliendogli il fiato, e
al senso di soddisfazione che aveva provato quando lei si era allontanata da Simon per andare a
parlargli.
Come cambiavano le cose. Era passato dai morsi della gelosia nei confronti di Simon a un
riluttante rispetto per la sua tenacia e il suo coraggio, arrivando infine a considerarlo un amico, pur
dubitando che avrebbe mai avuto il coraggio di dichiararlo a voce alta. Jace vide Clary guardare nella
sua direzione e mandargli un bacio, mentre i suoi capelli rossi ondeggiavano legati in una coda di
cavallo. Era cos piccola Delicata, una bambola, aveva pensato prima di scoprire la sua forza.
Clary raggiunse Jace e Jordan, mentre Simon si ferm per arrampicarsi sul masso dove
sedevano Alec e Isabelle; appena si lasci cadere accanto a Izzy, lei si sporse per dirgli qualcosa, il viso
nascosto dietro la cortina di capelli corvini.
Clary si ferm di fronte a Jace, puntandosi sui talloni con un sorriso. - Come sta andando?
- Jordan vuole che pensi alla spiaggia - rispose lui, depresso.
-  testardo - disse Clary, rivolta a Jordan. - Quello che vuole dire  che apprezza molto il
tuo impegno.
- A dire il vero no - le fece eco Jace.
Jordan sbuff. - Senza di me saresti in giro per Madison Avenue a mandare scintille da tutti
gli orifizi. - Si alz in piedi e si rimise la giacca verde. - Il tuo ragazzo  pazzo - comunic infine a
Clary.
- S, ma  anche uno schianto - comment lei. - Va tenuto in considerazione.
Jordan fece una smorfia, ma si vedeva che era divertito. - Io vado. Mi trovo con Maia in
centro. - Fece il saluto militare e si dilegu in mezzo agli alberi, scomparendo con il passo felpato del
lupo qual era sotto le spoglie umane. Jace lo guard allontanarsi. Improbabili salvatori, pens. Se solo
sei mesi prima qualcuno gli avesse detto che sarebbe finito a prendere lezioni di comportamento da un
lupo mannaro, non gli avrebbe mai creduto.
Negli ultimi mesi Jordan, Simon e Jace avevano stretto una sorta di amicizia. Jace non riusciva
a fare a meno di sfruttare casa loro come una specie di rifugio, lontano dalle pressioni quotidiane
dell'Istituto e dai continui segnali che il Conclave non era ancora preparato allo scontro con Sebastian.
Erchomai. Quella parola gli sfior la mente con il tocco leggero di una piuma, facendolo
rabbrividire. Vide l'ala di un angelo, staccata dal corpo, in una pozza di sangue dorato.
Sto arrivando.
- Cosa c' che non va? - gli chiese Clary; all'improvviso Jace sembrava distante anni luce.
Da quando il fuoco celeste era entrato nel suo corpo, lui aveva sviluppato la tendenza a perdersi pi
spesso nei propri pensieri. Clary aveva la sensazione che quello fosse un effetto collaterale del suo
voler sopprimere le emozioni. Avvert una debole fitta: quando l'aveva conosciuto, Jace le era apparso
sin troppo controllato, e soltanto una piccola parte della sua vera identit riusciva a trapelare attraverso
le crepe della sua armatura, come la luce attraverso le fessure di un muro. C'era voluto molto tempo per
abbattere quelle difese. E ora il fuoco dentro le sue vene lo stava costringendo a rialzarle, a soffocare le
emozioni per non compromettere la sicurezza in se stesso. Ma quando il fuoco fosse scomparso,
sarebbe stato in grado di smantellarle di nuovo?
Jace sbatt le palpebre, riscosso dalla voce di lei. Il sole invernale era alto in cielo e freddo; gli
metteva in risalto le ossa del viso e le ombre sotto gli occhi. Le prese la mano, inspirando
profondamente. - Hai ragione - disse con quella voce pacata e pi seria del solito che riservava
soltanto a lei. - Mi aiutano. Le lezioni con Jordan, intendo. Mi aiutano e, s, apprezzo il suo impegno.
- Lo so. - Clary gli strinse il polso. Sent la sua pelle calda sotto la mano, come se, da quando
lui aveva incontrato Gloriosa, avesse raggiunto una temperatura di svariati gradi superiore alla norma.
Il cuore di Jace continuava a battere al solito ritmo regolare, ma quando lei lo toccava sentiva il sangue
nelle vene martellare con l'energia cinetica di un incendio sul punto di scoppiare.
Si mise in punta di piedi per dargli un bacio sulla guancia, ma lui si gir e le loro labbra si
sfiorarono. Da quando quel fuoco aveva iniziato a cantargli nelle vene, non avevano fatto niente di pi
che baciarsi, e pure quello con prudenza. Anche in quel momento Jace era cauto, la sua bocca scivolava
morbida contro quella di lei, la mano le racchiudeva la spalla.
Per un attimo furono corpo a corpo, e Clary sent pulsare il sangue di lui. Jace si mosse per
tirarla pi vicino a s, e fra loro scocc una scintilla improvvisa, secca, come il crepitio della corrente
statica.
Jace interruppe il contatto e arretr sussultando; prima ancora che Clary potesse dire qualcosa,
un coro di applausi beffardi eruppe dalla vicina collinetta. Simon, Isabelle e Alec li stavano prendendo
in giro. Jace fece un inchino, mentre Clary si allontan un po' timidamente, agganciando i pollici nella
cintura dei jeans.
Jace sospir. - Pensi che dovremmo unirci ai nostri fastidiosi amici guardoni?
- Sfortunatamente,  l'unico genere di amici che abbiamo. - Clary gli diede una spallata al
braccio, e insieme camminarono verso la roccia. Simon e Isabelle, seduti fianco a fianco, parlavano a
bassa voce. Alec era un pochino in disparte, lo sguardo fisso sul cellulare e un'espressione di intensa
concentrazione.
Jace si sedette accanto al suo parabatai. - Ho sentito dire che se fissi quei cosi abbastanza a
lungo, prima o poi squillano.
- Sta scrivendo un messaggino a Magnus - spieg Isabelle, lanciando al fratello uno sguardo
di disapprovazione.
- Non  vero - rispose lui di scatto.
- E invece s - disse Jace, sporgendosi per sbirciarlo da sopra una spalla. - E gli hai anche
telefonato. Vedo le tue chiamate in uscita.
-  il suo compleanno - spieg Alec chiudendo di scatto il cellulare. In quei giorni sembrava
pi emaciato, era quasi pelle e ossa nel maglione azzurro liso, con tanto di buchi sui gomiti; anche le
labbra erano tutte mordicchiate e screpolate. A Clary dispiaceva moltissimo. Dopo che Magnus l'aveva
lasciato, Alec aveva vissuto la prima settimana immerso in una specie di nebbia fatta di tristezza e
incredulit. Nessuno di loro riusciva davvero a capacitarsene. Clary era sempre stata convinta che
Magnus amasse Alec, che lo amasse sul serio, ed era evidente che anche Alec aveva creduto la stessa
cosa. - Non voglio lasciargli pensare che non ho che mi sto dimenticando di lui.
- Ti stai struggendo - comment Jace.
Alec fece spallucce. - Senti chi parla. Oh, io la amo. Oh,  mia sorella. Oh, perch, perch,
perch酻
Jace gli lanci contro una manciata di foglie secche che lo fece sputacchiare.
Isabelle rideva. - Sai benissimo che ha ragione, Jace.
- Dammi il telefono - ordin lui ad Alec, ignorandola. - Su, Alexander.
- Non sono affari tuoi! - si difese l'altro, allontanando il cellulare. - Dimenticati questa
storia, okay?
- Non mangi, non dormi, fissi il cellulare e pretendi che io me ne dimentichi? - La voce di
Jace era insolitamente carica di inquietudine; Clary sapeva quanto gli dispiacesse vedere Alec cos
triste, ma non era sicura che Alec stesso lo sapesse. In circostanze normali, Jace avrebbe ucciso, o per
lo meno minacciato, chiunque avesse osato ferire il suo parabatai. Ma in quel caso era diverso: a Jace
piaceva vincere, e non si pu vincere contro un cuore spezzato, nemmeno se appartiene a qualcun altro.
Qualcuno a cui vuoi bene.
Jace si chin in avanti e sfil il telefono di mano ad Alec. Lui protest e cerc di riprenderselo,
ma l'altro lo tenne a distanza con una mano, usando l'altra per scorrere con abilit tra i messaggi in
memoria. MAGNUS, PER FAVORE, RICHIAMAMI. HO BISOGNO DI SAPERE SE STAI BENE
Scosse la testa. - Okay, no. Proprio no. - Con una mossa decisa, spezz il telefono in due. Quando
butt i pezzi a terra, lo schermo si anner. - Ecco fatto.
Alec fiss allibito i resti del suo cellulare. - Mi hai ROTTO IL TELEFONO!
L'altro fece spallucce. - I ragazzi non permettono ai ragazzi di continuare a chiamare gli altri
ragazzi. Be', mi  uscita male. Riprovo: gli amici non permettono agli amici di continuare a chiamare i
loro ex per poi riattaccare. Dico sul serio. La devi piantare.
Alec sembrava furibondo. - Per questo mi hai fatto a pezzi il cellulare nuovo? Grazie tante!
Jace sorrise serenamente e si sdrai sulla roccia. - Prego.
- Guarda il lato positivo - intervenne Isabelle. - Non puoi pi ricevere i messaggi della
mamma. Oggi me ne ha inviati sei Io ho spento - disse picchiettandosi la tasca con sguardo
eloquente.
- E che cosa vuole? - si inform Simon.
- Riunioni costanti - rispose. - Deposizioni. Il Conclave insiste nel voler sentire e risentire
che cosa  successo quando abbiamo combattuto contro Sebastian al Burren. Abbiamo dovuto fornire
tutti un resoconto dettagliato, qualcosa come cinquanta volte. Raccontare di quando Jace ha assorbito
il fuoco celeste di Gloriosa. Fornire descrizioni degli Shadowhunters oscuri, della Coppa Infernale,
delle armi che usavano, delle rune che avevano. E poi cosa indossavamo noi, cosa indossava Sebastian,
cosa indossavano tutti gli altri! Tipo sesso telefonico, ma molto pi noioso.
Simon soffoc una risata.
- Cosa pensiamo che vorr Sebastian - aggiunse Alec. - Quando torner. E come si
comporter quando lo far.
Clary punt i gomiti sulle ginocchia.
-  sempre bello sapere che il Conclave ha un piano preciso e affidabile.
- Non vogliono crederci - comment Jace, fissando il cielo. -  quello il problema. Non
conta quante volte raccontiamo cosa abbiamo visto al Burren. Non conta quante volte ripetiamo che gli
Ottenebrati sono pericolosi. Si rifiutano di credere che i Nephilim possano davvero essere corrotti, che
ci siano Shadowhunters capaci di uccidere altri Shadowhunters.
Clary era presente quando Sebastian aveva creato il primo Ottenebrato. Aveva visto il vuoto
dentro a quegli occhi, la furia con cui la creatura aveva combattuto. E ne era rimasta scioccata. -
Quelli non sono pi Shadowhunters - precis a bassa voce. - Non sono persone.
- Ma  difficile crederci se non li hai visti - le fece notare Alec. - E poi Sebastian non ne ha
molti. Sono un gruppetto disorganizzato. Il Conclave non vuole credere che sia una vera minaccia.
Oppure, se lo , preferisce pensare che lo sia pi che altro per noi, a New York, anzich per gli
Shadowhunters in generale.
- Non sbagliano a dire che, se c' qualcosa a cui Sebastian tiene, si tratta proprio di Clary -
aggiunse Jace, e la ragazza sent un brivido gelido correrle lungo la schiena, un misto di ansia e
disgusto. - Lui non prova emozioni vere e proprie. Non come le nostre. Ma se dovesse provarne,
allora sarebbero rivolte a lei. In fondo, nei confronti di Jocelyn ne ha: la odia. - Si interruppe,
pensieroso. - Per non penso che verr a colpire direttamente qui. Troppo scontato.
- Spero che tu lo abbia riferito anche al Conclave - gli disse Simon.
- Circa un migliaio di volte. Ma non credo che tengano particolarmente in considerazione i
miei punti di vista.
Clary si guard le mani. Aveva testimoniato di fronte al Conclave, come del resto tutti gli altri,
e aveva risposto a ogni singola domanda. Per c'erano ancora cose su Sebastian che non aveva
raccontato n ai suoi amici n a nessun altro. Cose che lui aveva detto di volere da lei.
Non aveva sognato molto da quando erano tornati dal Burren, ma se aveva incubi, erano sempre
su suo fratello.
-  come cercare di combattere contro un fantasma - prosegu Jace. - Non riescono a
localizzarlo, non riescono a trovarlo, non riescono a trovare gli Ottenebrati.
- Fanno quello che possono - comment Alec. - Stanno rinforzando le difese attorno a Idris
e Alicante. Anzi, le stanno rinforzando tutte. Hanno mandato decine di esperti sull'isola di Wrangel.
L'isola di Wrangel era la sede di tutte le difese mondiali, gli incantesimi che proteggevano il
globo e Idris in particolare dai demoni e dalle loro invasioni. La rete delle difese non era perfetta, e
talvolta capitava che qualche creatura riuscisse a oltrepassarla, ma Clary non osava immaginare come
sarebbe stato se quel sistema non fosse nemmeno esistito.
- Ho sentito dire alla mamma che gli stregoni del Labirinto a Spirale stanno cercando un modo
per invertire gli effetti della Coppa Infernale - disse Isabelle. - Certo sarebbe pi facile se avessero
dei corpi da analizzare
La voce le si affievol, e Clary sapeva perch. I corpi degli Shadowhunters oscuri uccisi al
Burren erano stati portati nella Citt di Ossa, affinch i Fratelli Silenti potessero esaminarli. Loro,
tuttavia, non ne avevano mai avuto la possibilit. Nel corso di una sola notte, i cadaveri si erano
decomposti fino a sembrare salme vecchie decenni. Non c'era stato altro da fare se non bruciare gli
ultimi resti.
Isabelle ritrov la voce: - E le Sorelle di Ferro stanno sfornando armi su armi. Stiamo
ricevendo migliaia di nuove spade angeliche, chakhram, di tutto forgiate nel fuoco celeste. -
Guard Jace. Nei giorni immediatamente successivi alla battaglia sul Burren, quando il fuoco aveva
imperversato nelle vene di Jace con una violenza tale da farlo urlare per il dolore, i Fratelli Silenti
l'avevano analizzato a ripetizione, gli avevano fatto la prova del ghiaccio e del fuoco, del metallo
benedetto e del ferro freddo, per capire se c'era il modo di togliergli quel fuoco dalle vene e
immagazzinarlo.
Non ci erano riusciti. Il fuoco di Gloriosa, un tempo condensato in una spada, pareva non avere
fretta di abitarne un'altra, o comunque di lasciare il corpo di Jace per qualsiasi altro veicolo. Fratello
Zaccaria aveva raccontato a Clary che all'inizio della storia degli Shadowhunters, i Nephilim avevano
cercato di intrappolare il fuoco celeste in un'arma, qualcosa da poter brandire contro i demoni. Non ce
l'avevano mai fatta, e alla fine le spade angeliche erano diventate le loro armi d'elezione. Anche con
Jace i Fratelli si erano arresi: il fuoco di Gloriosa si rintanava nelle sue vene come un serpente, e il
meglio in cui lui potesse sperare era imparare a controllarlo per non farsi distruggere.
All'improvviso si sent il suono di un messaggio in arrivo: Isabelle aveva riacceso il cellulare.
- La mamma dice di tornare all'Istituto, adesso - annunci. - C' non so quale riunione e
dobbiamo partecipare anche noi. - Si alz, riaggiustandosi il vestito. - Ti inviterei, eh - disse a
Simon - ma sai com', sei bandito in quanto morto vivente eccetera eccetera
- S, me lo ricordo - rispose lui, alzandosi a sua volta. Clary fece lo stesso e porse una mano
a Jace, per aiutarlo a tirarsi su.
- Io e Simon andiamo a fare shopping natalizio - disse lei - e nessuno di voi pu
accompagnarci perch dobbiamo comprare i vostri regali!
Alec fece una faccia inorridita. - Oddio. Quindi anch'io devo prendervi qualcosa?
Clary scosse la testa. - Ma scusate, gli Shadowhunters non Natale, gente. Avete presente?
- All'improvviso le torn in mente la cena piuttosto imbarazzante che avevano organizzato per il
Giorno del Ringraziamento a casa di Luke: quando avevano chiesto a Jace di tagliare il tacchino, lui
aveva infierito sul volatile con una spada finch non ne erano rimasti che minuscoli brandelli. Quindi
forse no, non ce l'avevano presente.
- Noi ci scambiamo regali per rendere omaggio al cambio delle stagioni - spieg Isabelle. -
D'inverno una volta si festeggiava l'Angelo, il giorno in cui Jonathan Shadowhunter ricevette gli
Strumenti Mortali. Per credo che molti Shadowhunters si siano stancati di essere esclusi da tutti i
festeggiamenti dei mondani, quindi oggi diversi Istituti organizzano una festa anche a Natale. Quella di
Londra  famosa. - Si strinse nelle spalle. - Solo che secondo me noi non la faremo quest'anno.
- Oh. - Clary si sent una stupida. Ovvio che non volessero festeggiare il Natale, dopo aver
perso Max. - D'accordo, per almeno accettate i regali. Non deve esserci per forza una festa o
qualcosa del genere.
- Esatto. - Simon alz le braccia al cielo. - Io devo comprare i regali di Hanukkah. Lo
impone la legge ebraica. Il Dio degli ebrei  un Dio collerico. E molto orientato ai regali.
Clary gli sorrise. Ormai per Simon era sempre pi facile pronunciare la parola "Dio".
Jace sospir e diede a Clary un bacio, un rapido sfregamento di labbra sulla tempia, che per le
diede i brividi. Il fatto di non poter toccare Jace n baciarlo come avrebbe voluto cominciava a farle
ribollire il sangue. Gli aveva promesso che la sua condizione non avrebbe mai avuto importanza, che
lei lo avrebbe amato anche se non avessero mai pi potuto toccarsi, ma odiava dover sentire la
mancanza della sintonia che c'era sempre stata fra i loro corpi. - A dopo - la salut lui. - Io torno
all'Istituto con Alec e Izzy.
- No, invece - lo interruppe inaspettatamente Isabelle. - Hai rotto il telefono di Alec. Certo,
 quello che tutti volevamo fare da settimane, ma
- Isabelle - la rimprover il fratello.
- Ma il fatto  che tu sei il suo parabatai, e sei anche l'unico che non ha ancora visto Magnus.
Vai a parlargli.
- Per dirgli cosa? Non puoi convincere la gente a restare per forza con qualcuno O forse s
- aggiunse appena vide la faccia di Alec. - Non si sa mai. Far un tentativo.
- Grazie. - Alec gli diede una stretta alla spalla. - Ho sentito dire che, quando vuoi, sai
essere adorabile.
- L'ho sentito dire anch'io - ribatt l'altro, mettendosi a correre all'indietro. Clary pens,
sconsolata, che fosse aggraziato anche in quello. E sexy. Decisamente sexy. Alz la mano per fargli un
saluto poco entusiasta.
- A pi tardi! - gli grid. Se non sar morta prima di frustrazione.
I Fray non erano mai stati una famiglia particolarmente osservante, ma Clary adorava la Fifth
Avenue nel periodo natalizio. L'aria profumava di caldarroste e le vetrine dei negozi luccicavano
d'argento, blu, verde e rosso. Quell'anno, a ogni lampione erano stati appesi grossi fiocchi di neve in
cristallo, che riflettevano la luce del sole invernale in tanti dardi dorati. Per non parlare dell'enorme
albero addobbato al Rockefeller Center; lei e Simon erano sotto la sua ombra quando si appoggiarono
alla transenna della pista di pattinaggio per guardare i turisti che cadevano mentre cercavano di
scivolare sul ghiaccio.
Clary stringeva fra le mani un bicchiere di cioccolata calda che le irradiava calore in tutto il
corpo. Si sentiva quasi normale: andare sulla Fifth a vedere le vetrine e l'albero di Natale era una
tradizione che lei e Simon rispettavano da sempre.
- Sembra di essere tornati ai vecchi tempi, eh? - le disse lui, facendo eco ai suoi pensieri
mentre posava il mento sulle braccia conserte.
Clary prov a guardarlo senza farsi notare. Simon indossava un soprabito e una sciarpa neri che
facevano risaltare il suo pallore; le occhiaie erano il segno che non si era nutrito di recente. Aveva
l'aspetto di quello che era: un vampiro stanco e affamato.
Be', pens, quasi come ai vecchi tempi. - C' pi gente a cui bisogna comprare un regalo. -
Oltre all'eterno dilemma: Cosa compro per il primo Natale in cui stiamo assieme?
- Cosa si regala a uno Shadowhunter che ha gi tutto? - disse Simon con un sorriso.
- A Jace piacciono pi che altro le armi. Ama anche i libri, ma all'Istituto c' una biblioteca
fornitissima. Adora la musica classica - Clary si illumin. Simon era un musicista: anche se il suo
gruppo faceva pena e cambiava nome di continuo (in quel momento erano i Lethal Souffl), conosceva
bene la materia.
- Che cosa regaleresti a uno che suona il pianoforte?
- Un pianoforte.
- Simon!
- Un grande, gigantesco metronomo da poter usare anche come arma?
Clary sbuff, esasperata.
- Spartiti. Rachmaninoff  tosto, e a Jace piacciono le sfide.
- Buona idea. Allora guardo se qui in giro c' un negozio di musica. - Aveva finito la
cioccolata calda; butt il bicchiere di cartone in un vicino cestino della spazzatura ed estrasse il
cellulare dalla tasca. - E tu? Cosa regali a Isabelle?
- Non ne ho la minima idea - ammise Simon. Avevano cominciato a incamminarsi verso il
viale, dove un flusso continuo di pedoni con gli occhi incollati alle vetrine intasava la circolazione.
- Oh, dai. Isabelle  una facile.
- Ehi,  della mia ragazza che stai parlando! - Simon aggrott le sopracciglia. - O almeno
credo. Non ne sono sicuro, non ne abbiamo parlato. Della nostra storia, intendo.
- DTR, Simon. Davvero.
- Che cosa?
-  arrivato il momento di Definire il Tipo di Relazione. Cos', dove sta andando. Siete
ragazzo e ragazza, vi state divertendo e basta, " complicato" o cosa? Quand' che lei lo dir ai suoi
genitori? Tu puoi vedere altra gente?
Simon impallid ancora di pi. - Eh? Ma parli sul serio?
- Sul serio. Nel frattempo profumo! - Lo afferr per il collo del soprabito e lo trascin in
un negozio di cosmetici. L'interno era enorme, con file di boccette scintillanti ovunque. - Ah,
qualcosa di originale - aggiunse dirigendosi verso la zona dedicata alle fragranze. - Isabelle non
vorr certo avere lo stesso odore di chiunque altro. Vorr sapere di fichi, di vetiver, o di
- Fichi? Perch, i fichi hanno un odore? - Simon sembrava inorridito. Clary stava per
scoppiare a ridere, ma in quell'istante sent squillare il telefono. Era un messaggio di sua madre.
DOVE SEI?
Sbuff, scocciata, e rispose. Jocelyn continuava a essere nervosa quando pensava che sua figlia
fosse in giro con Jace. E questo nonostante lei gli avesse fatto notare che lui era probabilmente il
ragazzo pi sicuro al mondo, non potendo (1) arrabbiarsi, (2) fare avances sessuali, (3) in generale fare
qualsiasi cosa in grado di produrre una scarica di adrenalina.
D'altro canto, per, non si poteva negare che Jace fosse stato effettivamente posseduto; sia lei
sia sua madre l'avevano visto mentre lasciava che Sebastian minacciasse Luke. Clary ancora non aveva
parlato di tutto ci a cui aveva assistito nella casa condivisa con Jace e Sebastian per quel breve periodo
fuori dal tempo tra il sogno e l'incubo. Non aveva mai detto a sua madre che Jace aveva ucciso; c'erano
cose che Jocelyn non aveva necessariamente bisogno di sapere, cose che lei stessa non voleva
affrontare.
- Questo negozio  pieno di roba per cui Magnus impazzirebbe, secondo me - disse Simon
prendendo una confezione di olio per il corpo tempestato di glitter. - Va contro qualche regola
comprare regali per uno che si  lasciato con un tuo amico?
- Dipende... Sei pi amico di Magnus o di Alec?
- Alec si ricorda il mio nome - disse Simon, rimettendo a posto il flacone. - E mi dispiace
per lui. Capisco perch Magnus l'abbia fatto, ma Alec  davvero, davvero a pezzi. Credo che, quando
una persona ti ama, allora dovrebbe anche perdonarti, se tu sei sinceramente dispiaciuto.
- Io penso che dipenda da quello che hai fatto - comment Clary. - Non sto parlando del
caso di Alec, dico in generale. Sono sicura che a te Isabelle perdonerebbe qualsiasi cosa - si affrett
ad aggiungere.
Simon non sembrava molto convinto.
- Sta' fermo - gli ordin, armeggiando con una boccetta vicino alla sua testa. - Fra tre
minuti ti annuso il collo.
- Questa, poi - ribatt Simon. - Ne hai aspettato di tempo per fare la prima mossa, Fray!
Scusa se te lo dico.
Clary non se la prese per la frecciatina; stava ancora pensando a quello che Simon aveva detto a
proposito del perdono, rievocando per l'immagine di qualcun altro: altra voce, altro viso, altri occhi.
Sebastian, seduto di fronte a lei a Parigi. Pensi di potermi perdonare? Voglio dire, pensi che il perdono
sia possibile per una persona come me?
- Ci sono cose che non si possono perdonare. Io non potr mai perdonare Sebastian.
- Ma tu non gli vuoi bene.
- No. Per  mio fratello. Se le cose stessero diversamente, allora - Il fatto era che non
stavano diversamente. Clary si scroll via il pensiero e si avvicin al collo di Simon per annusarlo. -
Sai di fichi e albicocche.
- Sei davvero convinta che Isabelle voglia avere lo stesso odore di un mix di frutta disidratata?
- Forse no. - Prese un'altra boccetta. - E quindi cosa pensi di fare?
- Quando?
Clary alz lo sguardo, abbandonando il dilemma su quale fosse la differenza tra una rosa e una
tuberosa, e vide Simon che la squadrava con gli occhi castani traboccanti di perplessit. - Be', non
potrai vivere con Jordan per sempre, giusto? C' il college
- Tu al college non ci andrai.
- No, ma io sono una Shadowhunter. Proseguiamo gli studi dopo i diciotto anni, ci assegnano
ad altri Istituti  quello il nostro college.
- Non mi piace pensare che te ne andrai. - Si infil le mani nelle tasche del soprabito. - Io
al college non posso andarci. Mia madre non  esattamente disposta a pagarmelo, e io non posso
accedere ai prestiti per studenti. Legalmente sono morto. E poi, quanto ci metterebbero i miei compagni
ad accorgersi che loro invecchiano e io no? Non so se ci hai mai fatto caso, ma i laureati di solito non
hanno la faccia da sedicenni
Clary rimise a posto il profumo.
- Simon
- Forse dovrei comprare qualcosa per mia madre - disse il ragazzo con amarezza. - Cos'
che esprime al meglio un messaggio tipo: Grazie per avermi sbattuto fuori casa facendo finta che sia
morto?
- Le orchidee?
A Simon per era passata la voglia di scherzare. - Forse  davvero tutto diverso. Una volta ti
avrei preso una scatola di pastelli o qualcos'altro per disegnare, ma ormai hai lasciato perdere, vero? A
parte usare lo stilo, intendo, tu non disegni pi. E io non respiro. Non  esattamente come l'anno
scorso.
- Secondo me dovresti parlarne con Raphael.
- Con Raphael?!
- Lui sa come vivono i vampiri. Come si gestiscono la vita, come fanno soldi, come trovano
una casa Lui certe cose le sa. E potrebbe darti una mano.
- Lui potrebbe, ma io non voglio - dichiar Simon con espressione contrariata. - Non ho
pi avuto notizie della banda del Dumort da quando Maureen ha preso il posto di Camille. So che
Raphael  il suo vice, e sono anche abbastanza sicuro che, secondo loro, io porto ancora il Marchio di
Caino, altrimenti a quest'ora avrebbero gi mandato qualcuno a farmi una visitina. Questione di tempo.
- No. Sanno di non doverti toccare, altrimenti sarebbe guerra con il Conclave. L'Istituto 
stato molto, molto chiaro in proposito. Sei protetto, Simon.
- Clary, nessuno di noi  davvero protetto.
Prima che potesse rispondere, la ragazza sent qualcuno che chiamava il suo nome. Sbigottita,
alz lo sguardo e vide sua madre che si faceva largo tra la folla di clienti. Fuori dalla vetrina c'era
anche Luke, in attesa sul marciapiede. Con la sua inseparabile camicia di flanella, sembrava un pesce
fuor d'acqua in mezzo ai modaioli newyorkesi.
Una volta uscita dalla calca, Jocelyn corse dai ragazzi e prese Clary fra le braccia. Lei, attonita,
sbirci Simon da sopra la spalla della madre. Lui fece spallucce. - Avevo paura che ti fosse successo
qualcosa! - esclam Jocelyn quando finalmente sciolse l'abbraccio.
- Da Sephora? - fece Clary.
Sua madre aggrott la fronte. - Non hai saputo? Pensavo che a quest'ora Jace ti avesse gi
avvisata!
Clary sent un'ondata improvvisa di gelo correrle nelle vene, come se avesse inghiottito
dell'acqua ghiacciata. - No... Che cosa  successo?
- Scusaci, Simon, ma io e Clary dobbiamo andare subito all'Istituto.
Non c'erano stati grandi cambiamenti in casa di Magnus dalla prima volta in cui Jace ci aveva
messo piede. Lo stesso piccolo ingresso, la solita lampadina nuda. Jace us una runa di Apertura per
varcare il portone principale, affront i gradini due alla volta e poi suon il campanello
dell'appartamento. Pi sicuro che ricorrere a un'altra runa, pens. Dopotutto, il padrone di casa poteva
essere intento a giocare nudo ai videogame, o a fare chiss cosa. Chi poteva sapere come occupavano il
tempo libero gli stregoni?
Suon una seconda volta, indugiando pi a lungo sul pulsante. Altri due tentativi insistenti, e
finalmente Magnus spalanc la porta. Sembrava infuriato. Indossava una vestaglia di seta nera sopra
una camicia bianca elegante e un paio di pantaloni in tweed. Piedi nudi, capelli scompigliati, un'ombra
di barba. - Che ci fai tu qui?
- Ahi, ahi, ahi. Che pessimo benvenuto
- Perch benvenuto non lo sei.
Jace inarc un sopracciglio. - Pensavo fossimo amici.
- No. Tu sei amico di Alec. Alec era il mio ragazzo, perci dovevo tollerarti anch'io. Ora per
non stiamo pi insieme, quindi la tolleranza  finita. Non che qualcuno di voi l'abbia capito, sia chiaro.
Sarai Cosa, il quarto? Il quarto della combriccola che viene a disturbarmi. - Magnus si mise a
enumerare sulle lunghe dita. - Clary. Isabelle. Simon
- Simon  venuto qui?
- Mi sembri sorpreso.
- Non pensavo fosse cos coinvolto dalla tua storia con Alec.
- Io non ho una storia con Alec - ribatt lapidario lo stregone, ma Jace si era gi fatto largo
oltre l'uscio con un colpo di spalla per poi fermarsi nel salotto, dove si guard attorno incuriosito.
Una delle cose che gli erano sempre piaciute nell'appartamento di Magnus era il fatto che di
rado avesse due volte lo stesso aspetto. Poteva presentarsi come un ampio loft moderno. O come un
bordello francese, una fumeria d'oppio di epoca vittoriana, o ancora l'abitacolo di una navicella
spaziale. Il quel momento, invece, era cupo e disordinato. Il tavolino giaceva sotto montagne di vecchi
contenitori d'asporto di cibo cinese. Il Presidente Miao era sdraiato sul tappeto con tutte e quattro le
zampe distese da un lato, come un cervo morto.
- Qui c' puzza di cuore infranto - fu il commento di Jace.
-  il cibo cinese. - Magnus si abbandon sul divano e allung le gambe affusolate. - Dai,
falla finita. Di' quello che sei venuto a dire.
- Penso che dovresti rimetterti con Alec.
Magnus alz gli occhi al cielo. - E perch, scusa?
- Perch  ridotto come uno straccio. Ed  pentito per ci che ha fatto. Non ci riprover.
- Oh, vuoi dire che non tramer pi alle mie spalle con uno dei miei ex partner per accorciarmi
la vita? Molto nobile da parte sua.
- Magnus
- Certo, Camille  morta, quindi, anche volendo
- Sai cosa voglio dire. Non ti mentir, non ti inganner, non ti nasconder pi niente n
ripeter l'azione per cui sei realmente arrabbiato con lui, qualunque sia. - Si butt su una poltrona
reclinabile in pelle e inarc un sopracciglio. - Dunque?
Magnus si mise su un fianco. - A te cosa importa se Alec sta male?
- Cosa mi importa?! - esclam Jace cos forte che il Presidente Miao si mise dritto a sedere
come se gli avessero dato la scossa. - Mi importa un sacco.  il mio migliore amico, il mio parabatai.
E sta malissimo. Come te, del resto, a giudicare da quello che vedo. Cartoni vuoti di cibo da asporto
ovunque, tu che non hai fatto niente per dare una sistemata, il gatto che sembra morto
- Non  morto.
- A me importa di Alec - ribad Jace fissando Magnus con sguardo deciso. - M'importa di
lui pi di quanto m'importi di me stesso.
- Non hai mai pensato - disse lo stregone con aria meditabonda, cercando di staccarsi un
rimasuglio di smalto dalle unghie - che tutta questa storia del parabatai sia piuttosto crudele? Te lo
puoi scegliere, ma non puoi mai liberartene. Nemmeno se ti si rivolta contro. Guarda Luke e Valentine.
E anche se, per certi versi, il tuo parabatai  la persona che ti  pi vicina al mondo, non puoi
innamorartene. Se muore, poi, muore anche una parte di te.
- Come fai a sapere tutte queste cose sui parabatai?
- Conosco gli Shadowhunters - rispose Magnus, dando una pacca sul cuscino del divano
accanto a s; il Presidente Miao sal e gli strofin la testa contro. Le lunghe dita dello stregone
affondarono nel pelo felino. - E da molto tempo. Siete strane creature. Tutta fragile nobilt e umanit
da un lato, tutto sconsiderato fuoco degli angeli dall'altro. - Fece saettare gli occhi su Jace. -
Soprattutto tu, Herondale, perch il fuoco degli angeli ce l'hai nel sangue.
- Ti era mai capitato di essere amico di uno Shadowhunter?
- Amico - ripet Magnus. - Che cosa intendi di preciso?
- Lo sapresti, se ti fosse successo.  cos? Hai degli amici? A parte la gente che affolla le tue
feste, intendo. Molte persone hanno paura di te, oppure sembra che ti debbano qualcosa, oppure hai
dormito con loro una volta, ma di amici A me non sembra che tu ne abbia molti.
- Be', questa  una novit - comment lo stregone. - Nessuno fra gli altri del gruppo aveva
cercato di insultarmi.
- Sta funzionando?
- Se mi stai chiedendo se all'improvviso mi sento in dovere di tornare con Alec, allora no. Mi
 venuta un'insolita voglia di pizza, ma potrebbe non c'entrare nulla.
- Alec mi aveva detto che fai cos - ribatt Jace. - Che eviti le domande personali
ricorrendo alle battute.
Magnus socchiuse gli occhi. - E sarei l'unico a fare cos?
- Gi, accetta la critica da chi ne sa qualcosa. Detesti parlare di te e preferisci far arrabbiare la
gente piuttosto che essere compatito. Quanti anni hai, Magnus? Voglio la risposta vera.
Lo stregone tacque.
- Come si chiamavano i tuoi genitori? Tuo padre?
Magnus lo fulmin con i suoi occhi verde-oro. - Se avessi voglia di stare sdraiato su un divano
a lagnarmi dei miei genitori con qualcuno, mi rivolgerei a uno psicanalista.
- Ah, ma le mie prestazioni sono gratuite.
- S, l'ho sentito dire.
Jace sorrise e si accomod meglio. Sull'ottomana c'era un cuscino con il disegno dell'Union
Jack; lo prese e se lo infil dietro la testa.
- Non ho nessun impegno. Posso restarmene seduto qui tutto il giorno.
- Fantastico - disse Magnus. - Allora schiaccer un pisolino. - Si allung per prendere
una coperta appallottolata sul pavimento e, in quel momento, il cellulare di Jace si mise a suonare. Lo
stregone si blocc senza completare il suo gesto, guardando l'altro che si frugava in tasca e poi
rispondeva.
Era Isabelle.
- Jace?
- S. Sono a casa di Magnus. Forse stiamo facendo progressi. Che c'?
- Torna qui - gli disse lei, e il ragazzo si mise dritto sulla schiena, facendo cadere il cuscino a
terra. La voce di Izzy era molto tesa. Ne percepiva chiaramente il tono aspro, come le note stonate di un
pianoforte male accordato. - All'Istituto. Subito, Jace.
- Cosa c'? Cos' successo?
Anche Magnus si tir su, lasciando la coperta a terra.
- Sebastian - fu la risposta di Isabelle.
Jace chiuse gli occhi. Vide sangue dorato e piume bianche sparse su un pavimento di marmo.
Ricord l'appartamento, un coltello fra le mani, il mondo ai suoi piedi, la stretta di Sebastian attorno al
polso, quegli occhi neri impenetrabili che lo guardavano colmi di lugubre ironia. Sentiva un fischio
nelle orecchie.
- Cos' successo? - La voce di Magnus fece irruzione nei suoi pensieri. Si accorse di essere
gi sulla porta, il cellulare di nuovo in tasca. Si volt. Magnus era dietro di lui, l'espressione attonita.
-  Alec? Sta bene?
- Cosa te ne importa? - gli rispose Jace, facendolo trasalire. Era la prima volta che vedeva
trasalire lo stregone, e solo questo gli imped, uscendo, di sbattere la porta.
Appese nell'ingresso dell'Istituto c'erano decine di giacche e giacconi mai visti prima. Clary
sent la morsa della tensione premerle sulle spalle mentre apriva la cerniera del suo cappotto di lana e lo
appendeva a uno dei ganci lungo le pareti.
- E Maryse non ha detto di cosa si trattava? - domand. I picchi del suo tono erano acuiti
dall'ansia.
Jocelyn si era liberata il collo da una lunga sciarpa grigia, e alz a malapena lo sguardo quando
Luke gliela prese per appenderla. Gli occhi verdi della donna saettavano qui e l per tutta la stanza,
registrando la gabbia dell'ascensore, il soffitto a volta sopra la sua testa, gli affreschi sbiaditi di uomini
e angeli.
Luke scosse la testa. - Solo che il Conclave  stato attaccato, e che noi dovevamo presentarci
qui il prima possibile.
-  quel "noi" la parte che mi preoccupa. - Jocelyn si raccolse i capelli in uno chignon dietro
la nuca, assicurandolo con le dita. - Sono anni che non metto piede in un Istituto. Perch mi vogliono
qui?
Luke le strinse una spalla, rassicurante. Clary sapeva di cosa aveva paura Jocelyn, di cosa
avevano paura tutti quanti. Poteva esserci un solo motivo se il Conclave aveva richiesto la presenza di
sua madre: c'erano notizie di suo figlio.
- Maryse ha detto che li avremmo trovati in biblioteca - rifer Jocelyn. Clary fece strada.
Sentiva, dietro di s, Luke e sua madre che discutevano, oltre al suono debole dei loro passi, quelli di
lui pi lenti di una volta. Non si era pi ripreso completamente dalla ferita che, a novembre, lo aveva
quasi ucciso.
Tu lo sai perch siete qui, vero? le sussurr un soffio di voce dentro la testa. Clary si rendeva
conto che non era reale, ma non bastava. Non rivedeva suo fratello dallo scontro al Burren, per lo
portava dentro di s in un angolino della mente, un fantasma invadente e sgradito. Per me. Avete
sempre saputo che non me ne sarei andato definitivamente. Vi avevo detto che cosa sarebbe accaduto.
Ve lo avevo scandito.
Erchomai.
Sto arrivando.
Avevano raggiunto la biblioteca. Dalla porta semiaperta usciva un'accozzaglia di voci. Jocelyn
si ferm un istante, la faccia tirata.
Clary appoggi la mano sul pomolo. - Sei pronta? - Fino a quel momento non aveva notato
l'abbigliamento di sua madre: jeans neri, stivali neri, dolcevita nero. Come se, senza nemmeno
pensarci, avesse scelto quanto di pi simile a una tenuta da combattimento.
Jocelyn annu.
Qualcuno aveva spostato tutti i mobili, creando al centro della stanza un ampio spazio proprio
sopra il mosaico con l'Angelo, su cui era stato collocato il massiccio tavolo formato da un'enorme
lastra di marmo in equilibrio su due angeli di pietra inginocchiati. Tutto attorno erano seduti i membri
del Conclave. Di alcuni, come nel caso di Kadir e Maryse, Clary conosceva il nome; altri erano soltanto
volti familiari. Maryse, in piedi, spuntava sulle dita un nome di citt dopo l'altro, declamandoli tutti a
gran voce: - Berlino. Nessun sopravvissuto. Bangkok. Nessun sopravvissuto. Mosca. Nessun
sopravvissuto. Los Angeles
- Los Angeles? - la interruppe Jocelyn. - Ma  dove stanno i Blackthorn. State dicendo che
sono
Maryse sembr colta alla sprovvista, come se fino a quell'istante non si fosse accorta dell'arrivo
di Jocelyn. I suoi occhi azzurri si posarono solo un attimo su Luke e Clary. La donna aveva l'aria tesa,
esausta, i capelli tirati all'indietro in una pettinatura austera; sulla manica della giacca sartoriale, una
macchia. Vino rosso, o forse sangue. - Ci sono alcuni sopravvissuti. Bambini. Adesso si trovano a
Idris.
- Helen - disse Alec, e Clary pens alla ragazza che al Burren aveva lottato contro Sebastian
insieme a loro. Se la ricordava, nella navata dell'Istituto, in compagnia di un ragazzino dai capelli scuri
che le stava aggrappato al polso. Mio fratello, Julian.
- La ragazza di Aline - gli fece spontaneamente eco Clary, e not che il Conclave le rivolse
uno sguardo di malcelata ostilit. Facevano sempre cos, come se quello che lei era e rappresentava li
rendesse quasi incapaci di vederla. La figlia di Valentine. La figlia di Valentine. - Sta bene?
- Era a Idris, con Aline - spieg Maryse. - I suoi fratelli e sorelle minori sono sopravvissuti,
ma sembra che ci sia stato un problema con il fratello maggiore, Mark.
- Un problema? - intervenne Luke. - Che cosa sta succedendo esattamente, Maryse?
- Non credo conosceremo la vera storia finch non andremo a Idris - rispose lei, lisciando
all'indietro i capelli gi tirati. - Ma ci sono stati degli attacchi, pi attacchi nel giro di due notti, a sei
Istituti. Ancora non siamo sicuri di come abbiano fatto a introdursi al loro interno, ma sappiamo che
- Sebastian - disse Jocelyn. Teneva le mani sprofondate nelle tasche dei pantaloni neri, ma
Clary sospettava che, se non fosse stato cos, gliele avrebbe viste serrate a pugno. - Arriva al punto,
Maryse. Mio figlio. Non mi avresti fatto venire qui se non fosse stato lui il responsabile. Mi sbaglio? -
Gli occhi di Jocelyn incontrarono quelli di Maryse, e Clary si domand se quella fosse la stessa
situazione di quando le due donne erano entrambe membri del Circolo: gli spigoli aguzzi delle loro
personalit che sfregavano l'uno contro l'altro, mandando scintille.
Prima che Maryse potesse rispondere, la porta si apr e Jace entr nella stanza. Era
congestionato dal freddo, la testa scoperta, i capelli biondi scompigliati dal vento. Le mani, senza
guanti, avevano le estremit arrossate e portavano segni di Marchi vecchi e nuovi. Vide Clary e le
rivolse un rapido sorriso, poi si accomod su una sedia accostata a una parete.
Luke, come suo solito, tent di fare da mediatore. - Maryse?  Sebastian il responsabile?
La donna trasse un respiro profondo. - S,  lui. E ha con s gli Ottenebrati.
- Certo che  lui! - esclam Isabelle. Fino a quel momento aveva tenuto la testa bassa sul
tavolo, ma adesso l'aveva rialzata. Il suo viso era una maschera di odio e rabbia. - Aveva detto che
stava arrivando ed eccolo qui, arrivato.
Maryse sospir. - Pensavamo che avrebbe attaccato Idris, tutti i sospetti si concentravano su
quell'obiettivo. Non sugli Istituti.
- Quindi Sebastian ha fatto quello che non vi aspettavate - intervenne Jace. - Peccato che
lui faccia sempre quello che non vi aspettate. Forse il Conclave dovrebbe pensarci, no? - Fece una
pausa. - Ve lo avevo detto. Vi avevo detto che avrebbe voluto altri soldati.
- Jace, cos non ci sei d'aiuto - lo rimprover Maryse.
- Non ci stavo nemmeno tentando.
- Io pensavo che il suo primo attacco sarebbe stato qui - disse Alec. - A parte quello che
stava dicendo Jace, che comunque  vero, tutti quelli che lui odia o ama sono qui.
- Lui non ama nessuno - esplose Jocelyn.
- Mamma, basta. - Clary sentiva il cuore che le martellava dolorosamente nel petto, ma, allo
stesso tempo, provava uno strano senso di sollievo. Tutto quel tempo passato ad attendere il ritorno di
Sebastian, e adesso era successo davvero. L'attesa era finita: ora sarebbe iniziata la guerra. - Quindi
che cosa dovremmo fare? Fortificare l'Istituto? Nasconderci?
- Lasciami indovinare - rispose Jace con un tono che grondava sarcasmo. - Il Conclave ha
indetto un Consiglio. Un'altra riunione!
- Il Conclave ha ordinato l'evacuazione immediata - rispose Maryse. A quella notizia, tutti
rimasero senza parole, persino Jace. - Tutti gli Istituti devono essere sgombrati. Tutti gli
Shadowhunters devono fare ritorno ad Alicante. Le difese attorno a Idris verranno raddoppiate a partire
da domani. Nessuno sar pi in grado di entrare n di uscire.
Isabelle deglut. - E quando ce ne dovremmo andare da New York?
Maryse si drizz sulla schiena. Parte dei suoi modi autoritari aveva fatto ritorno: la bocca era
una linea sottile, la mascella irrigidita dalla determinazione. - Andate a fare le valigie - annunci. -
Partiamo stanotte.
capitolo 2
RESISTERE O CADERE
Svegliarsi fu come essere gettati dentro una vasca di acqua gelata. Emma si alz di scatto a
sedere, letteralmente strappata dal sonno, la bocca aperta in un grido: - Jules! Juuules!
Ci fu un movimento nell'oscurit, una mano sul suo braccio, e una luce improvvisa che le
trafisse gli occhi. Emma si spavent e indietreggi freneticamente, premendo la schiena contro i
cuscini. Era su un letto, cap, con dei guanciali dietro la schiena e le lenzuola aggrovigliate attorno al
corpo in un intrico sudato. Sbatt le palpebre per scacciare il buio e cerc di mettere a fuoco.
Helen Blackthorn era china sopra di lei, gli occhi verde-azzurro colmi di apprensione, una
stregaluce che le brillava fra le mani. Si trovavano in una stanza con il soffitto a due spioventi molto
appuntito, simile a quello di una casetta delle fiabe. Al centro c'era un grande letto a baldacchino, e
nelle ombre dietro Helen si riuscivano a distinguere alcuni mobili: un grande armadio quadrato, un
lungo divano, un tavolo malconcio. - Do-dove sono? - balbett.
- A Idris - le rispose Helen, accarezzandole il braccio per tranquillizzarla. - Sei riuscita ad
arrivare a Idris, Emma. Adesso ci troviamo nella mansarda dei Penhallow.
- I mi-miei genitori. - Le battevano i denti. - Dove sono i miei genitori?
- Hai attraversato il Portale insieme a Julian - disse Helen con cautela, senza rispondere alla
domanda. - In un modo o nell'altro, ce l'avete fatta tutti.  un miracolo, sai. Il Conclave vi ha aperto
la strada, ma viaggiare attraverso un Portale non  semplice. Dru  arrivata con in braccio Tavvy, e i
gemelli sono passati insieme, ovviamente. Poi, quando avevamo quasi perso le speranze, ecco anche
voi due. Eravate svenuti, Em. - Le scost i capelli dalla fronte. - Ci siamo preoccupati tantissimo.
Avresti dovuto vedere Jules
- Ma che cosa sta succedendo? - chiese Emma. Si ritrasse dalla carezza di Helen, non perch
non le piacesse, ma perch le stava scoppiando il cuore. - E Mark? E il signor Blackthorn? E
Helen esit. - Negli ultimi giorni, Sebastian Morgenstern ha attaccato sei Istituti. Pu usare la
Coppa Infernale per fare in modo che gli Shadowhunters non siano pi se stessi.
- Gliel'ho visto fare - sussurr Emma. - Con Katerina. E ha trasformato anche tuo padre.
Stavano per farlo anche con Mark, ma Sebastian ha detto che non lo voleva per via del suo sangue di
fata.
Helen sussult. - Abbiamo motivo di pensare che Mark sia ancora vivo. - Sono riusciti a
localizzare la sua presenza fino al punto in cui  scomparso, ma le rune indicano che non  morto. 
possibile che Sebastian lo stia tenendo in ostaggio.
- I miei i miei genitori - ripet Emma, stavolta con la gola pi arida. Sapeva cosa
significava il silenzio di Helen quando, poco prima, le aveva posto la stessa domanda. - Dove sono?
Non erano all'Istituto, a loro Sebastian non pu aver fatto del male.
- Em - Helen fece un lungo sospiro. All'improvviso sembr pi giovane, quasi quanto
Jules.- Sebastian non si limita ad attaccare gli Istituti; uccide o rapisce i membri del Conclave nelle
loro case. I tuoi genitori Hanno cercato di rintracciarli, ma non ce l'hanno fatta. Poi hanno ritrovato i
loro corpi sulla spiaggia di Marina del Rey, questa mattina. Non sanno cosa sia successo esattamente,
ma
La voce di Helen si smorz in una serie di parole che per Emma non avevano senso, espressioni
quali identificazione positiva, segni e cicatrici sui corpi, nessun indizio rinvenuto. E poi cose
come in acqua per ore, impossibile trasportare le salme, svolti tutti gli appropriati riti funebri,
bruciati sulla spiaggia come avevano richiesto entrambi, capisci.
Emma lanci un grido. All'inizio fu un grido senza parole, che saliva sempre pi in alto, un
grido che le straziava la gola e le portava in bocca un sapore metallico. Fu un urlo di perdita cos
immenso da essere indescrivibile. Era il lamento inarticolato di quando il cielo sopra la tua testa e l'aria
dentro ai tuoi polmoni ti vengono strappati per sempre. Emma grid e grid ancora e prese a graffiare il
materasso finch non lo scav, piume e sangue sotto le unghie. E Helen singhiozzava, cercava di
abbracciarla, ripeteva: - Emma, Emma, ti prego, Emma, ti prego.
E poi altra luce. Qualcuno aveva acceso una lanterna nella stanza, ed Emma sent il proprio
nome pronunciato pi volte da una voce familiare; Helen la lasci andare ed ecco Jules, chino sulla
sponda del letto, che le porgeva qualcosa che luccicava d'oro in quella nuova luce aggressiva.
Era Cortana. Sguainata, giaceva sulle mani nude di Jules come un'offerta. Emma pensava di
stare ancora gridando, eppure prese la spada e vide l'iscrizione illuminarsi sulla lama, bruciarle negli
occhi: IL MIO NOME  CORTANA E CONDIVIDO L'ACCIAIO E LA TEMPRA DI GIOIOSA E
DURLINDANA.
Sent dentro la testa la voce di suo padre. I Carstairs custodiscono questa spada da generazioni.
L'iscrizione ci ricorda che gli Shadowhunters sono le armi dell'Angelo. Tempraci nel fuoco, e
diventiamo pi forti. Pur soffrendo, sopravviviamo.
Emma toss, ricacciando gi le grida che voleva soffocare, forzandosi al silenzio. Ecco che cosa
aveva voluto dirle suo padre: come Cortana, anche lei aveva l'acciaio nelle vene e doveva essere forte.
Nonostante i suoi genitori non fossero pi l per vederlo, sarebbe stata forte per loro.
Prese la spada e se la strinse contro il petto. Ud, come in lontananza, Helen che gridava e
tendeva la mano verso di lei, ma Julian, quel Julian che aveva sempre saputo ci di cui lei aveva avuto
bisogno, la allontan. Le dita di Emma erano premute attorno alla lama, il sangue le stava gocciolando
gi per le braccia e il petto, dove la punta dell'arma le aveva inciso la base del collo. Eppure lei non
sentiva niente. Cullandosi avanti e indietro, strinse la spada come fosse stata l'unica cosa a cui avesse
mai voluto bene, e lasci che a colare fuori fosse il sangue e non un fiume di lacrime.
Simon non riusciva a togliersi di dosso un senso di dj vu.
Era gi stato in quel posto, in piedi davanti all'Istituto, a guardare i Lightwood che sparivano
dentro a un Portale scintillante. Allora, per, prima che avesse mai portato su di s il Marchio di Caino,
il Portale era stato creato da Magnus, mentre adesso era sotto la sorveglianza di uno stregone donna
dalla pelle azzurra di nome Catarina Loss. Allora lui era stato chiamato perch Jace aveva voluto
parlargli di Clary prima di sparire in un altro paese.
Adesso, invece, Clary stava sparendo con loro.
Sent la mano di lei sulla propria, le dita che gli circondavano leggere il polso. L'intero
Conclave, pressoch ogni Shadowhunter della citt di New York, aveva varcato i cancelli dell'Istituto e
attraversato lo scintillante Portale. I Lightwood, in quanto guardiani dell'Istituto, sarebbero passati per
ultimi. Simon si trovava l dalle prime luci del crepuscolo, sbarre di cielo rosso che scivolavano gi
dietro agli edifici dello skyline newyorchese, e ora la stregaluce illuminava la scena davanti ai suoi
occhi, facendone risaltare piccoli dettagli luccicanti: la frusta di Isabelle, la scintilla di fuoco che si
levava dall'anello di famiglia di Alec quando lui gesticolava, i riflessi fra i capelli chiari di Jace.
- Sembra diverso - comment Simon.
Clary lo guard negli occhi. Al pari degli altri Shadowhunters, anche lei indossava quello che
Simon poteva descrivere solo come un mantello; a quanto pareva, quando d'inverno faceva freddo, gli
Shadowhunters si coprivano con quella cappa fatta di un tessuto nero e pesante, simile a velluto, che si
chiudeva con una fibbia sopra al petto. Si chiese dove Clary lo avesse preso. Forse te li davano e basta.
- Che cosa sembra diverso?
- Il Portale - le rispose. - Sembra diverso da quando lo aveva fatto Magnus. Pi azzurro.
- Forse perch ogni stregone ha un suo stile?
Simon guard Catarina. Gli sembrava svelta ed efficiente come un'infermiera o una maestra
d'asilo. Di certo non assomigliava a Magnus. - Come sta Izzy?
- Preoccupata, credo. Sono tutti preoccupati.
Segu un breve silenzio. Clary sospir, creando una nuvoletta bianca nell'aria invernale.
- Non mi piace che tu te ne vada - disse Simon nello stesso istante in cui lei disse a lui: -
Non mi piace andare via e lasciarti qui.
- Star bene. Ho Jordan che si prende cura di me.
In effetti anche Jordan era l con loro, seduto con aria vigile in cima al muro che correva attorno
all'Istituto. - E nessuno cerca pi di uccidermi da almeno due settimane.
- Non fa ridere. - Clary s'incup.
Il problema era che, pens Simon, essendo un Diurno non era facile assicurare agli altri che
sarebbe stato bene. Alcuni vampiri lo volevano dalla loro parte, desiderosi di poter beneficiare dei suoi
poteri fuori dal comune. Camille aveva tentato di reclutarlo, e alcuni ancora avrebbero potuto imitarla,
ma lui aveva la netta impressione che la grande maggioranza degli altri desiderasse solo farlo fuori.
- Sono piuttosto sicuro che Maureen speri ancora di mettermi le mani addosso - disse.
Maureen era il capoclan dei vampiri newyorchesi e pensava di essere innamorata di Simon, cosa che
sarebbe stata meno imbarazzante se lei non avesse avuto tredici anni. - So che il Conclave ha intimato
a tutti di non toccarmi, ma
- Maureen s che vuole toccarti - fece Clary con un sorrisetto sghembo. - E non intendo
l'anima.
- Silenzio, Fray.
- Jordan te la terr alla larga.
Simon guard di fronte a s, meditabondo. Aveva cercato di non fissare Isabelle; da quando era
arrivata all'Istituto, lo aveva salutato soltanto con un breve cenno della mano. Stava aiutando sua
madre, e i capelli corvini le svolazzavano al vento pungente.
- Potresti andare a parlarle - gli sugger Clary - invece di stare qui a fissarla come un
maniaco.
- Non la sto fissando come un maniaco! La sto fissando in maniera discreta.
- Certo, come no. Senti, lo sai com' fatta. Quando  agitata, si rinchiude in se stessa. Non
parla con nessuno tranne che con Jace o Alec, perch sono tra le poche persone di cui si fida davvero.
Ma se tu hai intenzione di essere il suo ragazzo, allora devi dimostrarle che, fra quei pochi, ci sei anche
tu.
- Non sono il suo ragazzo. O almeno, non credo. E poi "il mio ragazzo"  un'espressione che
lei non ha mai usato.
Clary gli tir un calcio sulla caviglia. - Voi due avete bisogno di DTR pi di qualunque altra
coppia che abbia mai conosciuto!
- Che si fa qui, si definiscono relazioni? - disse una voce alle loro spalle. Simon si volt e
vide Magnus, altissimo sullo sfondo del cielo cupo alle sue spalle. Era vestito in maniera sobria, jeans e
maglietta nera, i capelli scuri che gli finivano un po' negli occhi. - Vedo che anche mentre il mondo
sprofonda nelle tenebre e nel pericolo, voi due perdete tempo a discutere della vostra vita sentimentale.
Adolescenti.
- Che ci fai tu qui? - gli chiese Simon, troppo sorpreso per rispondere a tono.
- Sono venuto a vedere Alec.
Clary sollev un sopracciglio. - Cos' che stavi dicendo a proposito degli adolescenti, tu?
Magnus alz l'indice come per metterla in guardia. - Non passare il segno, biscottino. - A
quel punto li oltrepass e spar tra la folla assiepata attorno al Portale.
- Biscottino? - ripet Simon.
- Ti sembrer incredibile, ma non  la prima volta che mi chiama cos Simon, guarda. -
Clary si volt verso di lui, gli tolse una mano dalla tasca dei jeans, gli guard le dita e sorrise. -
L'anello. Era utile quando funzionava, vero?
Anche Simon abbass gli occhi. Un anello d'oro martellato a forma di foglia gli circondava
l'anulare destro: un tempo era stato il suo legame con Clary. Adesso, con quello di lei distrutto, restava
soltanto un semplice anello, per lui non se lo toglieva mai. Sapeva che era come avere la met di un
ciondolo dell'amicizia, ma non poteva farci niente. Era un bellissimo oggetto, e per lui restava il
simbolo del legame che li univa.
Clary gli strinse forte la mano e sollev lo sguardo all'altezza del suo. C'erano ombre nel verde
delle sue iridi; Simon cap che era paura.
- So che  soltanto una riunione del Consiglio - esord lei.
- Ma resterai a Idris.
- Solo finch non riescono a capire che cosa sia successo agli Istituti e come hanno intenzione
di proteggerli. Poi torneremo. So che a Idris telefoni, SMS eccetera non funzionano, ma se hai bisogno
di parlarmi dillo a Magnus. Lui trover il modo di farmelo sapere.
Simon aveva un groppo in gola. - Clary
- Ti voglio bene, Simon. Sei il mio migliore amico. - Gli lasci la mano, gli occhi che le
luccicavano. - No. Non dire niente. Non voglio che tu dica niente.
Si gir e quasi corse verso il Portale, dove Jocelyn e Luke la stavano aspettando con tre borsoni
ai piedi.
Attraverso il cortile, Luke lanci uno sguardo preoccupato a Simon.
Ma dov'era Isabelle? La folla di Shadowhunters si era diradata. Jace si era messo di fianco a
Clary, appoggiandole una mano sulla spalla; Maryse era accanto al Portale E Isabelle? Poco prima
erano vicine.
- Simon - disse una voce alle sue spalle. Quando si gir vide Izzy, il viso una macchia
candida fra il nero dei capelli e del mantello, che lo guardava con un'espressione a met fra l'arrabbiato
e il triste. - Quindi questa  la parte in cui ci diciamo addio?
- Okay - fece Magnus. - Volevi parlarmi. Quindi parla.
Alec lo guard a occhi sgranati. Si erano spostati accanto alla chiesa e ora erano al centro di un
giardinetto inaridito dall'inverno, tra le siepi senza foglie. Fitti rampicanti ricoprivano il muro di pietra
e il cancello arrugginito poco distanti, ma ora erano cos spogli che Alec riusciva a vedere, attraverso le
sbarre del cancello, la strada dei mondani. Vicino a loro c'era una panchina di pietra con la superficie
ruvida incrostata di ghiaccio. - Io volevo
Magnus lo guard torvo, come se avesse fatto una stupidaggine. Alec sospett che fosse cos.
Sentiva i nervi a fior di pelle, tesissimi, come se stridessero fra loro, e la bocca dello stomaco stava
affrontando l'assalto di una tremenda ondata di nausea.
L'ultima volta che aveva visto Magnus, lo stregone si era allontanato da lui per imboccare la
galleria di una metropolitana abbandonata, sempre pi piccolo fino a sparire. Aku cinta kamu gli
aveva detto. "Ti amo" in indonesiano.
Quel saluto era bastato per dargli un briciolo di speranza e spingerlo a telefonargli decine e
decine di volte, a controllare il telefono, le mail, persino le finestre della stanza  una stanza strana,
vuota e aliena senza Magnus  in cerca di messaggi o biglietti consegnati per magia.
E ora che Magnus era di fronte a lui, con i capelli scarmigliati e gli occhi con le pupille da gatto,
la voce di miele, il viso bellissimo, affilato e freddo che non lasciava trapelare niente di niente, lui si
sentiva come se avesse la bocca piena di feltro.
- Volevi parlarmi - gli disse lo stregone. - Pensavo fosse quello il motivo di tutte le
telefonate che ho ricevuto. E delle visite dei tuoi stupidi amici a casa mia. O mi vuoi dire che fai cos
con tutti?
Alec deglut contro la secchezza della gola e disse la prima cosa che gli pass per la testa: -
Non mi perdonerai mai?
- Io - Magnus si interruppe e distolse lo sguardo, scuotendo la testa. - Alec. Io ti ho gi
perdonato.
- Per non si direbbe. Sembri arrabbiato.
Quando Magnus torn a guardarlo, lo fece con un'espressione pi gentile. - Sono preoccupato
per te. Per gli attacchi contro gli Istituti. Ho appena saputo.
Ad Alec girava la testa. Magnus lo aveva perdonato. Magnus era preoccupato per lui. - Sapevi
che eravamo in partenza per Idris?
- Catarina mi ha detto di essere stata convocata per aprire un Portale. Ho tirato a indovinare
chi ci sarebbe passato - rispose, sarcastico. - Mi ha un po' sorpreso il fatto che non mi avessi n
chiamato n scritto per dirmi che te ne stavi andando.
- Tu non hai mai risposto alle mie chiamate n ai miei messaggi.
- Una volta questo non ti avrebbe fermato.
- Tutti si rassegnano, prima o poi. E Jace mi ha fracassato il cellulare.
Magnus accenn il soffio di una risata. - Oh, Alexander
- Cosa? - chiese lui, sinceramente confuso.
-  che sei Sei cos Ho davvero voglia di baciarti - disse Magnus all'improvviso, poi
scosse la testa. - Ora capisci perch non volevo vederti?
- Eppure sei qui. - Alec ripens all'ultima volta che Magnus l'aveva baciato, contro il muro
esterno del suo appartamento, quando aveva sentito tutte le ossa liquefarsi e pensato: Oh, s,  cos che
deve essere. Adesso l'ho capito. - Potresti
- Non posso. Non funziona, non stava funzionando. Te ne rendi conto anche tu, vero? -
Aveva appoggiato le mani sulle spalle di Alec, che ora sentiva il suo pollice sfiorargli la pelle, sopra il
colletto della camicia, e tutto il suo corpo si mise in allerta. - Vero? - ripet Magnus un attimo prima
di baciarlo.
Alec si abbandon al bacio, in silenzio. Sent i propri stivali sbriciolare il terreno ghiacciato,
quando si mosse in avanti con la mano di Magnus che gli scivolava attorno al collo per sostenergli la
nuca. Il sapore di lui era quello di sempre, dolce, amaro e familiare al tempo stesso; dischiuse le labbra
per ansimare, riprendere fiato o accogliere quello di Magnus dentro di s, ma fu troppo tardi, perch
l'altro si allontan di scatto, fece un passo indietro, e in un attimo era tutto finito.
- Che c'? - fece Alec, sentendosi scosso e respinto senza motivo. - Magnus, cosa c'?
- Non avrei dovuto farlo - rispose velocemente lui. Era visibilmente agitato, uno stato in cui
Alec l'aveva visto di rado. Aveva persino gli zigomi arrossati. - Ti perdono, ma non posso stare con
te. Non posso. Non funziona. Io vivr per sempre, o per lo meno finch qualcuno non riuscir a
uccidermi, invece tu no, e per te  una cosa troppo grande da sopportare
- Non decidere tu cosa  troppo per me - rispose Alec con una freddezza mortale.
Magnus si stupiva cos di rado che l'espressione era quasi ignota al suo viso. - Sarebbe troppo
per la maggioranza delle persone. Dei mortali. Non  facile nemmeno per noi, guardare quelli che ami
invecchiare e poi morire. Conoscevo una ragazza, un tempo, immortale come me
- Stava con un mortale? - lo interruppe Alec. - Che cosa accadde?
- Lui mor. - Il tono con cui l'aveva detto era cos solenne da lasciar intendere un dolore pi
profondo di quanto le parole potessero descrivere. I suoi occhi da gatto brillavano al buio. - Non so
perch ho pensato che potesse funzionare. Mi dispiace, Alec. Non sarei dovuto venire.
- No. Non avresti dovuto farlo.
Magnus ora guardava Alec con diffidenza, come se avesse avvicinato qualcuno per strada
credendolo un amico e si fosse poi accorto di non conoscerlo affatto.
- Non so perch sei qui - riprese il ragazzo. - So per che mi tormento da settimane per te,
per quello che ho fatto e invece non avrei dovuto fare, per aver parlato con Camille. Mi  dispiaciuto,
ho capito, mi sono scusato e riscusato. E tu non ci sei mai stato. Ho fatto tutto questo senza di te, il che
mi spinge a pensare cos'altro potrei fare, senza di te. - Si mise a osservare Magnus, meditabondo. -
Quello che  successo  stato colpa mia, s. Ma anche tua. In fondo avrei potuto anche imparare a
fregarmene di non essere immortale come te. Tutti ricevono il tempo che ricevono per stare insieme,
niente di pi. Forse non siamo cos diversi, in questo senso. Ma sai cos' che non riesco a mandare gi?
Il fatto che tu non mi abbia mai raccontato niente. Non so quando sei nato. Non so niente della tua vita:
il tuo vero nome, la tua famiglia, il primo viso a cui hai voluto bene, la prima volta che ti hanno
spezzato il cuore. Tu di me sai tutto, e io di te non so nulla.  questo il vero problema.
- Te l'ho detto al nostro primo appuntamento - rispose piano Magnus. - Avresti dovuto
accettarmi per come sono, senza farmi domande
Alec liquid l'argomentazione con un gesto. - Questa  una pretesa ingiusta, e poi lo sai, o
meglio lo sapevi, che non conoscevo abbastanza l'amore per capire una richiesta del genere. Ti
comporti come se fossi tu ad avere subito un torto, per un po' te la sei cercata, Magnus.
- S - disse lui dopo una pausa di silenzio. - S, suppongo di s.
- Ma non cambia niente? - fece Alec, sentendo il gelo insinuarsi sotto la gabbia toracica. -
 sempre cos, con te.
- Non posso cambiare - rispose lo stregone. -  passato troppo tempo. Noi immortali, sai,
ci pietrifichiamo, come i fossili. Quando ti ho incontrato, ho pensato che eri cos pieno di meraviglia, di
gioia, e tutto per te era cos nuovo, che quel tuo modo di essere mi avrebbe cambiato, ma
- Cambia tu te stesso - gli disse Alec, ma la sua affermazione non suon n arrabbiata n
severa come avrebbe voluto: gli usc delicata come una supplica.
Lo stregone per si limit a scuotere la testa. - Alec, conosci il mio sogno. Quello in cui la
citt  insanguinata, c' sangue per le strade e ci sono torri di ossa. Se Sebastian otterr ci che vuole, il
mondo sar cos. Il sangue sar quello dei Nephilim. Vai a Idris, l sarai pi al sicuro, per non fidarti
mai e non abbassare mai la guardia. Ho bisogno che tu viva - sussurr, voltandosi poi con uno scatto
improvviso e allontanandosi.
Ho bisogno che tu viva.
Alec si sedette sulla panchina di pietra ghiacciata e si prese il viso fra le mani.
- Non addio per sempre - protest Simon, ma Isabelle non gli rispose, il viso preoccupato.
- Vieni - gli disse a un tratto, tirandolo per la manica. Indossava dei guanti di velluto rosso
scuro, e la sua mano sembr una chiazza di sangue sul tessuto blu scuro della giacca di Simon.
Lui scacci quel pensiero. Avrebbe preferito evitare di pensare al sangue nei momenti meno
opportuni. - Venire dove?
Isabelle alz gli occhi al cielo, esasperata, e tir Simon dentro una nicchia d'ombra vicino ai
cancelli anteriori dell'Istituto. Non c'era molto spazio per muoversi, e Simon sentiva su di s il calore
emanato dal corpo di lei. Da quando era diventato un vampiro, caldo e freddo lo lasciavano
indifferente, sempre che il caldo non provenisse dal sangue vivo. Dunque ora non sapeva se stesse
provando quella sensazione perch aveva gi assaggiato il sangue di Isabelle o se invece era qualcosa
di pi profondo, ma di fatto riusciva a percepire il pulsare delle vene di lei come non gli capitava con
nessun altro.
- Vorrei poter venire con te a Idris - le disse senza tanti preamboli.
- Qui sei pi al sicuro - gli rispose, anche se lo sguardo scuro le si addolc. - E poi non ce
ne andiamo per sempre. Gli unici Nascosti che possono andare ad Alicante sono membri del Consiglio
perch terranno una riunione, decideranno cosa dovremo fare tutti quanti e probabilmente ci
rispediranno indietro. Non possiamo starcene nascosti a Idris mentre Sebastian semina distruzione
ovunque. Gli Shadowhunters non farebbero mai una cosa del genere.
Simon le pass un dito sulla guancia. - Ma tu vuoi che io resti nascosto qui?
- Hai Jordan che ti protegge.  il tuo bodyguard personale. E poi sei il migliore amico di Clary
- aggiunse. - Sebastian lo sa. Sei un potenziale ostaggio, e devi stargli alla larga.
- Non ha mai dimostrato alcun interesse nei miei confronti. Non vedo perch dovrebbe
cominciare adesso.
Isabelle fece spallucce, stringendosi nel mantello. - Non ha mai dimostrato interesse nei
confronti di nessuno a parte Clary o Jace, ma questo non significa che continuer cos. Non  stupido.
- L'aveva detto con amarezza, come se le costasse dare a Sebastian anche solo un briciolo di credito.
- Clary per te farebbe qualsiasi cosa.
- Farebbe qualsiasi cosa anche per te, Izzy. - Di fronte allo sguardo scettico di lei, reag
racchiudendole la guancia nel palmo della mano. - Ma allora, se non starai via cos tanto tempo, cosa
ci facciamo qui?
Isabelle fece una smorfia. Il freddo le aveva fatto arrossare zigomi e bocca. A Simon sarebbe
piaciuto premere le labbra contro le sue, cos piene di sangue, di vita e di calore, ma sapeva che i
genitori di lei li stavano guardando.
- Ho sentito Clary che ti salutava. Ha detto che ti vuole bene.
Simon spalanc gli occhi. - S che mi vuole bene, come amica. Non ha detto che mi ama, Izzy.
- Ma s, lo so! - protest lei. - Lo so benissimo. Il fatto  che lei lo dice in maniera cos
spontanea, e che tu le rispondi in maniera cos spontanea, e che io Non l'ho mai detto a nessuno. Non
a una persona che non facesse parte della mia famiglia.
- Se per lo dicessi, potresti farti male.  per quello che non lo fai.
- Potrebbe succedere anche a te. - Aveva gli occhi cos grandi e neri che riflettevano le
stelle. - Potresti farti male anche tu. Potrei essere io a fartene.
- Lo so. Lo so e non me ne importa niente. Jace una volta mi ha detto che mi avresti calpestato
il cuore con i tacchi a spillo degli stivali, ma non  bastato a fermarmi.
Isabelle accenn una risata. - Davvero ha detto cos? E tu hai tenuto duro comunque?
Simon si sporse verso di lei; se solo avesse avuto ancora la facolt di respirare, le avrebbe
mosso i capelli. - Lo considererei un onore.
Isabelle gir la testa, e le loro labbra si toccarono. Quelle di lei erano cos calde da far male. Poi
lei traffic intorno al mantello con le mani. Forse stava slacciandoselo, pens Simon per un momento,
ma di sicuro Isabelle non si sarebbe spogliata di fronte a tutta la sua famiglia, no? Non che, nel caso,
fosse sicuro di avere la forza di fermarla. Era Isabelle, dopotutto, e in fondo gli aveva quasi  quasi 
detto che lo amava.
Poi sent le labbra di lei muoversi contro la sua pelle mentre gli parlava. - Prendi questo -
sussurr, e lui sent qualcosa di freddo dietro al collo, poi la carezza suadente del velluto sulla gola
mentre Isabelle ritraeva la mano guantata.
Abbass lo sguardo. Sul petto gli brillava una pietra rosso sangue: era il ciondolo di rubino di
Isabelle, un cimelio di famiglia Shadowhunter, ed era trattato con un incantesimo che gli permetteva di
individuare la presenza dell'energia demoniaca.
- Non posso accettarlo - rispose lui, scioccato. - Iz, deve valere una fortuna!
Lei raddrizz le spalle. -  un prestito, non un regalo. Tienilo finch non ci rivediamo - disse
accarezzando il rubino con il velluto delle dita. - Una vecchia storia narra che sia arrivato fino alla
nostra famiglia per mezzo di un vampiro. Perfetto, no?
- Isabelle, io
- No - lo interruppe lei, anche se lo stesso Simon non sapeva esattamente cosa fosse stato sul
punto di dire. - Non dirlo, non adesso. - Isabelle stava gi indietreggiando. Alle sue spalle Simon
vedeva la sua famiglia, tutto ci che restava del Conclave. Luke aveva attraversato il Portale, e Jocelyn
stava per seguirlo in quel momento. Alec, che stava sbucando da dietro la fiancata dell'Istituto con le
mani in tasca, li guard, sollev un sopracciglio e prosegu oltre. - Tu per non non uscire con
nessun'altra mentre io non ci sono, okay?
Simon tenne lo sguardo oltre le sue spalle. - Quindi stiamo insieme? - le chiese, ma lei si
limit a voltarsi e corse via verso il Portale. La vide prendere la mano di Alec e attraversarlo insieme a
lui. Li seguirono Maryse, poi Jace, poi, alla fine, Clary, ultima accanto a Catarina, circondata da una
luce azzurra crepitante.
Gli fece l'occhiolino e pass. Simon vide il turbinio del Portale che la inghiottiva, e un attimo
dopo di lei non c'era pi traccia.
Simon si port la mano al rubino che aveva al collo. Gli sembrava di poter sentire un battito
dentro la pietra, una pulsazione viva. Era quasi come avere di nuovo un cuore.
capitolo 3
UCCELLI ALLA MONTAGNA
Clary pos il borsone accanto alla porta e si guard attorno.
Sentiva sua madre e Luke muoversi per la stanza, deporre a loro volta i bagagli, accendere le
torce di stregaluce che illuminavano la casa di Amatis. Clary era pronta a tutto. Ancora non sapevano
come avesse fatto Sebastian a prendere Amatis e, sebbene il posto fosse gi stato perlustrato dai
membri del Consiglio per escludere la presenza di materiale pericoloso, conosceva bene suo fratello: se
ne avesse avuto voglia, avrebbe distrutto l'intera casa soltanto per dimostrare di esserne capace  divani
trasformati in legna da ardere, specchi in frantumi, finestre a pezzi.
Ud Jocelyn emettere un leggero sospiro di sollievo e seppe che, probabilmente, anche lei aveva
avuto il suo stesso pensiero: qualunque cosa fosse successa, la casa sembrava a posto. Non c'era nessun
indizio che ad Amatis fosse stato fatto del male: pile di libri sul tavolino, pavimenti polverosi ma
sgombri, fotografie appese dritte ai muri. Con una fitta di tristezza, Clary not che accanto al caminetto
c'era un'immagine recente di lei, Luke e Jocelyn a Coney Island, abbracciati e sorridenti.
Ripens all'ultima volta che aveva visto la sorella di Luke, mentre Sebastian la costringeva a
bere il sangue della Coppa Infernale e lei urlava tutta la sua ribellione. Al modo in cui le si era svuotato
lo sguardo appena trangugiato il contenuto. Clary si chiese se fosse cos che ci si sentiva quando si
vedeva morire qualcuno. Non che non avesse gi visto la morte, certo. Valentine era morto davanti ai
suoi occhi. E lei era sicuramente troppo giovane per avere cos tanti fantasmi.
Luke si era avvicinato al caminetto per guardare le foto appese tutt'intorno. Ne sfior una che
ritraeva due bambini con gli occhi azzurri: uno, il pi piccolo, era impegnato a disegnare; la sorella lo
guardava con espressione affettuosa.
Il lupo mannaro aveva l'aria esausta. Il viaggio attraverso il Portale li aveva lasciati alla
Guardia, e da l avevano attraversato a piedi la citt fino alla casa di Amatis. Luke soffriva ancora
spesso per il dolore causatogli dalla ferita al fianco che non era del tutto guarita, ma Clary sospettava
che non fosse quella la sua maggiore fonte di preoccupazione. Il silenzio nelle stanze di Amatis, i
semplici tappeti sul pavimento che facevano tanto aria di casa, i ricordi personali disposti con cura:
tutto parlava di una vita tranquilla interrotta nel modo pi tremendo possibile.
Jocelyn si fece avanti per mettere una mano sulla spalla del suo compagno e gli mormor
qualche parola di conforto. Luke si gir nel cerchio delle sue braccia e le abbass la fronte nell'incavo
del collo. Erano gesti pi di consolazione che di romanticismo, eppure Clary si sent comunque come
se si fosse intromessa in un momento di intimit. Senza fare rumore, riprese il borsone e si avvi su per
le scale.
La camera per gli ospiti non era cambiata. Piccola, con le pareti dipinte di bianco, le finestre
rotonde come gli obl di una nave  ecco quella da cui si era intrufolato Jace una notte  e la trapunta
colorata sul letto. Lasci cadere il bagaglio sul pavimento, vicino al comodino. Quel comodino dove, la
mattina successiva, Jace le aveva lasciato un biglietto in cui le diceva che se ne sarebbe andato senza
pi tornare.
Si sedette sul bordo del letto, cercando di districarsi da quella ragnatela di ricordi. Non aveva
pensato a quanto sarebbe stata dura tornare a Idris. New York era casa sua, la normalit. Idris era
guerra e devastazione. Era l che aveva visto la morte per la prima volta.
Il sangue le ribolliva nelle vene e le pulsava forte nelle orecchie. Voleva vedere Jace, vedere
Alec e Isabelle; loro l'avrebbero riportata a terra, l'avrebbero fatta sentire un po' pi come a casa.
Riusciva, anche se molto vagamente, a sentire sua madre e Luke che si muovevano al piano di sotto;
forse anche il tintinnio delle tazzine in cucina. Si butt gi dal letto e si mise in piedi sul pavimento,
dove c'era il baule che Amatis le aveva indicato la prima volta che lei era stata l, dicendole di
curiosarci dentro per trovarsi dei vestiti.
Si inginocchi e lo apr. Gli stessi indumenti, accuratamente riposti fra strati di carta velina:
uniformi scolastiche, pratici maglioni e jeans, camicie e gonne pi formali e, sotto, un vestito che la
prima volta a Clary era parso un abito nuziale. Lo prese. Adesso che aveva pi familiarit con gli
Shadowhunters e il loro mondo, lo riconosceva per quello che in realt era.
Un abito funebre. Bianco e semplice, accompagnato da una giacca aderente con le rune del
Lutto intessute nella stoffa  e l, sui polsi, un disegno di uccelli quasi invisibile.
Aironi, come nel cognome Herondale. Clary distese delicatamente i vestiti sul letto. Riusciva a
vedere, con l'occhio della mente, Amatis che li indossava quando era morto Stephen. Lei che se li
infilava con cura, lisciava il tessuto e abbottonava la giacca, tutto per piangere un uomo con il quale
non era pi sposata. Vestiti da vedova senza potersi definire tale.
- Clary? - Era sua madre, che la guardava con la testa infilata nel vano della porta. - Cosa
sono quei Oh. - Attravers la stanza, tocc la stoffa del tessuto e sospir. - Oh, Amatis.
- Non si  pi ripresa dopo Stephen, vero? - chiese Clary.
- A volte le persone non ce la fanno. - La mano di Jocelyn si spost dall'abito ai capelli di
Clary, tirandoli all'indietro con la precisione svelta delle madri. - E i Nephilim S, abbiamo la
tendenza ad amare in maniera totalizzante. A innamorarci una volta sola, a morire di dolore per
amore Il mio vecchio tutor mi diceva sempre che i cuori dei Nephilim sono come i cuori degli angeli:
provano tutti i dolori umani, e non guariscono mai.
- Invece tu ci sei riuscita. Amavi Valentine, eppure adesso ami Luke.
- Lo so. - Lo sguardo di Jocelyn era distante. - Ma solo dopo aver passato pi tempo nel
mondo dei mondani ho cominciato a capire che la maggior parte di loro non aveva quello stesso
concetto di amore. Ora so che pu capitarti pi di una volta sola, che il cuore pu guarire, che si pu
amare e riamare. Io ho sempre amato Luke. Forse non lo sapevo, per  sempre stato cos. - Jocelyn
indic i vestiti distesi sul letto. - Dovresti indossare quella giacca da lutto, domani.
- Alla riunione? - chiese Clary, sorpresa.
- Alcuni Shadowhunters sono morti o sono stati trasformati in Ottenebrati - disse Jocelyn. -
Ogni Shadowhunter perduto  il figlio, il fratello, la sorella, il cugino di qualcuno. I Nephilim sono una
famiglia. Una famiglia disfunzionale, s, ma - Tocc il viso della figlia, mentre l'ombra nascondeva
la sua stessa espressione. - Cerca di dormire un po', Clary - concluse. - Domani sar una lunga
giornata.
Dopo che la porta si chiuse dietro sua madre, Clary indoss la camicia da notte e si arrampic
diligente sul letto per poi mettersi sotto le coperte. Chiuse gli occhi e cerc di addormentarsi, ma il
sonno non arrivava. Dietro le palpebre, le immagini continuavano a sovrapporsi come fuochi
d'artificio: angeli che cadevano dal cielo, sangue dorato, Ithuriel in catene e con gli occhi accecati che
le raccontava delle rune che le aveva dato nel corso della sua vita, le visioni e i sogni sul futuro. Le
tornarono in mente quelli che faceva su suo fratello, con le ali nere, che gocciolava sangue
camminando su un lago ghiacciato
Allontan la trapunta. Aveva caldo, le coperte le davano fastidio, ed era troppo agitata per
dormire. Scese dal letto per andare di sotto a prendere un bicchier d'acqua.
Il salotto era parzialmente illuminato, e nel corridoio filtrava il tenue bagliore della stregaluce.
Da dietro la porta giungevano dei mormorii: in cucina qualcuno era sveglio e stava parlando a bassa
voce. Clary si avvicin furtivamente, finch i bisbigli non iniziarono ad assumere forme familiari.
Riconobbe prima la voce di sua madre, resa acuta dall'ansia. - Per non capisco proprio come
avrebbe potuto essere nella credenza - stava dicendo. - Non lo vedo da da quando Valentine si era
preso tutto quello che avevamo, a New York.
- Clary non aveva detto che Jonathan ce l'aveva? ? Quella era la voce di Luke.
- S, ma sar andato distrutto con il resto di quell'appartamento disgraziato, no? - La voce di
Jocelyn divent pi forte quando Clary si accost alla porta e sbirci dentro. - Quello con tutti i vestiti
che Valentine aveva comprato per me. Come se un giorno fossi potuta tornare.
Clary rimase immobile, in silenzio. Luke e sua madre erano seduti al tavolo della cucina, lei con
la testa abbandonata su una mano, lui che le accarezzava la schiena. Clary aveva raccontato a Jocelyn
tutto dell'appartamento, di come Valentine lo avesse preservato intatto e con tutte le sue cose, sicuro
che un giorno sua moglie sarebbe tornata a vivere insieme a lui. Sua madre l'aveva ascoltata con calma
apparente, quando invece la storia doveva averla turbata molto pi di quanto Clary avesse capito.
- Ormai se n' andato, Jocelyn - le diceva Luke. - So che pu sembrare quasi impossibile.
Valentine  sempre stato una presenza immensa, persino quando si nascondeva. Ma  morto, davvero.
- Mio figlio no, per - obiett lei. - Sai che ogni anno, il giorno del suo compleanno,
prendevo questo scrigno e ci piangevo sopra? A volte sogno un ragazzo con gli occhi verdi, un ragazzo
che non  mai stato avvelenato dal sangue di demone, un ragazzo capace di ridere, di amare e di essere
umano, ed era per lui che piangevo Qualcuno che non  mai esistito.
Prendevo questo scrigno e ci piangevo sopra ripet Clary dentro di s. Il cofanetto
rappresentava il reliquiario di un bambino morto, sebbene lui ancora vivesse. Dentro c'erano una
ciocca di capelli, fotografie, una minuscola scarpina. L'ultima volta che Clary l'aveva visto, era stato
nelle mani di suo fratello. Doveva averglielo dato Valentine, anche se non sarebbe mai arrivata a capire
perch lui l'avesse conservato. Non era facile immaginarsi Sebastian nei panni del sentimentale.
- Dovrai dirlo al Conclave - disse Luke. - Se  qualcosa che ha a che fare con Sebastian,
loro vorranno sicuramente esserne messi al corrente.
Clary sent una fitta allo stomaco.
- Vorrei non doverlo fare. Vorrei poter buttare tutto nel fuoco. Impazzisco a pensare che sia
colpa mia! - si sfog. - Io ho sempre voluto proteggere Clary e nient'altro. E quello di cui ho pi
paura per lei, per tutti noi,  una persona che, se non fosse stato per me, nemmeno sarebbe al mondo.
- A quel punto il suo tono di voce si era fatto spento, amaro. - Avrei dovuto ucciderlo quando era
piccolo - aggiunse, poi si spost all'indietro, via da Luke, e Clary riusc a vedere che cosa c'era sul
piano del tavolo: era lo scrigno d'argento, esattamente come lo ricordava. Pesante, con un coperchio
semplice, e le iniziali J.C. incise a lato.
Il sole del mattino si rifletteva sui nuovi cancelli davanti alla Guardia. I vecchi, pens Clary,
dovevano essere andati distrutti nella battaglia che aveva compromesso gran parte della struttura e
bruciato gli alberi lungo il fianco della collina. In basso, oltre i cancelli, vedeva Alicante, l'acqua che
scintillava nei canali, le torri antidemoni che si innalzavano fino a dove la luce del sole le faceva
brillare come la mica nella pietra.
La stessa Guardia era stata rimessa in sesto. Il fuoco non aveva intaccato le pareti di pietra n le
torri. Attorno correva ancora un muro, e i nuovi cancelli erano fatti con lo stesso adamas duro e
cristallino che formava anche le torri antidemoni. Queste ultime sembravano lavorate a mano, con le
loro linee che si incurvavano a circondare il simbolo del Consiglio: quattro C disposte a quadrato che
stavano per Conclave, Consiglio, Console e Concordanza, antico nome dell'Alleanza; la curva di ogni
C racchiudeva poi il simbolo di ogni famiglia di Nascosti, quindi la luna crescente per i lupi mannari, il
libro degli incantesimi per gli stregoni, la freccia elfica per il Popolo Fatato e la stella per i vampiri.
Una stella. A lei non era venuto in mente niente che potesse funzionare come simbolo per i
vampiri. Sangue? Canini? Invece nella stella c'era qualcosa di semplice ed elegante. Brillava al buio,
un buio che non sarebbe mai stato illuminato dal sole, ed era solitaria come potevano esserlo soltanto i
predestinati a non morire mai.
La nostalgia per Simon la colp come una fitta acuta. Era esausta dopo una notte insonne, e
anche le sue risorse emotive erano scarse. Non contribuiva il fatto di sentirsi nel mirino di cento sguardi
ostili: accalcate attorno ai cancelli c'erano infatti decine e decine di Shadowhunters, per la maggior
parte sconosciuti. Molti di loro lanciavano a Jocelyn e Luke sguardi furtivi; pochi andavano a salutarli,
altri si tenevano in disparte con aria incuriosita. Jocelyn aveva l'aspetto di chi sta mantenendo la calma
solo grazie a uno sforzo di volont.
Altri Shadowhunters stavano salendo su per il sentiero lungo la collina della Guardia. Fu con
sollievo che Clary riconobbe i Lightwood: Maryse in testa, Robert al suo fianco, Isabelle, Alec e Jace
dietro. Indossavano i vestiti bianchi del lutto. Maryse, in particolare, sembrava molto cupa; Clary non
pot fare a meno di notare che lei e Robert, pur camminando fianco a fianco, erano distanti e non si
sfioravano nemmeno le mani.
Jace si stacc dal gruppo e le and incontro. Degli sguardi lo seguirono lungo il tragitto, anche
se lui sembr non farci caso. Era famoso tra i Nephilim in una strana maniera: il figlio di Valentine che
non era davvero suo figlio; rapito da Sebastian, tratto in salvo dalla spada del Paradiso. Clary
conosceva bene la storia, come del resto chiunque gli fosse vicino, ma i pettegolezzi erano cresciuti
come il corallo, aggiungendo disegni e colori alle vicende autentiche.
- sangue d'angelo
- poteri speciali
- sentito che Valentine gli ha insegnato dei trucchi
- fuoco nelle vene
- inappropriato per i Nephilim
Clary riusciva a sentire i sussurri anche mentre Jace si muoveva fra essi. Era una luminosa
giornata d'inverno, fredda ma soleggiata, e la luce catturava le venature d'oro e d'argento fra i suoi
capelli, costringendola a socchiudere gli occhi quando le fu vicino. - Abiti da lutto? - le disse,
toccandole la manica della giacca.
- Li porti anche tu - gli fece notare.
- Non pensavo ne avessi.
- Sono di Amatis. Senti devo dirti una cosa.
Jace si lasci tirare in disparte. Clary gli rifer la conversazione ascoltata per caso fra Luke e sua
madre a proposito dello scrigno. -  sicuramente quello che ricordo io. Quello che aveva mia madre
quando ero piccola, quello che si trovava nell'appartamento di Sebastian quando c'ero anch'io.
Jace si pass una mano fra le ciocche luminose dei capelli. - Avevo immaginato che ci fosse
qualcosa in ballo - Stamattina tua madre ha ricevuto un messaggio da Maryse. - Era preoccupato.
- Sebastian ha trasformato la sorella di Luke. L'ha fatto apposta per ferire lui e, tramite lui, tua madre.
La odia. Dev'essere venuto ad Alicante per prendere Amatis la notte in cui abbiamo combattuto sul
Burren. Quando io e lui eravamo legati, mi aveva persino detto che intendeva farlo: mi aveva confidato
che avrebbe rapito uno Shadowhunter ad Alicante, senza per specificarmi quale.
Clary annu. Faceva sempre effetto sentire Jace che parlava di se stesso in quel periodo, quando
era stato amico di Sebastian, o meglio, suo alleato. Un Jace che indossava la propria pelle e la propria
faccia ma che dentro era una persona completamente diversa.
- Deve aver portato lo scrigno con s allora, lasciandolo poi in casa - prosegu lui. - Avr
immaginato che, prima o poi, la tua famiglia l'avrebbe trovato. Dev'essere una sorta di messaggio, o
una firma.
-  questo che pensa il Conclave? - domand Clary.
-  quello che penso io - rispose Jace, concentrandosi su di lei. - E tu sai che noi due
capiamo Sebastian meglio di quanto loro possano o potranno mai fare. Anzi, non lo capiscono per
niente.
- Meglio per loro. - Il suono di una campana riecheggi nell'aria, e i cancelli si aprirono.
Clary e Jace si unirono ai Lightwood, a Luke e a Jocelyn in mezzo alla fiumana di Shadowhunters che
si riversava nei giardini fuori dalla fortezza. Li attraversarono, salirono una rampa di scale, poi un'altra
che portava a un lungo corridoio e alla fine raggiunsero la Sala del Consiglio.
Jia Penhallow, vestita da Console, sostava in piedi all'ingresso della sala mentre gli
Shadowhunters sfilavano uno dopo l'altro al suo interno. La struttura era quella di un anfiteatro: un
semicerchio di panche disposte a gradoni di fronte a un palco rettangolare nella parte anteriore. Sul
palco c'erano due leggii, uno per il Console e uno per l'Inquisitore; dietro di essi, due finestre, enormi
rettangoli che si affacciavano su Alicante.
Clary si sedette con i Lightwood e sua madre, mentre Robert Lightwood li lasci per scendere
lungo la corsia centrale e assumere il ruolo dell'Inquisitore. Sul palco, dietro i leggii, c'erano quattro
sedie alte con i simboli incisi sugli schienali: libro degli incantesimi, luna, freccia, stella. Erano i seggi
destinati ai Nascosti del Consiglio. Luke adocchi il proprio, ma si sedette accanto a Jocelyn; quella
non era una riunione del Consiglio vera e propria, con la presenza dei Nascosti, e Luke non era l in
veste ufficiale. Davanti alle sedie era stato allestito un tavolo drappeggiato di velluto blu. Adagiato
sopra, qualcosa di lungo e appuntito, che risplendeva alla luce delle finestre: la Spada Mortale.
Clary si guard intorno. La fiumana di Shadowhunters si era ridotta a un rivolo; la sala si era
quasi riempita fino al soffitto risonante. Un tempo c'erano state pi entrate rispetto alla sola Guardia.
Sapeva che Westminster Abbey ne aveva una, cos come la Sagrada Famlia e la Cattedrale di San
Basilio, ma con l'invenzione dei Portali erano state sigillate. Non riusciva a fare a meno di chiedersi se
qualche strana magia impedisse al Consiglio di traboccare completamente. La sala era piena come mai
l'aveva vista, eppure c'erano ancora dei posti vuoti quando Jia Penhallow sal sul palco e batt le mani
con un colpo secco.
- Posso avere l'attenzione del Consiglio?
Scese subito il silenzio; molti degli Shadowhunters si sporsero in avanti per ascoltare. Le voci
sulla vicenda si erano diffuse rapide e incontrollate come uno stormo di uccelli in preda al panico, e
nella sala serpeggiava una sorta di elettricit, una corrente scoppiettante di persone che morivano dalla
voglia di sapere qualcosa.
- Bangkok, Buenos Aires, Oslo, Berlino, Mosca, Los Angeles - disse Jia. - Attaccate in
rapida successione, prima che si potesse lanciare l'allarme. Prima di poter avvertire qualcuno. Tutti i
Conclavi di queste citt hanno visto i loro Shadowhunters catturati e trasformati. Pochi, pietosamente
pochi, ovvero i molto anziani o i molto giovani, sono stati semplicemente uccisi, i loro cadaveri lasciati
a noi per essere bruciati ed essere aggiunti alle voci degli Shadowhunters perduti nella Citt Silente.
Una voce si lev dalle prime file. Proveniva da una donna con i capelli neri e il disegno
argenteo di una carpa giapponese tatuato sulla pelle scura della guancia. A Clary era capitato poche
volte di vedere degli Shadowhunters con tatuaggi che non fossero Marchi, per non era impossibile. -
Hai detto "trasformati". Ma non volevi forse dire "trucidati"?
Le labbra di Jia si serrarono. - No. Non volevo dire "trucidati". Volevo proprio dire
"trasformati". Stiamo parlando degli Shadowhunters oscuri, degli Ottenebrati, di coloro che Jonathan
Morgenstern (o Sebastian, come preferisce farsi chiamare) ha distolto dalla loro missione di Nephilim
per mezzo della Coppa Infernale. A tutti gli Istituti era stato fornito un rapporto di quanto accaduto al
Burren. L'esistenza di queste creature  qualcosa di cui ormai siamo al corrente da un po', ma pare che
qualcuno non volesse crederci.
Un mormorio serpeggi nella sala. Clary se ne accorse a malapena; sapeva che attorno alla sua
mano c'era quella di Jace, ma in quel momento stava risentendo il vento del Burren, e rivedendo gli
Shadowhunters che, sollevata la fronte dalla Coppa Infernale, guardavano Sebastian e perdevano i
Marchi del Libro Grigio
- Gli Shadowhunters non combattono altri Shadowhunters - disse un uomo anziano seduto in
una delle prime file. Jace le mormor all'orecchio che quello era il capo dell'Istituto di Reykjavk. - 
blasfemia.
- Lo , certo - gli conferm Jia. - Blasfemia  il credo di Sebastian. Suo padre voleva
ripulire il mondo dai Nascosti. Sebastian, invece, cerca qualcosa di molto diverso: lui vuole ridurre i
Nephilim in cenere, e per riuscirci vuole sfruttare loro stessi.
- Se lui  riuscito a trasformare i Nephilim in in mostri, allora noi dobbiamo scoprire un
modo per farli tornare come prima - disse Nasreen Choudhury, capo dell'Istituto di Mumbai, regale
nel suo sari bianco decorato con le rune. - Non dobbiamo certo arrenderci cos facilmente.
- A Berlino  stato rinvenuto uno di loro: era ferito, probabilmente lasciato l a morire - disse
Robert. - I Fratelli Silenti lo stanno analizzando proprio in questo momento per vedere se riescono a
ricavarne qualche informazione che possa portare a un antidoto.
- Chi era? - volle sapere la donna con la carpa tatuata. - Prima di essere trasformato doveva
avere un nome, un nome Shadowhunter.
- Amalric Kriegsmesser - rispose Robert, dopo un attimo di esitazione. - La sua famiglia ne
 gi stata informata.
Anche gli stregoni del Labirinto a Spirale stanno lavorando a una possibile cura. La voce
silenziosa di un Fratello Silente si diffuse in tutta la stanza. Clary riconobbe Fratello Zaccaria, in piedi,
con le mani congiunte, accanto al palco. Vicino a lui c'era Helen Blackthorn, vestita a lutto e
angosciata in viso.
- Ma sono stregoni! - disse qualcuno in tono scettico. - Di certo non potranno fare meglio
dei nostri Fratelli Silenti.
- Non si potrebbe sottoporre Kriegsmesser a un interrogatorio? - intervenne una donna alta,
con i capelli bianchi. - Forse sa quale sar la prossima mossa di Sebastian, o magari sa persino come
rimediare allo stato in cui si trova lui stesso
Amalric Kriegsmesser  a malapena cosciente, e poi  un servitore della Coppa Infernale,
spieg Fratello Zaccaria. La Coppa ha il pieno controllo su di lui. Non possiede una volont autonoma
e perci non c' una volont in cui fare breccia.
La donna con la carpa tatuata prese di nuovo la parola. -  vero che ora Sebastian
Morgenstern  invulnerabile? Che non pu essere ucciso?
Ci fu un mormorio. Jia alz la voce: - Come ho detto, al primo attacco non  sopravvissuto
alcun Nephilim. Ma all'ultimo, quello di Los Angeles, s: sono in sei. Sei bambini. - Si volt. -
Helen Blackthorn, se vuoi cortesemente far entrare i testimoni
Clary vide Helen annuire e infilarsi in una porta laterale. Torn un attimo dopo, camminando
lenta e cauta. Teneva una mano sulla schiena di un ragazzino esile con una zazzera di capelli castani
ondulati. Non poteva avere pi di dodici anni. Clary lo riconobbe all'istante: lo aveva visto nella navata
dell'Istituto la prima volta che aveva incontrato Helen, il polso chiuso nella presa della sorella
maggiore, le mani coperte di cera perch aveva giocherellato con le candele che decoravano l'interno
della cattedrale. Allora aveva lo stesso sorriso birichino e gli stessi occhi verde-azzurro di sua sorella.
Julian, l'aveva chiamato Helen. Il suo fratellino.
Adesso quel sorriso non c'era pi. Julian aveva l'aria stanca, sporca e spaventata. I polsi ossuti
gli sbucavano dalle maniche troppo corte di una giacca bianca da lutto; fra le braccia teneva un
bambino che non doveva avere pi di tre anni, con i capelli ricci e castani  a quanto pareva, una
caratteristica di famiglia. Anche gli altri indossavano abiti da lutto simili, tutti evidentemente presi in
prestito. Al seguito di Julian c'era una bambina che dimostrava circa dieci anni, la mano stretta in
quella di un coetaneo; lei aveva i capelli castano scuro, lui dei ricci corvini che quasi gli coprivano il
viso. Gemelli fraterni, pens Clary. Dopo di loro entr un'altra bambina che poteva avere otto o nove
anni, il viso rotondo e molto pallido fra le trecce castane. Tutti quei membri della famiglia Blackthorn 
la somiglianza era impressionante  sembravano sconvolti e terrorizzati, eccezion fatta forse per Helen,
la cui espressione era un misto di furia e dolore.
La disperazione di quei visi colp Clary dritto al cuore. Pens al suo potere con le rune,
all'eventualit di crearne una capace di attutire il trauma della perdita. Le rune del Lutto esistevano, ma
soltanto per onorare i morti, allo stesso modo in cui le rune dell'Amore esistevano, come gli anelli
nuziali, per simboleggiare il legame nato dal sentimento. Come non potevi costringere qualcuno ad
amarti usando una runa, cos non potevi attenuarne il dolore. Tanta magia, pens Clary, e niente per
ricucire un cuore squarciato dalla sofferenza.
- Julian Blackthorn - disse Jia Penhallow con voce gentile. - Fai un passo in avanti, per
favore.
Julian annu deglutendo, poi pass il bambino che teneva in braccio alla sorella maggiore.
Avanz, gli occhi che saettavano attorno al palco come se stesse cercando qualcuno. Proprio mentre le
spalle gli si stavano afflosciando per la delusione, un'altra figura spunt davanti ai presenti. Una
ragazzina anche lei sui dodici anni, con un intrico di capelli biondo scuro che le ricadeva su una spalla.
Indossava un paio di jeans e una maglietta non proprio della sua taglia; teneva la testa bassa come se
non ce la facesse a sopportare gli sguardi di tutte quelle persone attorno a s. Era chiaro che non voleva
affatto trovarsi l, sul palco, e forse nemmeno a Idris, ma appena Julian la vide, parve rilassarsi.
L'espressione terrorizzata lo abbandon quando la nuova arrivata si mise accanto a Helen, sempre
nascondendo il viso alla folla.
- Julian - disse Jia con la stessa voce gentile - ti andrebbe di fare una cosa per noi? Potresti
prendere la Spada Mortale?
Clary si mise ben dritta a sedere. Lei la Spada Mortale l'aveva impugnata; sapeva quanto
pesava. Il suo freddo ti uncinava la pelle e ti estorceva la verit. Non potevi mentire quando tenevi in
mano quella spada, ma la verit, anche quella che volevi raccontare, era pura agonia.
- Non possono - sussurr. -  soltanto un bambino
-  il pi grande fra quelli fuggiti dall'Istituto di Los Angeles - le sussurr Jace. - Non
hanno altra scelta.
Julian annu, le gracili spalle erette. - La prendo.
Robert Lightwood pass dietro al leggio e and al tavolo. Prese la spada e torn di fronte a
Julian. Il contrasto fra i due era quasi buffo: l'omone dal torso possente e il ragazzino smilzo dalla
chioma selvaggia.
Julian allung la mano e afferr la Spada. Quando le sue dita si richiusero sull'elsa, rabbrivid,
colpito dall'immediata scossa di dolore. La ragazzina bionda dietro di lui tent di farsi avanti, e Clary
intravide la sua espressione  furia allo stato puro  ma Helen la prese e la blocc.
Jia si inginocchi. Era uno strano spettacolo vedere il ragazzino con la Spada affiancato dal
Console e dall'Inquisitore. - Julian - disse Jia con voce bassa ma sufficiente a raggiungere l'intera
sala. - Ci puoi dire chi c' qui sul palco con te, oggi?
Con la sua voce squillante da ragazzino, Julian rispose: - Tu. L'Inquisitore. La mia famiglia:
mia sorella Helen, Tiberius e Livia, Drusilla e Tavvy. Octavian. E la mia migliore amica, Emma
Carstairs.
- E loro erano tutti con te quando l'Istituto  stato attaccato?
Julian scosse la testa. - Helen no. - Lei era qui.
- Puoi dirci che cos'hai visto, Julian? Senza tralasciare nessun dettaglio?
Julian deglut. Era pallido. Clary riusciva a immaginare il dolore che stava provando, il peso
della Spada. - Era pomeriggio Ci stavamo allenando nella palestra. Katerina ci seguiva, Mark
guardava. I genitori di Emma erano in pattuglia di routine sulla spiaggia. Abbiamo visto un lampo di
luce: io ho pensato che fosse un fulmine, oppure un fuoco d'artificio. Invece mi sbagliavo. Katerina
e Mark sono scesi al piano di sotto, dicendoci di rimanere dove eravamo.
- Invece non l'avete fatto - disse Jia.
- Sentivamo rumori di battaglia. Ci siamo divisi: Emma  andata a prendere Drusilla e
Octavian, io sono andato nell'ufficio con Livia e Tiberius per chiamare il Conclave. Per riuscirci siamo
dovuti sgattaiolare davanti all'ingresso principale e, quando lo abbiamo fatto, ho visto lui.
- Lui?
- Sapevo che era uno Shadowhunter, invece no. Era vestito con un mantello rosso, pieno di
rune.
- Che tipo di rune?
- Non le conoscevo, e avevano qualcosa di strano. Non erano come quelle del Libro Grigio
Guardarle mi ha fatto quasi star male. Poi lui si  tirato indietro il cappuccio Aveva i capelli bianchi,
quindi all'inizio ho pensato che fosse vecchio. Ma dopo ho capito che era Sebastian Morgenstern.
Impugnava una spada.
- Potresti descriverla?
- D'argento, con un disegno di stelle nere sulla lama e sul manico. L'ha sguainata e - Al
ragazzo manc il fiato, e Clary fu quasi in grado di sentirlo, l'orrore causato dal ricordo che si
scontrava con l'obbligo di rievocarlo, di riviverlo. Lei stessa si stava chinando in avanti, le mani serrate
a pugno, a malapena consapevole che le unghie le si stavano conficcando nei palmi. - L'ha puntata
alla gola di mio padre - prosegu Jordan. - C'erano altri insieme a lui. Anche loro vestiti di rosso
- Shadowhunters? - domand Jia.
- Non lo so. - Julian ora aveva il fiato corto. - Alcuni indossavano mantelli neri. Altri erano
in tenuta da combattimento, per rossa. Era la prima volta che la vedevo. C'era una donna con i capelli
castani, teneva in mano un calice che sembrava la Coppa Mortale. Ha costretto il mio pap a berci
dentro, lui  caduto per terra e si  messo a gridare. Allora ho sentito gridare anche mio fratello.
- Quale? - chiese Robert Lightwood.
- Mark - rispose Julian. - Li ho visti che cominciavano a muoversi verso l'ingresso, e Mark
si  girato per dirci di tornare di sopra e andarcene. Io sono caduto sull'ultimo gradino e, quando ho
guardato in basso, ho visto che gli stavano saltando tutti addosso - Fece un verso strozzato. - Poi
mio padre si  rialzato aveva anche lui gli occhi neri e ha cominciato a muoversi verso Mark come
tutti gli altri, come se nemmeno lo conoscesse
La voce di Julian si spezz proprio mentre la ragazzina bionda riusciva a liberarsi dalla stretta di
Helen per scagliarsi in avanti, mettendosi fra Julian e il Console.
- Emma! - esclam Helen, muovendosi per raggiungerla, ma Jia tese una mano per farle
segno di stare indietro. Emma aveva il viso esangue e respirava affannosamente. Clary pens di non
avere mai visto tanta rabbia racchiusa in una figura cos piccola.
- Lasciatelo in pace! - grid la ragazzina, allargando le braccia come se volesse far scudo a
Julian pur essendo pi bassa di lui di svariati centimetri. - Lo state torturando! Lasciatelo stare!
-  tutto a posto, Emma - cerc di tranquillizzarla Julian, anche se, adesso che
l'interrogatorio era stato interrotto, il suo viso aveva cominciato a riprendere colore. - Devono farlo.
Lei si gir per guardarlo in faccia. - No, non devono. C'ero anch'io, ho visto anch'io quello
che  successo. Fatelo a me! - Tese le mani come per implorare di ricevere lei la Spada. - Sono stata
io a colpire Sebastian al cuore. Io ho visto che non moriva.  me che dovreste interrogare!
- No - si oppose Julian.
Jia disse, sempre con gentilezza: - Emma, dopo interrogheremo anche te. La Spada fa male,
ma non  pericolosa
- Smettetela. Smettetela e basta. - Detto ci, la ragazzina si avvicin a Julian, che intanto
stringeva forte l'arma. Era evidente che non avesse la minima intenzione di lasciarla. Faceva di no con
la testa anche adesso che lei ci aveva messo sopra le mani, cos che la stavano reggendo insieme.
- Ho lanciato io un pugnale nel cuore di Sebastian - disse Emma, con una voce che
riecheggi in tutta la stanza. - Lui se l' sfilato e ha riso. Ha detto: Peccato che tu non possa
sopravvivere per raccontare al Conclave di come Lilith mi abbia rafforzato oltre ogni misura. Forse
solo Gloriosa potrebbe mettere fine alla mia vita.  un peccato che i Nephilim non abbiano pi favori
da chiedere al Paradiso. Ora nessuno di quei fragili strumenti di guerra che forgiano nella Citt di
Diamante pu farmi alcun male.
Clary rabbrivid. Risent la voce di Sebastian attraverso quella di Emma, e quasi riusc a
vederlo, in piedi di fronte a lei. Nel frattempo, il Conclave si era acceso di un vociare concitato che le
imped di sentire ci che le disse Jace.
- Sicura di aver centrato il cuore? - chiese Robert, le sopracciglia scure ravvicinate.
Fu Julian a rispondere. - Emma non sbaglia un colpo - dichiar, mostrandosi offeso come se
lo avessero appena insultato personalmente.
- So dov' il cuore - ribatt lei, allontanandosi da Julian e scoccando uno sguardo rabbioso, o
forse ferito, a Console e Inquisitore. - Voi credo di no, invece.
La voce le si era alzata; si volt e corse gi dal palco, praticamente dando una gomitata a
Robert per farsi strada. Scomparve dietro la porta dalla quale era arrivata, e Clary si sent scappare un
ansimo. Nessuno le correva dietro? Si capiva che Julian avrebbe voluto farlo, ma, intrappolato fra il
Console e l'Inquisitore, con il peso della Spada Mortale su di s, non poteva muoversi. Helen la segu
con lo sguardo, un'espressione di intenso dolore sul viso, mentre cullava fra le braccia il piccolo
Tavvy.
E in un istante Clary fu in piedi. Sua madre accenn a trattenerla, ma lei stava gi correndo gi
dal corridoio in discesa tra le panche. Fece risuonare forte i gradini di legno, oltrepass il Console e
l'Inquisitore, super anche Helen e imbocc la porta laterale per seguire Emma.
Per poco non travolse Aline, ferma dietro la porta aperta a guardare con aria scettica cosa stava
succedendo nella Camera del Consiglio. Appena vide Clary, l'espressione contrariata le spar dal viso,
rimpiazzata dallo stupore. - Ehi, che cosa stai facendo?
- La ragazzina! - rispose lei, senza fiato. - Emma.  corsa qui dentro.
- Lo so. Ho cercato di fermarla, ma si  liberata.  soltanto - Aline sospir e lanci uno
sguardo dentro la sala, dove Jia aveva ricominciato l'interrogatorio di Julian. -  stata durissima per
loro, Helen e gli altri. Tu sai che la loro madre  morta pochi anni fa. Ora hanno soltanto uno zio, a
Londra
- Quindi li manderanno a vivere l? Quando sar tutto finito, intendo - chiese Clary.
Aline scosse la testa. - Hanno offerto allo zio di dirigere l'Istituto di Los Angeles. La
speranza, credo, sia che accetti e si occupi dei ragazzi. Finora mi sembra che non abbia ancora detto
s... Probabilmente  sotto shock. Voglio dire, ha perso il nipote, il fratello S, insomma, Andrew
Blackthorn non  tecnicamente morto, ma  come se lo fosse. Anzi, in un certo senso  addirittura
peggio. - Le sue parole erano cariche di amarezza.
- Lo so - disse Clary. - So esattamente che cosa significa.
Aline la guard con pi attenzione. - Suppongo di s, ma Helen. Vorrei poter fare qualcosa
di pi per lei.  tormentata dal senso di colpa perch durante l'attacco era qui con me e non a Los
Angeles. Ce la sta mettendo tutta, per non pu fare da madre a quei bambini Lo zio non  ancora
arrivato, e poi E poi c' Emma, che l'Angelo l'aiuti. Non le  rimasto nemmeno uno straccio di
famiglia.
- Vorrei parlare con lei. Con Emma.
Aline si infil una ciocca di capelli dietro l'orecchio; l'anello dei Blackthorn le brillava alla
mano destra. - Non vuole parlare con nessuno tranne Julian.
- Lasciami fare un tentativo. Ti prego.
Aline vide l'espressione decisa sul viso di Clary e sospir. - In fondo al corridoio. Prima
stanza a sinistra.
Il corridoio faceva una curva dalla parte opposta rispetto al Consiglio. Pi Clary camminava,
pi le voci degli Shadowhunters si smorzavano. Le pareti erano di pietra liscia, rivestite da arazzi che
ritraevano varie scene epiche tratte dalla storia della sua gente. La prima porta che comparve sulla
sinistra era di legno, molto semplice. Prima di aprirla buss leggermente, nonostante fosse socchiusa,
per non cogliere di sorpresa chiunque si fosse trovato all'interno.
Entrando, vide una stanza semplice, rivestita in legno, piena di sedie messe alla rinfusa. Clary
ebbe l'impressione di trovarsi in una sala d'aspetto ospedaliera; nell'aria c'era il senso di pesantezza
tipico dei luoghi di passaggio in cui la gente prova ansia e dolore.
In un angolo c'era una sedia appoggiata contro la parete, e, seduta sopra, Emma. Da vicino
sembrava pi piccola. Indossava una maglietta con le maniche corte e sulle braccia nude aveva alcuni
Marchi; la runa della Divinazione si trovava sulla mano sinistra, segno che la ragazza era mancina
come Jace, e poggiava sull'elsa di una spada corta sguainata. Da quella distanza, Clary not che Emma
aveva i capelli biondo chiaro, ma cos sporchi e intricati da sembrare pi scuri. Da sotto il groviglio, a
un tratto si alz verso di lei uno sguardo di sfida.
- Che c'? Che vuoi?
- Niente - rispose Clary, chiudendosi la porta dietro le spalle. - Solo parlarti.
Gli occhi di Emma si strinsero di sospetto. - Vuoi usare la Spada Mortale con me?
Interrogarmi?
- No, ma so cosa vuol dire. L'hanno fatto anche a me ed  stato tremendo. Mi dispiace che lo
stiano facendo al tuo amico, dovrebbero trovare un altro sistema.
- Dovrebbero credergli e basta - fece lei. - Julian non mente. - Guard Clary con aria
provocatoria, come se volesse sfidarla a sostenere il contrario.
- Ovvio che non lo fa - disse Clary, avanzando di un passo. Si sentiva quasi alle prese con
una bestiola selvatica nel bosco, da avvicinare senza spaventarla. - Julian  il tuo migliore amico,
vero?
Emma annu.
- Anch'io ho un migliore amico maschio. Si chiama Simon.
- E dov'? - le chiese, facendo guizzare gli occhi alle sue spalle quasi si aspettasse di vedere
il suo amico che si materializzava all'improvviso.
-  a New York. Mi manca molto.
Emma la guard come se per lei ci fosse un senso profondo in quelle parole. - Anche Julian 
andato a New York, una volta. Mi mancava, cos quando  tornato gli ho fatto promettere che non
sarebbe pi andato da nessuna parte senza di me.
Clary sorrise e si avvicin un altro po'. - Hai una spada bellissima - disse indicando l'arma
sulle ginocchia della ragazzina.
L'espressione di lei si ammorbid in misura infinitesimale. Emma tocc la lama, intarsiata con
un raffinato motivo di foglie e rune. Clary not la guardia d'oro e la scritta: IL MIO NOME 
CORTANA E CONDIVIDO L'ACCIAIO E LA TEMPRA DI GIOIOSA E DURLINDANA. - Era di
mio padre. La famiglia Carstairs se la tramanda di generazione in generazione.  una spada famosa -
disse con orgoglio. - Realizzata molto tempo fa.
- Condivide l'acciaio e la tempra di Gioiosa e Durlindana - lesse Clary a voce alta. - Anche
quelle sono due spade famose. E sai chi possiede le spade famose?
- Chi?
- Gli eroi - le disse inginocchiandosi a terra per poterla guardare in viso.
Emma fece una smorfia. - Io non sono un eroe. Non ho fatto niente per salvare la vita a Julian,
o a Mark.
- Mi dispiace tanto So cosa vuol dire vedere una persona che ami diventare un Ottenebrato.
Essere trasformata in qualcosa di diverso.
Emma per stava scuotendo la testa. - Mark non  diventato un Ottenebrato.  stato rapito.
- Rapito?!
- Non volevano farlo bere dalla Coppa per via del suo sangue di fata - spieg, e a Clary
venne in mente che, in effetti, nell'albero genealogico dei Blackthorn c'era anche una fata. Come a
voler anticipare la domanda che presto avrebbe ricevuto, Emma aggiunse stancamente: - Soltanto
Mark e Helen hanno sangue di fata. Dalla stessa madre, che per se n' andata e li ha lasciati con il
signor Blackthorn quando loro erano ancora piccoli. Julian e gli altri sono figli di un'altra donna.
- Oh - fece Clary. Non voleva essere troppo pressante, ma neppure che quella ragazzina
sfortunata la vedesse come l'ennesima adulta che la considerava solo una fonte di informazioni utili e
niente pi. - Conosco Helen. Mark le assomiglia?
- S! Helen e Mark hanno le orecchie un po' appuntite e i capelli chiari. Nessuno degli altri
Blackthorn  biondo; sono tutti castani tranne Ty, e nessuno sa perch lui sia molto pi scuro. Livvy 
la sua gemella, ma nemmeno lei ha i capelli cos neri. - Sul viso di Emma erano tornati un po' di
colore e di vivacit; si vedeva che le piaceva parlare dei Blackthorn.
- Quindi non hanno voluto che Mark bevesse dalla Coppa? - Dentro di s, Clary era stupita
dalla decisione di Sebastian. Lui non aveva mai dimostrato la stessa ossessione di Valentine per i
Nascosti, sebbene non si comportasse certo come se gli andassero a genio. - Forse, se hai sangue di
Nascosto, non funziona.
- Forse - ripet Emma.
Clary le copr una mano con la propria. Aveva paura della risposta che avrebbe ricevuto, ma
stava per farle una domanda che non poteva evitare. - Non ha trasformato anche i tuoi genitori, vero?
- No No - rispose lei, ora con voce tremante. - Loro sono morti. Non erano all'Istituto,
stavano indagando su un rapporto di attivit demoniaca. L'oceano ha gettato i loro corpi sulla spiaggia,
dopo l'attacco. Sarei potuta andare con loro, ma volevo rimanere all'Istituto. Allenarmi con Jules. Se
solo li avessi seguiti
- Saresti morta anche tu - concluse Clary.
- E tu come fai a saperlo? - ribatt Emma, ma nei suoi occhi c'era qualcosa, qualcosa che
voleva crederci.
- Vedo che sei una brava Shadowhunter. Vedo i Marchi che porti, le cicatrici. E come tieni la
spada. Se tu sei cos brava, posso solo immaginare come siano stati bravi anche i tuoi genitori. Quello
che li ha uccisi non  qualcosa da cui avresti potuto salvarli. - Sfior la spada di Emma. - Gli eroi
non sempre sono quelli che vincono. Sono quelli che perdono, a volte. Per continuano a combattere,
continuano a provarci. Non si arrendono. Ed  questo che fa di loro degli eroi.
Emma trasse un sospiro tremante proprio nel momento in cui qualcuno buss piano.
Clary si gir di tre quarti quando la porta si apr lasciando entrare, insieme alla luce del
corridoio, anche Jace. Lui colse il suo sguardo e le fece un sorriso, appoggiandosi contro lo stipite.
Aveva i capelli color oro molto scuro, gli occhi di un tono pi chiari.
A volte Clary aveva l'impressione di potergli vedere il fuoco dentro, un fuoco che gli illuminava
gli occhi, la pelle e le vene con il sangue in tumulto a un passo dalla superficie.
- Clary - disse.
Lei ebbe l'impressione di sentire un gridolino acuto alle sue spalle e si gir un attimo. Emma
stava impugnando la spada, e spoastava gli occhi spalancati da Clary a Jace.
- Il Consiglio  finito - annunci lui. - E non credo che Jia sia molto felice di averti vista
correre qui.
- Quindi sono nei guai - concluse Clary.
- Come al solito - fu la pronta risposta, resa tuttavia dolce da un sorriso. - Ce ne stiamo
andando tutti. Tu sei pronta?
Lei scosse la testa. - Ci vediamo da te. Poi mi aggiornerete su cosa  successo.
Jace esit. - Fai venire Aline o Helen con te - decise infine. - La casa del Console  in
fondo alla strada dove c' anche quella dell'Inquisitore. - Si chiuse la giacca e scivol fuori dalla
stanza, tirandosi la porta dietro le spalle.
Clary torn a rivolgersi a Emma, che ancora la fissava.
- Conosci Jace Lightwood?! - le chiese subito.
- Se conosco Jace?
-  famoso! - rispose Emma, chiaramente ammirata. -  il migliore fra gli Shadowhunters.
Il migliore in assoluto!
- S,  mio amico - le disse, notando che la conversazione aveva preso una piega inaspettata.
L'altra le lanci lo sguardo di chi la sa lunga. -  il tuo ragazzo.
- E tu come
- Ho visto come ti ha guardata. E comunque lo sanno tutti che Jace Lightwood ha una ragazza
e che la sua ragazza  Clary Fairchild. Perch non mi hai detto subito come ti chiami?
- Non pensavo che conoscessi il mio nome! - rispose, confusa.
- Non sono stupida - fece Emma con un'aria scocciata che spinse Clary a irrigidire la schiena
prima di ridere.
- No, non lo sei. Sei molto intelligente. E io sono contenta se sai chi sono, perch volevo dirti
che puoi venire a parlarmi quando vuoi. Non soltanto di quello che  successo all'Istituto: di quello che
preferisci. E puoi parlare anche con Jace. Devo dirti dove puoi trovarci?
Emma fece di no con la testa. - No - rispose, la voce di nuovo morbida. - So dov' la casa
dell'Inquisitore.
- Okay. - Clary congiunse le mani, soprattutto per trattenersi dal desiderio istintivo di
abbracciare la ragazzina. Temeva che non l'avrebbe apprezzato, perci prefer voltarsi verso la porta.
- Se sei la ragazza di Jace Lightwood, dovresti avere una spada migliore - aggiunse
all'improvviso Emma, e Clary si guard la spada che aveva preso quel mattino, un vecchio modello
messo in valigia insieme al resto delle sue cose newyorchesi.
Tocc l'elsa. - Questa non va bene?
Emma scosse il capo. - Per niente.
L'aveva detto in modo cos serio che Clary non riusc a evitare di sorridere. - Grazie per il
consiglio.
capitolo 4
PI SCURI DELL'ORO
Quando Clary buss alla porta di casa dell'Inquisitore, ad aprirle fu Robert Lightwood in
persona.
Per un momento lei rest immobile, incerta su cosa dire. Non aveva mai parlato con il padre
adottivo di Jace, non l'aveva mai conosciuto bene. Quell'omone con i capelli scuri e la barba ben
curata era sempre stato un'ombra sullo sfondo, dietro a Maryse, con la mano appoggiata alla sua sedia.
Non riusciva a immaginarselo amico del suo, di padre, per quanto sapesse che nel Circolo di Valentine
fosse stato cos. Troppi erano i segni sul suo viso, e troppo dura la linea della mandibola, perch
potesse immaginarselo giovane.
Quando la guard, lei not che aveva gli occhi blu scuro, tanto da averli sempre creduti neri.
La sua espressione era impenetrabile, eppure Clary avvertiva chiaramente il senso di
disapprovazione che emanava il suo corpo. Temette che Jia non fosse stata l'unica a infastidirsi quando
lei era scappata via, durante il Consiglio, per raggiungere Emma.
- Se stai cercando i miei figli, li trovi di sopra - si limit a dirle. - Ultimo piano.
Clary pass accanto al signor Lightwood e attravers l'ingresso, estremamente maestoso. A dire
il vero, la casa assegnata in via ufficiale all'Inquisitore e alla sua famiglia maestosa lo era tutta, con i
soffitti alti e i mobili massicci dall'aria costosa. Era grande abbastanza da ospitare corridoi con il
soffitto a volta, una scalinata imponente e un elegante lampadario che brillava di tenue stregaluce. Si
chiese dove fosse Maryse, e se a lei la casa piacesse.
- Grazie - disse.
Robert Lightwood si strinse nelle spalle e scomparve nell'ombra senza aggiungere una parola.
Clary sal facendo due gradini alla volta, superando diversi pianerottoli prima di arrivare all'ultimo
piano, in cima a una rampa di scale ripida e stretta che dava su un corridoio. In fondo c'era una porta
semiaperta da cui uscivano delle voci.
Lei buss appena, per pura cortesia, ed entr. Le pareti della mansarda erano dipinte di bianco;
un angolo era occupato da un armadio enorme, con entrambe le ante aperte  i vestiti di Alec, molto
pratici e un po' sciatti, appesi da un lato; quelli di Jace, nelle tonalit del grigio e del nero, e ancora
come nuovi, dall'altro. Le tenute da combattimento erano accuratamente ripiegate sul fondo.
A Clary venne quasi da sorridere, anche se non sapeva bene perch. C'era qualcosa, nel fatto
che Alec e Jace condividessero la stessa stanza, che le faceva tenerezza. Si chiese se la notte si
tenessero svegli a vicenda chiacchierando, come avevano sempre fatto lei e Simon.
Alec e Isabelle erano seduti sul davanzale della finestra. Dietro di loro, Clary vedeva i colori del
tramonto riflettersi sulla superficie del canale, in basso. Jace era stravaccato su uno dei letti singoli, con
gli stivali piuttosto ostentatamente poggiati sul copriletto di velluto.
- Credo vogliano dire che non possono starsene con le mani in mano mentre Sebastian attacca
altri Istituti - stava dicendo Alec. - Sarebbe come nascondersi. E gli Shadowhunters non si
nascondono.
Jace si sfreg una guancia con la spalla; aveva l'aria stanca, i capelli arruffati. - Ma  gi come
nascondersi. Sebastian  l fuori, noi siamo qui dentro. Con le difese raddoppiate. Tutti gli Istituti
evacuati. Nessuno a proteggere il mondo dai demoni. Chi custodir i custodi?
Alec fece un sospiro e si pass una mano sul viso. - Speriamo che non continui cos troppo a
lungo.
- Non  semplice immaginare cosa succeder - disse Isabelle. - Un mondo senza
Shadowhunters. Demoni ovunque. Nascosti che si attaccano a vicenda.
- Se io fossi Sebastian - fece per dire Jace, quando Clary lo interruppe.
- Ma non lo sei. Tu non sei Sebastian.
La guardarono tutti. Alec e Jace non si assomigliavano per niente, pens Clary in quel
momento, eppure ogni tanto avevano uno sguardo o un gesto che le ricordava come fossero di fatto
cresciuti insieme. Sembravano entrambi incuriositi, e un po' preoccupati. Isabelle invece aveva l'aria
pi stanca, e turbata.
- Tutto a posto? - le disse Jace a mo' di saluto, rivolgendole un sorriso obliquo. - Come sta
Emma?
- A pezzi - rifer. - Cos' successo dopo che me ne sono andata?
- L'interrogatorio era quasi finito. Dietro agli attacchi c' ovviamente Sebastian, a sua volta
spalleggiato da un nutrito esercito di guerrieri oscuri. Nessuno sa esattamente quanti siano, ma
dobbiamo dedurre che tutti gli scomparsi siano stati trasformati.
- Be', noi siamo ancora molto pi numerosi - disse Alec. - Lui avr pure le sue milizie
originarie e i sei Conclavi che ha trasformato, per noi abbiamo tutti gli altri.
Negli occhi di Jace c'era qualcosa che li fece sembrare pi scuri dell'oro. - Sebastian lo sa -
mormor. - Conosce i suoi seguaci fino all'ultimo. Sa esattamente cosa pu permettersi di affrontare
e cosa no.
- Noi abbiamo i Nascosti dalla nostra parte - ribatt Alec. - Ed  proprio questo il punto
della riunione di domani, vero? Parlare con i rappresentanti, rinsaldare le nostre alleanze. Ora che
sappiamo cosa sta facendo Sebastian, possiamo escogitare una strategia, colpirlo con i Figli della Notte,
le Corti, gli stregoni
Gli occhi di Clary intavolarono con quelli di Jace una conversazione silenziosa. Ora che
sappiamo quello che Sebastian sta facendo, lui far qualcos'altro. Qualcosa che ancora non ci
aspettiamo.
- E poi tutti hanno parlato di Jace - puntualizz Isabelle. - Il solito, insomma!
- Di Jace? - Clary si appoggi ai piedi del letto di lui. - Dicendo cosa?
- Ci sono stati tanti botta e risposta sul fatto che Sebastian sia o no praticamente invulnerabile,
se esista un modo per ferirlo e ucciderlo. Gloriosa avrebbe potuto farcela, grazie al fuoco celeste, ma al
momento l'unica nostra fonte di fuoco celeste sarebbe
- Jace - concluse Clary, sconsolata. - I Fratelli Silenti hanno tentato di tutto per separarlo
dal fuoco celeste, e non ci sono riusciti.  dentro la sua anima. Quindi? Qual  il loro piano?
Prendere Sebastian a mazzate con la testa di Jace finch non sviene?
- Fratello Zaccaria ha detto pi o meno la stessa cosa - rispose Jace. - Forse con un tantino
di sarcasmo in meno.
- E comunque hanno finito per discutere dei vari modi per catturarlo senza ucciderlo. Se
riescono a distruggere tutti gli Ottenebrati, se lui pu essere imprigionato da qualche parte o in qualche
modo, potrebbe non contare molto il fatto che non lo si possa ammazzare - concluse Alec.
- Chiudiamolo dentro una bara di adamas e buttiamolo a mare - disse Isabelle. - Ecco la
mia proposta.
- In ogni modo, quando hanno smesso di parlare di me, ovvero finita la parte migliore - fece
Jace - sono passati subito a discutere di come curare gli Ottenebrati. Stanno pagando una fortuna il
Labirinto a Spirale per cercare di sciogliere l'incantesimo usato da Sebastian per creare la Coppa
Infernale e compiere il rituale.
- Devono piantarla con quest'ossessione di volerli curare, e cominciare invece a pensare a
come sconfiggerli! - disse Isabelle in tono duro.
- Izzy, molti di loro hanno amici o parenti che sono stati trasformati - le fece notare Alec. -
 ovvio che li rivogliano indietro.
- E io allora rivoglio il mio fratellino! - esclam lei, alzando la voce. - Non si rendono
conto di cos'ha fatto Sebastian? Li ha uccisi. Ha ucciso quello che c'era di umano in loro e ci ha
lasciato dei demoni che hanno solo le sembianze delle persone che un tempo conoscevamo, punto e
basta.
- Abbassa i toni, Isabelle - la riprese Alec, con atteggiamento da posato fratello maggiore. -
Sai che in casa ci sono anche la mamma e il pap, o no? Verranno su.
- Gi, sono qui Pi lontani l'uno dall'altra, come camere da letto, di quanto si potrebbe mai
essere, per sono qui.
- Non  affare nostro dove dormono, Isabelle.
- Sono i nostri genitori.
- Ma hanno la loro vita. Noi dobbiamo rispettare questo fatto e restarne fuori. - La faccia di
Alec s'incup. - Molte coppie si lasciano quando muore un figlio.
Isabelle ansim.
- Izzy? - Alec sembr rendersi conto di avere esagerato. A quanto pareva, parlare di Max
devastava Isabelle pi di quanto non facesse con qualsiasi altro Lightwood, Maryse compresa.
La ragazza si gir e corse via dalla stanza, sbattendosi la porta dietro le spalle.
Alec si pass una mano fra i capelli, drizzandoseli come piume d'anatra. - Cazzo! - sbott,
per poi arrossire. Era molto raro che Alec dicesse parolacce; se proprio capitava, di solito le
pronunciava a mezza voce. Rivolse a Jace uno sguardo quasi di scuse e si gett all'inseguimento della
sorella.
Jace sospir, slanci le gambe longilinee gi dal letto e si alz in piedi. Si stiracchi come un
gatto, facendo scrocchiare le spalle. - Credo sia il segnale per dirmi di riaccompagnarti a casa.
- Ci so arrivare anche da sola.
Lui scosse la testa mentre toglieva la giacca dalla colonna del letto. C'era qualcosa di irrequieto
nei suoi movimenti, qualcosa di furtivo e di vigile che metteva i brividi anche a Clary. - Ho
comunque voglia di uscire di qui, perci su, andiamocene.
-  passata un'ora. Un'ora almeno, lo giuro - disse Maia. Era sdraiata sul divano
nell'appartamento di Simon e Jordan, con i piedi nudi appoggiati sulle gambe di quest'ultimo.
- Non avremmo dovuto ordinare cucina thailandese - sentenzi Simon, assente. Era seduto
sul pavimento ad armeggiare con il controller della Xbox, che da diversi giorni aveva smesso di
funzionare. Nel caminetto c'era un ceppo accendifuoco. Come tutto il resto della casa, anche il camino
era trascurato e, se veniva acceso, in poco tempo saturava la stanza di fumo. Jordan si lamentava
sempre del freddo, degli spifferi nelle finestre e nelle pareti, e del disinteresse del padrone di casa verso
qualunque genere di riparazione. - Non sono mai puntuali.
Jordan sorrise bonario. - E a te che importa? Tanto non mangi!
- Adesso posso bere - gli fece notare Simon. Ed era vero: aveva allenato lo stomaco ad
accettare la maggior parte dei liquidi  t, latte, caff  mentre gli alimenti solidi continuavano a dargli
la nausea. Dubitava che le bevande lo aiutassero molto dal punto di vista nutrizionale ? per quello
serviva solo il sangue ? ma riuscire a consumare in pubblico qualcosa che non spingesse gli altri a
urlare di terrore lo faceva sentire pi umano. Sconsolato, abbandon il controller con un sospiro. -
Penso che questo coso sia rotto. Per sempre. Ed  una notizia fantastica, visto che non ho i soldi per
comprarne un altro.
Jordan lo guard con aria incuriosita. Quando si era trasferito da lui, Simon aveva portato con
s tutti i suoi risparmi, ma non era una gran somma. Per fortuna aveva anche poche spese:
l'appartamento era pagato dal Praetor Lupus, che pensava a fornirgli anche il sangue. - Io dei soldi ce
li ho - lo rassicur Jordan. - Non ti preoccupare.
- Ma sono tuoi, non miei. Non puoi farmi da balia in eterno - protest Simon fissando le
fiammelle azzurre dentro al caminetto. - E poi cosa succeder? A quest'ora starei gi facendo
domanda per il college, l'accademia musicale, se se non fosse successo tutto quello che  successo.
Avrei potuto imparare qualcosa, trovarmi un lavoro. Adesso nessuno mi vorr mai assumere: dimostro
sedici anni, e sar cos per sempre.
- Mmm - fece Maia. - Mi sa che i vampiri non hanno veri lavori, sbaglio? Alcuni lupi
mannari invece s. Bat fa il DJ, per esempio, e Luke ha una libreria. Ma i vampiri appartengono tutti a
un clan, e in effetti non ho mai sentito parlare di vampiri scienziati.
- N vampiri musicisti - aggiunse Simon. - Guardiamo in faccia la realt. Ormai la mia
carriera  quella del vampiro professionista.
- In effetti, sono un po' sorpresa che i vampiri non abbiano ancora preso d'assalto la citt
sfamandosi con i turisti, considerato che il loro capo ora  Maureen - osserv Maia. -  una tipa
piuttosto assetata di sangue, quella.
Simon fece una smorfia. - Credo che qualcuno, nel clan, stia cercando di tenerla a freno.
Raphael, probabilmente. Lily  una dei pi intelligenti, l dentro. Sa tutto. Lei e Rapahel sono sempre
stati molto legati. Per non  che io abbia dei veri e propri amici fra i vampiri. Considerato che sono un
bersaglio predestinato, a volte mi stupisco di avere degli amici in assoluto
Riconobbe l'amarezza della sua stessa voce e guard le fotografie che Jordan aveva appeso in
tutta la stanza: con i suoi amici, in spiaggia, con Maia... Anche lui aveva pensato di appendere le
proprie; anche se da casa non ne aveva portate, Clary ne aveva qualcuna. Avrebbe potuto prenderle in
prestito, rendere l'appartamento un po' pi "suo". Eppure, anche se vivere con Jordan gli piaceva e in
quell'appartamento si sentiva a suo agio, in fondo non era casa sua. Non era una situazione stabile,
come se l avesse potuto viverci per sempre.
- Non ho nemmeno il letto - disse ad alta voce.
Maia gir la testa per guardarlo in faccia. - Simon, qual  il problema?  perch Isabelle 
partita?
Simon fece spallucce. - Non lo so. Cio, s, Izzy mi manca, ma Clary dice che noi due
dobbiamo DTR.
- Ah, Definire il Tipo di Relazione - disse Maia con naturalezza per rispondere allo sguardo
perplesso di Jordan. - Ma s, quando si decide se si  veramente una coppia, ragazzo e ragazza. Cosa
che tu e Isabelle dovreste fare, comunque.
- Ma si pu sapere perch tutti conoscono questo acronimo, tranne il sottoscritto? - si chiese
Simon ad alta voce. - E poi Isabelle vorr davvero essere la mia ragazza?
- Non posso dirtelo - rispose Maia. - Segreto femminile. Chiedilo a lei.
-  a Idris.
- Chiediglielo quando torna. - Simon rest in silenzio, e Maia aggiunse, con maggiore tatto:
- Torner, e con lei anche Clary.  soltanto una riunione.
- Non so. Gli Istituti non sono al sicuro.
- E voi nemmeno - disse Jordan. - Ecco perch avete me.
Maia lo guard. Ci fu un che di strano in quello sguardo, un atteggiamento che Simon non fu in
grado di identificare con esattezza. Fra quei due c'era qualcosa che non andava ormai da tempo, un
certo allontanamento da parte di Maia, un interrogativo nei suoi occhi quando osservava il suo ragazzo.
Simon si era aspettato che Jordan gli confidasse qualcosa, ma non era stato cos. Si domand se il suo
amico avesse notato il distacco di Maia  era palese  o se invece stesse cocciutamente negando
l'evidenza.
- Continueresti a essere un Diurno? - si sent chiedere dalla ragazza. - Se potessi cambiare
le cose, intendo?
- Non lo so. - Si era posto la stessa domanda, ma poi l'aveva rimossa. Che senso ha fissarsi
su qualcosa che non puoi cambiare? Essere un Diurno significava avere l'oro nelle vene: alcuni vampiri
lo volevano perch, bevendo il suo sangue, anche loro avrebbero potuto camminare alla luce del sole.
Altrettanti per lo volevano distruggere, perch era credenza diffusa tra i vampiri che i Diurni fossero
un abominio da estirpare. Simon ripens alle parole di Raphael, sul tetto di un albergo a Manhattan. E
farai meglio a pregare di non perdere mai quel segno prima che arrivi la guerra, perch, se dovesse
capitare, ci sar una fila di nemici ad aspettare il loro turno per ucciderti. E io sar il primo. Eppure
- Sentirei la mancanza del sole. Mi mantiene umano, credo.
La luce del fuoco si riflesse negli occhi di Jordan mentre guardava Simon. - Essere umani 
sopravvalutato - comment con un sorriso.
Di scatto, Maia gli tolse i piedi dalle gambe. Lui la guard, preoccupato, proprio nell'istante in
cui qualcuno suon alla porta.
Una frazione di secondo, e Simon era gi in piedi. -  arrivata la pappa. Vado io. E poi -
aggiunse da sopra una spalla, mentre andava alla porta - sono due settimane che nessuno cerca pi di
uccidermi. Forse si sono stancati e hanno deciso di lasciar perdere.
Sent il mormorio di voci dietro di s, ma non ci prest attenzione; Maia e Jordan stavano
parlando fra loro. Afferr la maniglia e spalanc la porta, rovistandosi nelle tasche in cerca del
portafogli.
Ed eccolo, sul cuore. Il ciondolo di Isabelle si era illuminato di rosso acceso, e solo per un
soffio Simon riusc a sottrarsi alla mano che si era tesa per ghermirlo. Lanci un grido acuto: sulla
porta c'era una figura sinistra in tenuta da combattimento rossa, uno Shadowhunter con delle rune
orrende che gli imbrattavano entrambe le guance, un naso da falco e la fronte larga e pallida. Ringhi
contro Simon e torn all'attacco.
- Simon, abbassati! - url Jordan, e Simon si butt a terra per rotolare sul fianco proprio
nell'attimo in cui, nell'ingresso, riecheggi un colpo di balestra. L'Ottenebrato ruot di lato a velocit
pazzesca, e il dardo and a conficcarsi nel legno della porta. Simon sent Jordan imprecare di rabbia, e
poi Maia, gi trasformatasi in lupo, lo super per saltare addosso al nemico.
Un gratificante gemito di dolore esplose quando le zanne di lei affondarono nella gola dello
Shadowhunter oscuro. Il sangue schizz ovunque, riempiendo l'aria di microscopiche gocce rosse;
Simon inspir e, rialzandosi in piedi, riconobbe l'odore amaro del sangue infettato dai demoni. Fece un
passo in avanti proprio mentre la creatura afferrava Maia e la scagliava in fondo all'ingresso, una palla
sconfitta e ululante di denti e artigli.
Jordan lanci un grido. Simon sent che la sua stessa gola stava producendo un suono
cavernoso, una sorta di sibilo vampiro, e si accorse che gli erano spuntati i canini. L'Ottenebrato si fece
avanti, con il sangue che continuava a sgorgargli dal collo eppure restando dritto in piedi. Simon fu
colto da una fitta di paura che lo colp nelle viscere; aveva assistito al combattimento sul Burren, aveva
visto i guerrieri di Sebastian e sapeva che erano pi forti, pi veloci e pi difficili da uccidere degli
Shadowhunters normali. Non si era mai soffermato a pensare a quanto fosse pi difficile uccidere loro
rispetto ai vampiri.
- Levati dai piedi! - Jordan afferr Simon per le spalle e per poco non lo lanci verso Maia,
che nel frattempo si era risollevata. Aveva il pelo del collo sporco di sangue, e gli occhi da lupo neri di
rabbia. - Vai via, Simon, lascia fare a noi. Vai via!
Simon non si mosse. - Io non me ne vado, quello  venuto per me
- Lo so! - sbrait Jordan. - Sono il tuo guardiano del Praetor Lupus, perci adesso lasciami
fare il mio lavoro!
Jordan si volt e rialz la balestra, stavolta centrando la spalla dell'avversario, il quale barcoll
e si abbandon a una serie di imprecazioni in una lingua che Simon non conosceva. Tedesco, forse.
L'Istituto di Berlino era tra quelli attaccati.
Maia gli sfrecci accanto e insieme a Jordan accerchi l'Ottenebrato. Jordan si gir per lanciare
a Simon un rapido sguardo, gli occhi nocciola fieri e selvaggi. Lui annu e si precipit in salotto.
Spalanc la finestra  provocando un intenso cigolio di legno gonfiato dall'umidit e un'esplosione di
schegge di vernice scrostata  e usc sulla scala antincendio, dove le piante di aconito strozzalupo di
Jordan, avvizzite dal freddo invernale, affollavano la piattaforma di metallo.
Ogni parte del suo corpo gli gridava di non andarsene, ma aveva fatto una promessa a Isabelle:
avrebbe lasciato fare a Jordan il suo lavoro di guardia del corpo, non si sarebbe lasciato attaccare.
Strinse una mano attorno al ciondolo di lei, caldo sotto le sue dita come se Izzy se lo fosse appena tolto
dal collo, e corse gi dai gradini. Rimbombavano sotto ai suoi piedi ed erano scivolosi per via della
neve; rischi pi volte di cadere, prima di raggiungere l'ultimo e saltare sul marciapiede immerso nel
buio.
Venne immediatamente circondato dai vampiri. Fece in tempo a identificare soltanto due di loro
come membri del clan stanziato all'Hotel Dumort  la minuta Lily dai capelli neri e Zeke il biondo,
entrambi rabbiosi come diavoli  prima che qualcosa lo colpisse in testa. Sent del tessuto stringersi
attorno alla gola e toss, non per la mancanza di aria ma a causa del dolore provocato dalla morsa.
- Maureen ti manda i suoi saluti - gli disse Zeke all'orecchio.
Simon apr la bocca per gridare, ma le tenebre lo reclamarono prima che potesse emettere un
solo suono.
- Non mi ero resa conto che fossi cos famoso - disse Clary mentre, insieme a Jace,
percorreva lo stretto marciapiede lungo il canale Oldway. Si stava facendo sera, il buio era appena
sceso. Le strade brulicavano di persone che si affrettavano in ogni direzione, strette nei loro mantelli
pesanti, i visi freddi e distanti.
Cominciavano a far capolino le stelle, deboli punture di luce nel firmamento orientale.
Illuminarono gli occhi di Jace quando, con espressione incuriosita, guard Clary. - Tutti conoscono il
figlio di Valentine.
- Lo so, ma Quando Emma ti ha visto, si  comportata come se avesse davanti il suo idolo,
il suo attore preferito, una star! Come se ogni mese ti mettessero sulla copertina di Shadowhunters
Weekly
- Sai com', quando mi hanno chiesto di posare hanno detto che sarebbe stato nudo artistico
- Se hai tenuto la spada angelica in posizione strategica, non vedo il problema! - replic
Clary. Jace rise, un suono subito soffocato che indicava come lei lo avesse divertito cogliendolo di
sorpresa. Era la risata che Clary preferiva. Jace ci teneva molto all'autocontrollo, perci lei si sentiva
onorata a essere una delle poche persone in grado di fare breccia nell'armatura che lui aveva eretto
attorno a s con tanta cura.
- Ti piaceva, vero? - le chiese.
- Mi piaceva chi, scusa? - gli domand, perplessa. Stavano attraversando una piazza che le
era familiare: rivestita di ciottoli, al centro ospitava un pozzo ora coperto con un disco di pietra,
probabilmente per impedire all'acqua di gelare.
- Quella ragazza, Emma.
- S, aveva un certo non so che - ammise Clary. - Il modo in cui ha difeso il fratello di
Helen, forse. Julian. Farebbe qualsiasi cosa per lui. Vuole davvero bene ai Blackthorn, e ha perso tutti
gli altri
- Ti ha ricordato te stessa.
- Non credo proprio. Forse mi ha ricordato te.
- Perch sono anch'io minuscolo, biondo, e sto bene con i codini?
Clary gli diede una spallata. Erano arrivati in fondo a una strada fiancheggiata da negozi. A
quell'ora erano tutti chiusi, anche se la stregaluce brillava attraverso le finestre sbarrate. Clary aveva la
sensazione di vivere in un sogno o in una fiaba, una sensazione che Alicante non mancava mai di darle
 l'immenso cielo sopra la testa, gli edifici antichi scolpiti con scene tratte dalle leggende e, sopra a
tutto quanto, le torri antidemoni che avevano fatto guadagnare ad Alicante il nome di Citt di Vetro. -
Vedi - prosegu mentre passavano accanto a un negozio con tanti filoni di pane esposti in vetrina -
lei ha perso la sua famiglia di nascita. Per ha i Blackthorn. Se non fosse per loro, non avrebbe zie n
zii, nessuno a prendersi cura di lei. Invece ora finir per imparare quello che hai gi imparato tu: la
famiglia non  quella che ha il tuo stesso sangue, ma  fatta dalle persone che ti vogliono bene. Le
persone che ti sostengono. Come hanno fatto i Lightwood con te.
Jace si ferm all'improvviso. Clary si volt per guardarlo. La folla dei passanti si divise attorno
a loro. Lui era all'imbocco di una stradina stretta, accanto a un negozio. Il vento gli scompigliava i
capelli biondi e faceva svolazzare la giacca aperta; Clary riusciva a vedergli il battito nella gola. -
Vieni qui - le disse, con voce profonda.
Clary fece un passo verso di lui, un po' titubante. Aveva detto qualcosa che lo aveva irritato?
Lui per non si arrabbiava quasi mai con lei e, se capitava, era molto diretto.
Jace la prese dolcemente per mano e la tir dietro l'angolo dell'edificio, nell'ombra di un
passaggio stretto che si snodava verso un canale in lontananza. Erano soli nel vicolo e l'entrata stretta li
rendeva invisibili alla gente in strada. Nella penombra, il viso di Jace era quello di un angelo: zigomi
alti, bocca morbida, occhi dorati da leone.
- Ti amo - dichiar. - Non lo dico abbastanza spesso. Ti amo.
Clary appoggi la schiena al muro. La pietra era fredda. In altre circostanze, quella sarebbe stata
una posizione scomoda, ma in quel momento non le importava. Tir Jace lentamente verso di s finch
i loro corpi non furono allineati, non proprio in contatto ma cos vicini da farle percepire il calore
emanato da quello di lui. Ovvio che non avesse bisogno di chiudersi la giacca, non con quel fuoco che
gli bruciava nelle vene. L'odore di pepe nero, sapone e aria fredda gli aleggiava attorno quando lei gli
premette il viso contro la spalla e inspir.
- Clary - si sent chiamare. La voce di Jace era un sussurro e un avvertimento al tempo
stesso. Esprimeva la ruvidezza del desiderio e il desiderio del conforto fisico di stare vicini, di toccarsi.
Con cautela, lui le pass le mani accanto al viso per appoggiare i palmi contro il muro, intrappolandola
nello spazio creato tra le sue braccia. Lei sent il suo respiro fra i capelli, il tocco leggero del suo corpo
contro il proprio. Ogni centimetro di epidermide era diventato ipersensibile: ovunque lui la sfiorasse,
sentiva minuscoli aghi di piacere misto a dolore che la trafiggevano.
- Ti prego, non dirmi che mi hai trascinato in un vicolo buio e che mi stai toccando ma non hai
intenzione di baciarmi, perch io non credo di potercela fare - gli disse a bassa voce.
Jace chiuse gli occhi. Lei vide le sue ciglia scure sfiorargli le guance, ricord la sensazione di
tracciare i contorni del suo viso con i polpastrelli, di avere tutto il peso del suo corpo contro il proprio,
di toccargli la pelle.
- Non lo far - le rispose, e a Clary non sfugg una cupa asprezza sotto la consueta fluidit
della sua voce. Miele sugli aghi. Erano abbastanza vicini perch, quando lui inspir, lei sentisse la sua
cassa toracica espandersi. - Non possiamo.
Gli mise una mano contro il petto: il cuore di Jace pareva un frullo di ali in trappola. - Portami
a casa, allora - gli sussurr, avvicinandosi per sfiorargli con le labbra l'angolo della bocca.
Per lo meno, quella era l'intenzione: labbra su labbra, leggere come farfalle. Lui invece si
sporse in avanti, e quel movimento cambi rapidamente la situazione; lei ader al corpo di Jace con pi
intensit del previsto, le labbra scivolarono dall'angolo della bocca al centro. Lo sent espirare contro di
s per la sorpresa, e un attimo dopo si stavano baciando, baciando davvero, con squisita lentezza,
trasporto, passione.
Portami a casa. Ma a casa c'era gi, circondata dalle braccia di Jace, il vento freddo di Alicante
sui vestiti, le dita infilate dietro la sua nuca nel punto in cui i capelli gli si arricciavano morbidamente
contro la pelle. Lui non aveva smesso di tenere i palmi aperti contro la pietra; e Clary sentiva il
sottofondo combattuto del suo respiro. Non l'avrebbe toccata con le mani, ma lei avrebbe potuto
toccare lui, e cos lasci le dita libere di esplorare: il rigonfiamento delle braccia, poi il petto, i muscoli
definiti, e infine la stoffa della maglietta, alla quale si aggrapp all'altezza dei fianchi. Con i
polpastrelli riusciva a sfiorargli la pelle nuda, e un attimo dopo gli stava facendo scivolare le mani su
per la schiena, sotto il tessuto. Da quanto tempo non lo toccava a quel modo Si era quasi dimenticata
la morbidezza della sua pelle nei punti in cui non c'erano cicatrici, il guizzo dei suoi muscoli sotto il
suo tocco. Lo sent espirare fra le sue labbra: sapeva di t, di cioccolato, di sale.
A quel punto aveva lei il controllo del bacio, ma sent Jace irrigidirsi mentre lo rivendicava per
s, mordendole il labbro inferiore fino a darle i brividi, stuzzicandole l'angolo della bocca, baciandola
lungo la mascella inferiore per succhiare il punto pulsante all'incrocio con la gola, deglutendo il suo
battito cardiaco impazzito. La pelle di lui le bruciava sotto le mani, bruciava
Jace si allontan di colpo, barcollando all'indietro quasi fosse ubriaco, e and a sbattere contro
il muro alle sue spalle. Aveva gli occhi spalancati e, per un momento di vertigine, Clary credette di
vederci delle fiamme dentro, due fuochi gemelli in mezzo all'oscurit. Poi la luce li abbandon, e Jace
rimase ansimante come se avesse corso, premendosi la base dei palmi contro il viso.
- Jace - lo chiam.
Lui lasci ricadere le mani. - Guarda il muro, dietro di te - le disse in tono serio.
Clary obbed. E rimase allibita. Alle sue spalle, nel punto in cui lui si era appoggiato, c'erano
due bruciature che corrispondevano esattamente alla forma delle sue mani.
La Regina della Corte Seelie era distesa sul letto a fissare il soffitto in pietra della sua stanza.
Era ricoperto da un pergolato di rose che pendevano verso il basso, con le spine ancora intatte, tutte
perfette e rosso sangue. Ogni notte appassivano e morivano, e ogni giorno venivano sostituite da altri
esemplari freschi identici a quelli del giorno prima.
Le fate dormivano poco, e sognavano di rado, ma alla Regina piaceva stare su un letto
confortevole: il suo era un ampio giaciglio di pietra, sormontato da un materasso di piume, a sua volta
ricoperto da spessi strati di velluto e raso scivoloso.
- Ti  mai capitato - disse il ragazzo accanto a lei nel letto - di pungerti con una di quelle
spine, Maest?
Lei si gir per guardare Jonathan Morgenstern, disteso fra le coperte. Lui le aveva chiesto di
essere chiamato Sebastian, e lei rispettava la sua volont  nessuna fata, del resto, avrebbe mai
permesso a qualcuno di rivolgersi a lei con il suo vero nome. Era sdraiato a pancia in gi, con la testa
appoggiata sulle braccia incrociate, e nonostante la penombra i segni delle frustate erano ben visibili
sulla pelle.
Gli Shadowhunters affascinavano la Regina da sempre: erano in parte angeli, come il Popolo
Fatato, e di sicuro dovevano avere qualcosa in comune con la sua gente, eppure mai avrebbe pensato di
trovarne uno con una personalit che potesse tollerare per pi di cinque minuti finch non aveva
conosciuto Sebastian. Gli altri erano dei moralisti tremendi, lui no. Era davvero fuori dal comune per
un essere umano, e per uno Shadowhunter in particolar modo.
- Forse non spesso quanto ti pungi tu con la tua stessa arguzia, mio caro - gli rispose. - Lo
sai che non voglio essere chiamata "Maest" ma soltanto "Signora" o "Mia signora", se devi.
- Per mi sembra che non ti dia fastidio quando ti chiamo "bellissima" o "mia bellissima
signora". - Il tono di voce con cui aveva parlato non esprimeva rimorso.
- Mmm - La Regina gli pass le dita sottili fra la massa di capelli argentei. Aveva dei
colori adorabili per un mortale: capelli di acciaio, occhi di onice. Ripens alla sorella, cos diversa,
neanche lontanamente vicina a quell'eleganza. - Hai goduto di un sonno ristoratore? Ti senti
affaticato?
Sebastian rotol sulla schiena e le sorrise. - Non ho esaurito tutte le energie, credo.
Lei si chin per baciarlo, e lui tese la mano per avvolgersi sulle dita i suoi capelli rossi. Osserv
un ricciolo, scarlatto sulla pelle sfregiata delle sue nocche, e poi lo us per accarezzarsi la guancia.
Prima che lei potesse dire una parola, qualcuno buss alla porta.
- Che c'? Se non  una importante, non mi infastidite, altrimenti vi dar in pasto alle ondine
del fiume.
La porta s apr e, sulla soglia, comparve una delle pi giovani dame di Corte: Kaelie
Whitewillow, una pixie. Fece l'inchino e annunci: - Mia signora, Meliorn  qui, e vorrebbe ricevere
udienza.
Sebastian inarc un sopracciglio chiarissimo. - Il lavoro di una Regina non  mai finito.
Lei sospir e scese dal letto. - Fallo entrare. Portami anche una delle mie vestaglie, l'aria 
pungente.
Kaelie annu e lasci la stanza. Un attimo dopo, Meliorn entr e chin il capo. Se Sebastian
trovava strano che la Regina accogliesse i cortigiani standosene in piedi, nuda, al centro della sua
camera da letto, non lo dimostrava minimamente. Una donna mortale sarebbe stata imbarazzata,
avrebbe forse cercato di coprirsi, ma la Regina era la Regina, fiera ed eterna, consapevole di essere
splendida con o senza i vestiti. - Meliorn - disse. - Hai notizie dei Nephilim?
Il cavaliere rialz la testa. Indossava, come sempre, un'armatura bianca decorata da un motivo
di scaglie sovrapposte. Aveva gli occhi verdi e i capelli, molto lunghi, neri. - Mia signora - rispose
guardando Sebastian, seduto sul letto con le coperte avvolte attorno alla vita, - ho molte notizie. Le
nostre nuove milizie di Ottenebrati sono state dislocate presso la fortezza di Edom. Attendono ulteriori
ordini.
- E i Nephilim? - domand la Regina mentre Kaelie tornava nella stanza portando con s una
vestaglia intessuta di petali di giglio. La tenne aperta e la Regina vi scivol dentro, circondandosi di
quel candore setoso.
- I bambini fuggiti dall'Istituto di Los Angeles hanno fornito informazioni sufficienti al
riconoscimento di Sebastian quale autore degli attacchi - annunci Meliorn in tono piuttosto aspro.
- Ci sarebbero arrivati comunque - comment lui. - Hanno la deplorevole abitudine di
incolparmi di tutto.
- La domanda : sono riusciti a identificare la nostra gente? - volle sapere la Regina.
- No - rispose Meliorn, soddisfatto. - I bambini hanno pensato che tutti gli aggressori
fossero Shadowhunters oscuri.
- Notevole, se si considera il sangue di fata in quel giovane Blackthorn - osserv Sebastian.
- C'era la possibilit che ne sentisse il richiamo. E comunque, che cosa pensate di fare con lui?
- Nelle sue vene scorre sangue di fata: quel ragazzo ci appartiene - disse Meliorn. - Gwyn
lo ha reclamato affinch si unisca alla Caccia Selvaggia, perci verr mandato qui. - Poi, rivolto alla
Regina: - Ci servono pi soldati. Gli Istituti si stanno svuotando: i Nephilim fuggono a Idris.
- E l'Istituto di New York? - chiese bruscamente Sebastian. - Mio fratello e mia sorella?
- Anche Clary Fray e Jace Lightwood sono stati mandati a Idris. Ancora non possiamo cercare
di recuperarli senza rivelare chi siamo.
Sebastian si tocc il braccialetto che aveva al polso. Era un'abitudine alla quale la Regina aveva
gi fatto caso, un gesto che ripeteva quando era arrabbiato, ma non voleva darlo a vedere. Sul metallo
era incisa una scritta in un'antica lingua degli umani: SE NON POSSO MUOVERE I CELESTI,
MUOVER GLI INFERI. - Li voglio - sentenzi.
- E li avrai - gli assicur la Regina. - Non ho dimenticato che facevano parte del nostro
patto. Ma devi essere paziente.
Sebastian sorrise, anche se soltanto con le labbra. - A volte noi mortali siamo troppo
precipitosi.
- Tu non sei un mortale qualunque - sottoline lei prima di girarsi verso Meliorn. - Mio
cavaliere, cosa consigli alla tua Regina?
- Ci servono ancora soldati. Dobbiamo conquistare un altro Istituto. Anche nuove armi
sarebbero di grande aiuto.
- Ma non avevi detto che ormai tutti gli Shadowhunters sono a Idris? - chiese Sebastian.
- Non ancora - precis Meliorn. - Alcune citt hanno impiegato pi tempo del previsto per
far evacuare tutti i Nephilim. Restano gli Shadowhunters di Londra, Rio de Janeiro, il Cairo, Istanbul e
Taipei. A noi serve almeno un altro Istituto.
Sebastian sorrise. Era quel genere di sorriso che gli trasformava il bel viso non in qualcosa di
pi bello ancora, bens in una maschera crudele, tutta denti, come il ghigno di una manticora. - Allora
mi prender Londra - decise. - Se non va contro i tuoi desideri, mia Regina.
Lei non pot fare a meno di sorridere, ed erano passati molti secoli dall'ultima volta che un
amante mortale l'aveva fatta sorridere. Si chin per baciarlo, e sent le mani di lui scivolare sui petali
della vestaglia. - Prendi Londra, amore mio, e trasformala tutta in sangue.  il mio dono per te.
- Stai bene? - le chiese Jace per quella che a Clary sembr la centesima volta. La ragazza era
in piedi sui gradini d'ingresso della casa di Amatis, parzialmente illuminata dalle luci che uscivano
dalle finestre. Jace era appena sotto di lei, le mani infilate in tasca come se avesse paura di muoverle
liberamente.
Era rimasto a fissare le bruciature sulla parete del negozio a lungo, poi si era risistemato la
maglietta e aveva praticamente trascinato Clary fra la gente in strada, come se non potesse stare sola
con lui. Non aveva pi parlato per il resto del tragitto verso casa, la bocca atteggiata a una piega dura.
- S, sto bene! - lo rassicur lei. - Ascoltami: hai bruciato il muro, non me - aggiunse
piroettando su se stessa come a voler mostrare un vestito appena provato. - Visto?
Lui continuava ad avere lo sguardo incupito. - Se ti ho fatto male
- Non mi hai fatto niente. Non sono cos fragile!
- Pensavo di essere diventato pi bravo a controllarlo, che il lavoro con Jordan stesse dando i
suoi frutti - La frustrazione gli increspava la voce.
- Lo sei diventato e il lavoro ti sta aiutando, s. Pensaci: sei riuscito a concentrare il fuoco
nelle mani.  un progresso. Ti stavo toccando, ti stavo baciando, e non mi sono fatta niente. - Gli
appoggi una mano sulla guancia. - Ce la dobbiamo fare insieme, ricordi? Non escludermi. Non
buttarti gi cos.
- Stavo pensando che, alle prossime Olimpiadi, potrei gareggiare per Idris, specialit
autocommiserazione - disse Jace, ma il tono di voce gli si stava gi raddolcendo; il biasimo verso se
stesso aveva lasciato il posto a un'ironia tagliente.
- Tu e Alec dovreste partecipare a una gara a coppie - lo punzecchi Clary con un sorriso. -
Vincereste la medaglia d'oro.
Jace gir la testa e le baci il palmo della mano, sfiorandole con i capelli la punta delle dita.
Tutto, attorno a loro, sembrava immobile e silenzioso; Clary riusciva quasi a credere che fossero gli
unici due abitanti di Alicante.
- Continuo a chiedermi - le mormor lui contro la pelle - cosa penser il tizio del negozio
quando, domani mattina, arriver al lavoro e vedr sul muro l'impronta a fuoco di due mani.
- "Speriamo che l'assicurazione copra anche questo tipo di danni"?
Jace rise, un piccolo scoppio d'aria contro la mano di lei.
- A proposito, la prossima riunione del Consiglio sar domani, giusto?
Jace annu. - Consiglio di guerra. Partecipano solo membri selezionati del Conclave. - Agit
le dita, nervoso. Clary cap che era scocciato: Jace era un eccellente stratega, nonch uno dei migliori
combattenti del Conclave, ed essere escluso da qualsiasi incontro che avesse per tema le battaglie lo
irritava enormemente. Soprattutto, pens, se si fosse aperto in sua assenza un dibattito sulla possibilit
di utilizzare il fuoco celeste come arma.
- Allora mi puoi aiutare con una cosa, forse. Mi serve andare in un'armeria. Vorrei comprare
una spada, una di quelle veramente belle.
Jace sembr prima sorpreso da quella proposta, poi divertito. - Per farne cosa?
- Oh, niente di che Uccidere. - Clary fece un gesto con la mano che sperava esprimesse i
suoi intenti omicidi nei confronti di qualsiasi creatura malvagia. - Insomma, ormai  un po' che sono
una Shadowhunter.  giusto che abbia finalmente un'arma all'altezza, no?
Un sorriso lento si allarg sul viso di lui. - Il migliore negozio di spade  la Freccia di Diana,
su Flintlock Street - le disse, con gli occhi che brillavano. - Passo a prenderti domani pomeriggio.
- Che bello, un appuntamento! Anzi, un convegno d'armi.
- Molto meglio che uscire a cena o andare al cinema - rispose lui, prima di scomparire nel
buio.
capitolo 5
LA MISURA DELLA VENDETTA
Maia alz lo sguardo quando la porta dell'appartamento di Jordan si spalanc di scatto, lui si
precipit dentro e rischi di perdere l'equilibrio scivolando sul pavimento di legno. - Notizie? - le
chiese.
Gli fece segno di no con la testa, e lo vide demoralizzarsi. Dopo che avevano ucciso lo
Shadowhunter oscuro, lei aveva chiamato il branco per chiedere agli altri di andare ad aiutarli con quel
disastro. A differenza dei demoni, infatti, gli Ottenebrati non si volatilizzavano dopo l'uccisione, ed era
necessario sbarazzarsene fisicamente. In circostanze normali sarebbero stati convocati gli
Shadowhunters e i Fratelli Silenti, ma ormai le porte dell'Istituto e della Citt di Ossa erano chiuse.
Cos, Bat e il resto del branco si erano presentati muniti di sacco mortuario, mentre Jordan, che ancora
sanguinava in seguito allo scontro con l'Ottenebrato sconfitto, era andato a cercare Simon.
Era rimasto via per ore e, al suo ritorno, uno sguardo era stato sufficiente per far capire a Maia
cosa fosse successo. Aveva trovato il cellulare di Simon, a pezzi, abbandonato in fondo alla scala
antincendio come una firma beffarda. Nessun'altra traccia.
Dopo l'accaduto, n Maia n Jordan erano andati a dormire. Lei era tornata al quartier generale
dei lupi mannari insieme a Bat, il quale le aveva promesso, pur con una certa esitazione, che avrebbe
detto ai suoi compagni di cercare Simon e tentare (sottolineando "tentare") di raggiungere gli
Shadowhunters ad Alicante. C'erano dei canali aperti con la capitale, canali che soltanto i capibranco e
i capiclan potevano utilizzare.
Maia era tornata a casa di Jordan all'alba, disperata ed esausta. Quando anche lui rientr, era in
piedi in cucina e si stava premendo un tovagliolo di carta bagnato contro la fronte. Lo tolse appena
Jordan la guard, e sent l'acqua scorrerle sul viso come un rivolo di lacrime. - No - gli rispose. -
Nessuna notizia.
Jordan si accasci contro la parete. Indossava solo una maglietta a maniche corte, e intorno ai
bicipiti si vedevano i tatuaggi scuri con la citazione dalle Upanishad. I capelli erano zuppi di sudore,
incollati alla fronte, e all'altezza della gola spiccava una linea rossa nel punto in cui gli si era conficcata
nella pelle la tracolla dell'astuccio con il suo set di armi. Aveva l'aria abbattuta. - Non ci posso
credere - disse, per quella che a Maia sembr la milionesima volta. - L'ho perso. Ero il suo
responsabile e l'ho perso, dannazione!
- Non  colpa tua. - Sapeva che non sarebbe assolutamente servito a farlo stare meglio, ma
non poteva fare a meno di dirlo. - Senti, non puoi sconfiggere ogni singolo vampiro o cattivo di New
York e dintorni, e il Praetor non avrebbe nemmeno dovuto chiederti di provarci. Quando Simon ha
perso il Marchio, tu hai chiesto rinforzi, giusto? Invece loro non hanno mandato nessuno. Hai fatto
quello che potevi.
Jordan si guard le mani e mormor a fil di voce: - Non abbastanza bene.
Maia sapeva che avrebbe dovuto andargli vicino, prenderlo fra le braccia, consolarlo. Dirgli che
non era colpa sua. Per non ci riusciva. Il peso del senso di colpa le premeva sul petto come un
macigno, parole non dette che le strozzavano la gola. Ormai andava avanti cos da settimane. Jordan, io
devo dirti una cosa. Jordan, devo. Jordan, io
Jordan
La suoneria di un telefono interruppe il silenzio fra loro. Jordan si mise a frugare nelle tasche
come un pazzo e prese il cellulare; lo apr di scatto e se lo port all'orecchio. - Pronto?
Maia lo guard, piegandosi cos in avanti da rischiare di conficcarsi il bancone nella gabbia
toracica. All'altro capo della linea riusciva per a sentire soltanto qualche mormorio; stava
letteralmente morendo d'impazienza quando Jordan richiuse il telefono e la guard con una scintilla di
speranza negli occhi. - Era Teal Waxelbaum, vice del Praetor. Vogliono che mi presenti
immediatamente al quartier generale. Penso che ci aiuteranno a cercare Simon. Vieni anche tu? Se
usciamo subito, dovremmo farcela ad arrivare per mezzogiorno.
Nella sua voce c'era un accenno di supplica, sormontato da una corrente di angoscia per Simon.
Non era stupido, pens Maia. Sapeva che qualcosa non andava. Sapeva
Lei fece un respiro profondo. Dentro la gola le premeva una frase  Jordan, c' una cosa di cui
dobbiamo parlare  ma si sforz di ricacciarla gi. In quel momento la priorit era Simon.
- Certo - gli disse. - Certo che vengo.
La prima cosa che Simon vide fu la carta da parati, neanche poi cos male. Leggermente datata,
forse. Scrostata, di sicuro. Afflitta da gravi problemi di muffa. Ma nel complesso non una delle
peggiori cose davanti a cui avesse mai riaperto gli occhi. Sbatt le palpebre un paio di volte, mettendo a
fuoco le grosse strisce scure che tranciavano il motivo floreale. Gli ci volle un secondo per capire che
quelle strisce erano, in effetti, sbarre. L'avevano messo in gabbia.
Rotol all'istante sulla schiena e si mise in piedi, ma senza prima controllare quanto fosse alta
la sua prigione. Picchi la testa contro le sbarre superiori, e la riabbass per imprecare ad alta voce.
In quell'istante, si vide.
Indossava una camicia bianca molto ampia, a sbuffi. Ancora pi preoccupante era il fatto che, a
quanto pareva, sotto portava un paio di pantaloni di pelle aderenti.
Molto aderenti.
Molto pelle.
Simon si studi a fondo e cerc di rielaborare il tutto. La camicia con gli sbuffi. Il profondo
scollo a V che gli scopriva il petto. La pelle aderente dei pantaloni.
- Ma perch - disse - ogni volta che penso di aver sperimentato la cosa pi terribile che
potesse capitarmi, in realt devo ricredermi?
Nemmeno a farlo apposta, proprio in quel momento irruppe nella stanza una figura minuscola.
Una sagoma scura le richiuse istantaneamente la porta dietro le spalle, con la rapidit dei Servizi
Segreti.
La nuova arrivata cammin in punta di piedi fino alla gabbia e premette il viso fra le sbarre. -
Siiimon - sussurr.
Maureen.
Normalmente Simon le avrebbe per lo meno chiesto di liberarlo, di cercare la chiave, di
aiutarlo. Ma qualcosa, nell'aspetto della ragazza, gli disse che non sarebbe servito a nulla. A colpirlo
era soprattutto la corona di ossa che lei indossava. Ossa di mani. Di piedi, forse. E poi tutti quei gioielli.
Davvero troppi. Per non parlare del logoro vestito da ballo grigio e rosa, rigonfio sui fianchi in quello
stile che gli ricordava le recite in costume ambientate nel Settecento. Non un genere di look che
ispirasse fiducia, insomma.
- Ehi, Maureen - disse, cauto.
Lei sorrise e premette pi forte il viso tra le sbarre. - Ti piacciono i vestiti? Ho altre cose per
te. Una redingote, un kilt e molto altro, ma ho voluto che per primi ti mettessi questi. Ho pensato anche
al trucco. Tutto merito mio.
A Simon non serviva uno specchio per sapere che aveva l'eye-liner. La consapevolezza fu
immediata, e totale.
- Maureen
- Ti sto preparando una collana - prosegu imperterrita lei. - Vorrei che indossassi pi
gioielli. Pi braccialetti. Cose intorno ai polsi.
- Maureen, dove sono?
- Sei con me.
- S. E noi dove siamo?
- All'hotel, all'hotel, all'hotel
All'Hotel Dumort. Almeno quello aveva un certo senso.
- D'accordo. E perch sono chiuso in gabbia?
Maureen cominci a canticchiare una canzoncina fra s, facendo scorrere una mano sulle sbarre
di metallo, persa nel suo mondo.
- Insieme, insieme, insieme Adesso siamo insieme. Io e te. Simon e Maureen. Finalmente.
- Maureen
- Questa sar camera tua - gli disse. - E quando sarai pronto, potrai uscire. Ho delle cose
per te. Ho un letto. E non solo. Delle sedie Cose che ti piaceranno. Potr suonare anche il gruppo!
Si mise a fare piroette, rischiando di perdere l'equilibrio sotto l'insolito peso del vestito.
Simon pens che, con ogni probabilit, avrebbe dovuto selezionare con molta attenzione le
parole che stava per dire. In fondo sapeva di avere una voce rassicurante. Avrebbe dovuto mostrarsi
sensibile. Tranquillizzante.
- Maureen tu lo sai mi piaci
Sentendo quella frase, la ragazza smise di piroettare e torn ad afferrare le sbarre.
- Ti serve tempo - gli disse con una gentilezza spaventosa nella voce. - Tempo, nient'altro.
Imparerai. Ti innamorerai. Adesso stiamo insieme. E governeremo. Tu e io. Governeremo il mio regno,
ora che sono regina.
- Regina?
- Regina. Regina Maureen. Regina Maureen della notte. Regina Maureen delle tenebre.
Regina Maureen. Regina Maureen. Regina Maureen dei morti.
La ragazza prese da un candelabro a muro una candela accesa e, all'improvviso, la infil tra le
sbarre verso Simon. Le diede un colpetto leggero e sorrise quando la cera bianca col, sotto forma di
lacrime, sui resti malconci del tappeto scarlatto sul pavimento. Mordendosi il labbro inferiore per la
concentrazione, ruot delicatamente il polso e fece in modo di raggruppare le gocce in un unico flusso.
- Sei una regina? - chiese Simon debolmente. Sapeva che Maureen era il capoclan dei
vampiri newyorchesi perch aveva ucciso Camille e preso il suo posto, ma i capoclan non venivano
chiamati re o regina E poi si vestivano in modo normale, come faceva Raphael, non con strani abiti
da scena. Erano figure importanti all'interno della comunit dei Figli della Notte.
Maureen, invece, era chiaramente diversa. Era una bambina, una bambina morta vivente. Simon
ricordava ancora i suoi scaldabraccia arcobaleno, la vocina sussurrata, gli occhioni. Lei era solo una
ragazzina, con tutta l'innocenza di una ragazzina, quando lui l'aveva morsa, quando Camille e Lilith
l'avevano presa e trasformata, iniettandole nelle vene un male che le aveva strappato tutto il candore e
l'aveva corrotta fino alla pazzia.
Era colpa sua, Simon lo sapeva. Se Maureen non l'avesse conosciuto, non l'avesse seguito qui e
l, niente di tutto ci le sarebbe mai accaduto.
Maureen annu e sorrise, concentrandosi sulla cera che per terra aveva ormai formato una sorta
di vulcano in miniatura. - Io devo fare delle cose - disse all'improvviso, lasciando cadere la
candela ancora accesa, che si spense da sola quando tocc il pavimento, mentre la ragazzina correva
verso la porta. La stessa ombra scura di prima gliela apr nell'esatto istante in cui lei vi si mise davanti.
Simon si trov di nuovo solo, con i resti fumanti della candela e i pantaloni di pelle nuovi, oltre
al peso tremendo del senso di colpa.
Maia era rimasta in silenzio per tutto il tragitto verso il Praetor, mentre il sole si era alzato in
cielo e il nugolo di edifici di Manhattan aveva ceduto il passo al traffico intenso dell'autostrada che
portava a Long Island, ai paesini rurali e alle fattorie di North Fork. Ormai erano vicini al Praetor, e
sulla sinistra si vedevano le acque azzurro ghiaccio del Sound, il braccio di mare che si increspava sotto
le sferzate di un vento freddo. Maia immagin di finirci dentro, e rabbrivid al solo pensiero.
- Tutto bene? - Anche Jordan non aveva quasi aperto bocca per gran parte del viaggio.
Faceva abbastanza freddo dentro al furgone, cos lui si era infilato i guanti di pelle da guida, che per
non nascondevano le nocche bianche strette intorno al volante. Maia sentiva l'ansia uscire a ondate dal
suo corpo.
- Bene - rispose. Ma non era vero. Era preoccupata per Simon, e stava ancora lottando
contro le parole che non poteva dire ma che le stavano stringendo la gola. Quello non era il momento
giusto, non con Simon scomparso, eppure ogni secondo in cui continuava a tenerle dentro aveva il
sapore di una bugia.
Imboccarono il lungo viale bianco che si perdeva in lontananza, verso il Sound. Jordan si
schiar la voce. - Lo sai che ti amo, vero?
- Lo so - rispose lei a bassa voce, lottando contro l'istinto di aggiungere un "grazie". Non 
la risposta giusta quando qualcuno dice di amarti. La risposta giusta era quella che Jordan stava
chiaramente aspettando.
Maia guard fuori dal finestrino e si riscosse dalle sue stesse riflessioni. - Jordan, sta forse
nevicando?
- Non credo proprio - rispose lui, anche se i finestrini del furgone erano effettivamente
investiti da folate di fiocchi bianchi che andavano ad accumularsi sul parabrezza. Ferm il veicolo,
abbass il vetro e mise fuori la mano per prenderne uno. Quando lo esamin da vicino, si fece cupo in
volto. - Questa non  neve. Questa  cenere.
Maia si sent stringere il cuore mentre lui rimetteva in moto e partiva a gran velocit, seguendo
la curva della strada. Di fronte a loro, dove sarebbe dovuto sorgere il quartier generale del Praetor
Lupus, dorato contro il cielo grigio di mezzogiorno, saliva una nuvola di fumo nero. Jordan imprec e
gir bruscamente il volante a sinistra, tanto che il furgone fin in un fossato ed emise uno scoppio; lui
allora spalanc la portiera con un calcio e salt gi, seguito al volo da Maia.
Il quartier generale del Praetor Lupus era stato costruito su un vasto appezzamento di terra
erbosa che scendeva dolcemente verso il Sound. L'edificio centrale era di pietra dorata, una magione in
stile romanico circondata da portici ad arcate. Una volta, almeno. Adesso appariva come un ammasso
fumante di legno e pietra, carbonizzato come ossa in un forno crematorio. Un vento denso di cenere e
polvere bianca soffiava sui giardini; l'odore dell'aria era cos pungente che Maia si mise a tossire e
dovette sollevare una mano per proteggersi il viso.
Anche Jordan aveva i capelli castani coperti da uno spesso strato di cenere. Si guard intorno,
l'espressione scioccata e smarrita. - Non
Qualcosa attir lo sguardo di Maia, qualcosa che si muoveva in mezzo al fumo. Tir Jordan per
la manica. - Guarda! C' qualcuno, laggi
Lui scatt all'istante, fiancheggiando il rudere fumante del Praetor. Maia lo segu, anche se non
pot fare a meno di indugiare, inorridita, sui resti carbonizzati della struttura che spuntavano dal
terreno. Pareti che sorreggevano un tetto ormai inesistente, finestre scoppiate o colate, qui e l chiazze
di bianco che avrebbero potuto essere mattoni oppure ossa
Jordan, pi avanti rispetto a lei, si ferm, e Maia lo raggiunse. La cenere le si era incollata alle
scarpe, i detriti pi grossi incastrati fra le stringhe. In quel momento si trovavano nel corpo centrale
degli edifici incendiati. A breve distanza s'intravedeva la superficie dell'acqua. Il fuoco non si era
propagato, ma anche in quel punto c'erano foglie morte annerite, cenere spostata dal vento e, fra le
siepi potate, cadaveri.
Lupi mannari di tutte le et, ma pi che altro giovani, erano disseminati lungo quei sentieri
curati alla perfezione, i corpi che venivano lentamente ricoperti di cenere come se una tempesta di neve
li stesse lentamente ingoiando.
I licantropi avevano la tendenza a circondarsi dei loro simili, a vivere in branco, a trarre energie
gli uni dagli altri. La presenza di tutti quei cadaveri fu un dolore lancinante, una voragine di angoscia
che si era aperta nel mondo. Maia ripens alle parole di Kipling che campeggiavano sulle pareti del
Praetor: PERCH LA FORZA DEL BRANCO  IL LUPO, E LA FORZA DEL LUPO  IL
BRANCO.
Jordan si stava guardando intorno, e le labbra gli si increspavano mentre mormorava i nomi dei
morti: Andrea, Teal, Amon, Kurosh, Mara. All'improvviso, vicino alla riva, Maia vide qualcosa che si
muoveva: un corpo semisommerso. Cominci a correre, e Jordan dietro di lei. Slitt sulla cenere, arriv
nel punto in cui l'erba cedeva il posto alla sabbia e si lasci cadere accanto al cadavere.
Era il Praetor Scott, che galleggiava a faccia in gi, i capelli biondo-grigi inzuppati, l'acqua
tutto intorno a lui tinta di rosso chiaro. Maia si chin per girarlo, e per poco non le venne un conato:
aveva gli occhi spalancati che fissavano ciechi il cielo, e la gola squarciata.
- Maia. - Si sent una mano sulla schiena, la mano di Jordan. - Non
La sua frase venne interrotta da un sussulto, e quando la ragazza si gir prov un senso di orrore
cos intenso da oscurarle quasi la vista. Jordan era in piedi dietro di lei, la mano tesa, un'espressione di
profondo sconcerto dipinta in viso.
Dal centro del petto gli spuntava la lama di una spada, con il metallo intarsiato di stelle nere.
Faceva un effetto stranissimo, come se qualcuno gliel'avesse incollata sul busto, o come se fosse un
oggetto di scena teatrale.
Poi il sangue cominci a sgorgare tutt'intorno alla ferita, macchiando il davanti della giacca.
Jordan trasal ancora, gorgogliando, e scivol sulle ginocchia mentre la lama si ritraeva e usciva dal suo
corpo, che si abbass sempre di pi rivelando la presenza dietro le spalle.
Un ragazzo armato di un'enorme spada nera e argento guardava Maia da sopra il corpo
accasciato di Jordan. L'elsa era sporca di sangue, anzi, l'aggressore stesso ne era interamente ricoperto,
dai capelli chiari agli stivali, imbrattati come se fosse rimasto fermo davanti a un ventilatore che gli
spruzzava addosso vernice scarlatta. Un sorriso gli fendeva il viso da parte a parte.
- Maia Roberts e Jordan Kyle - disse. - Ho sentito molto parlare di voi.
Maia cadde sulle ginocchia proprio nel momento in cui Jordan crollava di lato. Lo afferr,
adagiandoselo in grembo. Si sent completamente stordita dal terrore, come fosse sdraiata sul fondo
ghiacciato del Sound. Jordan rabbrividiva tra le sue braccia, e lei lo strinse mentre il sangue prendeva a
colargli dagli angoli della bocca.
Alz gli occhi sul ragazzo in piedi sopra di lei. Per un attimo di stordimento pens che fosse
uscito da uno degli incubi che faceva su suo fratello, Daniel. Era bellissimo, proprio come lo era stato
lui, ma non avrebbero potuto essere pi diversi. La pelle di Daniel era bruna come la sua, mentre quel
ragazzo sembrava scolpito nel ghiaccio. Incarnato diafano, zigomi pallidi e spigolosi, capelli bianchi
come il sale che gli ricadevano sulla fronte. Solo gli occhi erano neri, occhi di squalo, freddi e
inespressivi.
- Sebastian - gli disse. - Tu sei il figlio di Valentine.
- Maia - sussurr Jordan. Lei gli teneva le mani sul petto, ed erano inondate di sangue. Come
la maglietta, e la sabbia sotto di loro, raggrumata in un rosso appiccicoso. - Non restare Scappa
- Sssh. - Lei gli diede un bacio sulla guancia. - Andr tutto bene.
- No, invece - intervenne Sebastian in tono annoiato. - Morir.
Maia sollev di colpo la testa. - Taci - gli sibil contro. - Taci... Taci, essere
Il polso di Sebastian fece uno scatto fulmineo: Maia non aveva mai visto nessuno muoversi
tanto rapidamente, tranne forse Jace. Si ritrov la punta della lama alla gola. - Stai buona, Nascosta
- le intim. - Guarda quanti morti hai intorno. Pensi che esiterei a farne uno in pi?
Maia deglut, ma non si tir indietro. - Perch? Pensavo che la tua guerra fosse contro gli
Shadowhunters
-  una storia piuttosto lunga - rispose lui strascicando la voce. - Basti dire che l'Istituto di
Londra  fastidiosamente ben protetto, e che il Praetor ne ha pagato il prezzo. Quando stamattina mi
sono alzato, ero sicuro che avrei ucciso qualcuno: soltanto non sapevo chi. A me le mattine piacciono
tanto, sono cos ricche di possibilit!
- Il Praetor non ha niente a che vedere con l'Istituto di Londra
- Oh, qui ti sbagli. C' tutta una storia dietro, ma  irrilevante. Per hai ragione quando dici
che la mia guerra  contro i Nephilim, il che significa che sono in guerra anche con i loro alleati.
Questo - e cos dicendo butt la mano libera all'indietro, per indicare le rovine carbonizzate alle
proprie spalle -  il mio messaggio. E tu lo consegnerai per conto mio.
Maia cominci a scuotere la testa, ma sent qualcosa che le afferrava la mano. Erano le dita di
Jordan. Abbass lo sguardo su di lui: era bianco come uno straccio, gli occhi cercavano disperatamente
i suoi. Ti prego, sembravano dire, fai quello che ti chiede.
- Quale messaggio? - sussurr allora.
- Che dovrebbero ricordare il loro Shakespeare - disse Sebastian. - Non pi mi ristarr,
finch morte chiuso non abbia questi occhi miei, o la fortuna colmata la misura della mia vendetta. -
Le ciglia gli sfiorarono la guancia insanguinata, quando le fece l'occhiolino. - Di' a tutti i Nascosti
che sono in cerca di vendetta, e che l'avr. Mi comporter in questo modo nei confronti di chiunque si
alleer con gli Shadowhunters. Non ho problemi con quelli della tua specie, purch non seguiate i
Nephilim in battaglia, altrimenti diventerete cibo per la mia spada e per quelle del mio esercito, finch
anche l'ultimo tra voi non verr spazzato via dalla faccia di questo mondo. - Riabbass la punta della
lama, in modo da toccarle i bottoni della camicia come per strappargliela di dosso. Stava ancora
sogghignando quando ritrasse l'arma. - Pensi di potertelo ricordare, ragazza lupo?
- Io
- Certo che puoi - la interruppe guardando il corpo di Jordan, che nel frattempo si era
irrigidito fra le braccia di Maia. - A proposito, il tuo ragazzo  morto - aggiunse. Rimise la spada
dentro al fodero che teneva in vita e se ne and, con gli stivali che sollevavano uno sbuffo di cenere
dopo l'altro.
Magnus non metteva piede all'Hunter's Moon dai tempi in cui, durante il Proibizionismo, era
stato un bar clandestino dove i mondani si radunavano zitti zitti a ubriacarsi fino allo svenimento. A un
certo punto degli anni Quaranta era stato rilevato da alcuni Nascosti, e da allora si era rivolto
principalmente a quel genere di clientela, soprattutto lupi mannari. Era un posto squallido, allora come
adesso. Il pavimento era ricoperto da una coltre di segatura appiccicosa; la superficie del bancone di
legno era tutta macchiata, indelebilmente segnata da decenni di bicchieri umidi appoggiati e lunghi
graffi di artigli. In quel momento, Freaky Pete, il barista, era intento a servire una Coca a Bat
Velasquez, sostituto provvisorio di Luke come capobranco di Manhattan. Magnus lo studi con
attenzione.
- Ehi, hai messo gli occhi sul nuovo capobranco? - gli chiese Catarina, stretta in un separ in
ombra accanto a Magnus, le dita azzurre chiuse intorno a un Long Island Iced Tea. - Pensavo che
dopo Woolsey Scott avessi voltato pagina con i licantropi.
- Non lo sto puntando - si difese lui, sdegnato. Bat non era male, se ti piaceva il genere
mascella squadrata e spalle da armadio, ma lui aveva ben altro a cui pensare. - Stavo riflettendo.
- Di qualsiasi cosa si tratti, non farla!  una pessima idea - dichiar Catarina.
- E come fai a dirlo?
- Perch quelle sono le uniche idee che hai. Ti conosco da un sacco di tempo, ed  un
argomento sul quale non ho il minimo dubbio. Se ti  tornata la voglia di fare il pirata, sappi che s, 
una pessima idea.
- Non ripeto mai due volte lo stesso errore - sbott lui, offeso.
- Hai ragione. Ne fai di nuovi e persino peggiori. Quindi non farlo, di qualunque cosa si tratti.
Non capeggiare un'insurrezione di lupi mannari, non fare nulla che possa anche solo accidentalmente
contribuire all'apocalisse, non progettare una linea di make up con glitter per cercare di venderla a
Sephora.
- L'ultima idea non  per niente male - osserv lo stregone. - Ma non sto valutando un
cambio di carriera. Stavo pensando a
- Ad Alec Lightwood? - lo anticip lei, sorridendo. - Non ho mai visto nessuno
coinvolgerti come ha fatto quel ragazzo.
- Non mi conosci da sempre - borbott Magnus, ma senza troppa convinzione.
- Oh, ti prego. Hai passato a me quell'incarico con il Portale all'Istituto apposta per non dover
rivedere Alec, e poi ti sei presentato comunque soltanto per salutarlo. Non negare, ti ho visto.
- Io non nego niente. Sono andato l per salutarlo, lo ammetto, ed  stato un errore. Non avrei
dovuto farlo - ammise prima di ingoiare un sorso del suo drink.
- Per l'amor del cielo, Magnus! Di cos' che stiamo parlando veramente? Non ti ho mai visto
felice come quando stavi con Alec. Quando sei innamorato, di solito sei anche depresso. Pensa a
Camille. Io la odiavo, Ragnor la odiava
Magnus appoggi la fronte contro il tavolo.
- Chiunque la odiava - prosegu Catarina, senza piet. - Era ambigua e pure perfida. E ha
infinocchiato il tuo povero, dolce fidanzato. Sarebbe un buon motivo per troncare una relazione
perfettamente funzionante?  come aizzare un pitone contro un coniglietto e poi arrabbiarsi perch il
coniglietto non ce la fa.
- Alec non  un coniglietto. Alec  uno Shadowhunter.
- E tu non eri mai uscito con uno di loro.  questo il punto?
Magnus risollev la testa dal tavolo, e con grande piacere, perch il legno puzzava di birra. -
In un certo senso. Il mondo sta cambiando. Non te ne stai accorgendo, Catarina?
Lei lo guard da sopra il bordo del bicchiere. - Non saprei.
- I Nephilim hanno tenuto duro per mille anni - prosegu lui. - Ma ora c' qualcosa in
arrivo, un grande cambiamento. Noi li abbiamo sempre accettati come una presenza di fatto nella
nostra vita, per ci sono stregoni vecchi abbastanza da ricordare i tempi in cui i Nephilim non
camminavano su questa Terra. Quindi potrebbero essere spazzati via in fretta come sono arrivati.
- Ma non penserai davvero che
- L'ho sognato. E tu lo sai che a volte i miei sogni si avverano.
- Per via di tuo padre. - Catarina pos il bicchiere. Ora la sua espressione era concentrata,
senza pi traccia di ironia. - Forse sta solo cercando di spaventarti.
Catarina era una delle poche persone sulla Terra a sapere chi fosse il padre di Magnus; un'altra
era Ragnor Fell. Non era un'informazione che a lui piacesse spargere ai quattro venti: un conto  avere
un demone per genitore, un altro discendere da qualcuno che possiede una quota significativa
dell'intero patrimonio infernale.
- A quale scopo? - le chiese, scrollando le spalle. - Io non sono al centro di qualunque
tempesta in arrivo.
- Ma hai paura che invece possa esserlo Alec - puntualizz Catarina. - E vuoi allontanarlo
prima di perderlo.
- Prima mi hai detto di non fare niente che possa anche solo accidentalmente contribuire
all'apocalisse. So che stavi scherzando, per non  pi cos divertente se non riesco a liberarmi della
sensazione che, in un certo senso, l'apocalisse stia arrivando davvero. Per poco Valentine Morgenstern
non ha fatto piazza pulita di tutti gli Shadowhunters, e suo figlio  due volte pi intelligente e sei pi
malvagio di lui. E non sar solo. Ha degli aiuti, da demoni pi grandi di mio padre, da altri
- E tu come fai a saperlo? - La voce di Catarina era tagliente.
- Ho indagato.
- Pensavo che avessi deciso di non aiutare pi gli Shadowhunters - disse lei, ma poi alz una
mano per impedire all'amico di controbattere. - Lascia perdere. Ti ho sentito dire quel genere di cose
troppe volte per sapere che le faresti davvero.
- Il punto  questo: ho indagato, ma non ho scoperto niente. Chiunque siano gli alleati di
Sebastian, lui non ha lasciato indizi. Continuo a sentirmi come se fossi sul punto di scoprire qualcosa, e
poi mi ritrovo con un pugno di mosche. Non credo di poter aiutare Alec, Catarina. Non so nemmeno se
qualcuno possa realmente farlo.
Magnus distolse lo sguardo dall'espressione improvvisamente impietosita della collega e si gir
verso il bancone. Bat vi si era appoggiato sopra con il braccio, e giocherellava con il cellulare; la luce
dello schermo gli proiettava delle ombre sul viso, ombre che Magnus vedeva su ogni volto mortale, su
ogni essere umano, ogni Shadowhunter, ogni creatura destinata prima o poi a morire.
- I mortali muoiono - disse Catarina. - L'hai sempre saputo, eppure li amavi anche prima.
- Non non a questo modo.
Catarina sobbalz per lo stupore. - Oh... Magnus, Magnus. - Prese il bicchiere. - Sai una
cosa? - gli disse con fare tenero. - Sei incredibilmente stupido.
Lui la guard stringendo gli occhi. - Dici?
- Se  questo che provi, allora dovresti stare con lui. Pensa a Tessa. Non hai imparato niente
da lei? Niente su quali amori valgono anche il dolore di perderli?
- Lui  ad Alicante.
- E allora? Dovevi essere tu lo stregone rappresentante in Consiglio, ma hai scaricato la patata
bollente a me. E ora io te la restituisco! Vai ad Alicante. Ho l'impressione che tu abbia pi cose da dire
di quante potrei mai dirne io, in ogni caso. - Infil la mano in una tasca del camice da infermiera che
aveva indosso; Catarina arrivava direttamente dal turno in ospedale. - Ah, prendi questo.
Magnus raccolse il pezzo di carta appallottolato che lei gli stava porgendo. - Un invito a cena?
- lesse, incredulo.
- Meliorn, del Popolo Fatato, vuole che tutti i Nascosti del Consiglio si incontrino per cena la
sera prima della grande assemblea. Una specie di gesto di pace e di buona volont, oppure il desiderio
di infastidire chiunque con i suoi soliti indovinelli. In un caso o nell'altro, dovrebbe essere interessante.
- Cibo fatato - disse Magnus, cupo. - Lo detesto. Anche quello sicuro, che non ti costringe
a ballare danze popolari per il resto del secolo. Tutte quelle verdure crude e quei coleotteri
Si interruppe. Dall'altra parte della stanza, Bat stava tenendo il cellulare premuto contro
l'orecchio. Con la mano libera stringeva il bordo del bancone.
-  successo qualcosa di brutto - cap al volo Magnus, guardandolo. - Qualcosa che ha a
che fare con il branco.
Catarina appoggi il bicchiere. Conosceva molto bene l'amico, e sapeva quando c'erano ottime
possibilit che avesse ragione. Guard anche lei in direzione di Bat, che nel frattempo aveva richiuso il
telefono. Era sbiancato, la cicatrice gli emergeva livida dalla guancia. Si chin per dire qualcosa a
Freaky Pete dietro il bancone, poi si port due dita alla bocca e fischi.
Fu come il fischio di una locomotiva a vapore, e sovrast il basso mormorio di voci dentro al
locale. Nel giro di pochi istanti, tutti i licantropi erano in piedi e si stavano muovendo verso Bat. Anche
Magnus si alz, ma Catarina lo trattenne per la manica. - Non
- Andr tutto bene. - Lui si liber e si fece largo tra la folla, verso Bat. Il resto del branco gli
si era gi radunato intorno. Vedendolo in mezzo a loro, i lupi mannari si irrigidirono, diffidenti, e
spinsero per avvicinarsi al loro leader. Una bionda tent di bloccare Magnus, ma Bat alz una mano.
-  tutto okay, Amabel - le disse. Aveva parlato in tono poco amichevole, ma comunque
educato. - Magnus Bane, giusto? Sommo Stregone di Brooklyn? Maia Roberts dice che posso fidarmi
di te.
- S, puoi fidarti.
- Perfetto, ma qui abbiamo delle questioni interne molto urgenti. Che cosa vuoi?
- Hai ricevuto una telefonata - disse indicandogli il cellulare. - Era Luke?  successo
qualcosa ad Alicante?
Bat scosse il capo, l'espressione impenetrabile.
- L'ennesimo attacco contro un Istituto? - riprov Magnus. Era abituato a essere lui quello
con tutte le risposte, detestava trovarsi all'oscuro. Il fatto che l'Istituto di New York fosse ormai vuoto
non implicava che anche gli altri fossero privi di tutela, e che magari non ci fossero battaglie in corso.
Battaglie a cui Alec poteva aver deciso di partecipare
- Non si tratta di un Istituto - rispose Bat. - Era Maia, al telefono. Il quartier generale del
Praetor Lupus  stato raso al suolo. Sono morti almeno un centinaio di lupi mannari, compresi il
Praetor Scott e Jordan Kyle. Sebastian Morgestern ha rivolto la sua battaglia contro di noi.
capitolo 6
FRATELLO PIOMBO
E SORELLA ACCIAIO
- Non lanciarlo... Ti prego, non lanciarlo! Oddio, l'ha lanciato - disse Julian in tono
rassegnato mentre un pezzo di patata volava dall'altra parte della stanza, mancando per poco il suo
orecchio.
- Nessun danno - lo rassicur Emma. Era seduta con la schiena contro il lettino di Tavvy,
intenta a osservare Julian che dava da mangiare al pi piccolo dei suoi fratelli. Tavvy aveva raggiunto
quell'et in cui i bambini diventano particolarmente schizzinosi in fatto di cibo, e qualunque cosa non
venga considerata accettabile viene scagliata a terra.
- Il lampadario si  un po' impatatato, tutto qui.
Per fortuna, anche se il resto della casa dei Penhallow era piuttosto raffinato, la mansarda 
dove vivevano ora gli "orfani di guerra", come erano stati definiti i giovani Blackthorn ed Emma dal
momento del loro arrivo a Idris  era estremamente semplice, funzionale e dall'arredo robusto.
Occupava tutto l'ultimo piano della casa: diverse stanze collegate fra loro, una piccola cucina e un
bagno, una raccolta eterogenea di letti ed effetti personali disseminati ovunque. Helen dormiva di sotto,
insieme ad Aline, anche se saliva tutti i giorni; a Emma e Julian erano state assegnate stanze separate,
ma lui nella sua non ci stava quasi mai: Drusilla e Octavian continuavano a svegliarsi urlanti nel cuore
della notte, e il ragazzo aveva preso l'abitudine di dormire sul pavimento di camera loro, cuscino e
coperta ammonticchiati accanto al lettino di Tavvy. Non c'era un seggiolone, cos, per imboccare
Tavvy, Julian si era seduto a terra davanti a lui sopra una coperta ormai cosparsa di cibo, un piatto in
mano e l'espressione disperata in viso.
Emma si avvicin e gli si sedette di fronte, prendendo in braccio Tavvy. Il piccolo aveva il
visino corrugato in una smorfia di tristezza. - Memma - disse quando lei lo sollev.
- Fai il trenino ciuf ciuf - sugger la ragazza a Julian. Si chiese se fosse il caso di dirgli che
aveva del sugo fra i capelli. Pensandoci bene, forse no.
Rimase a guardarlo mentre lui faceva fare al cucchiaio mille acrobazie prima di atterrare dentro
la bocca del bimbo, che adesso rideva. Si sforz di lottare contro il dolore della perdita: le erano tornati
alla mente gli istanti in cui suo padre, armato di grande pazienza, le separava i diversi cibi nel piatto
durante quella fase in cui lei si era rifiutata di ingerire qualsiasi cosa di colore verde.
- Non mangia abbastanza - disse Jules, con voce pacata, mentre trasformava un boccone di
pane imburrato in un trenino sbuffante e Tavvy si allungava per prenderlo con le sue manine
appiccicose.
-  triste.  un bambino, ma sa che  successo qualcosa - rispose Emma. - Sente la
mancanza di Mark e di tuo padre.
Jules si sfreg con aria stanca gli occhi, lasciandosi una striscia di pomodoro sullo zigomo. -
Io non posso sostituirli, n Mark n mio padre. - Mise in bocca al piccolo una fetta di mela, che venne
sputata con uno sguardo di trionfale crudelt. Julian fece un sospiro. - Dovrei anche andare a vedere
come stanno Dru e i gemelli. Stavano giocando a Monopoli in camera, ma non sai mai se sta per
scoppiare un putiferio.
Era vero. Tiberius, con la sua mente analitica, vinceva a gran parte dei giochi. Livvy non se la
prendeva, ma Dru, molto competitiva, s, e spesso le partite finivano a suon di tirate di capelli da
entrambe le parti.
- Ci penso io. - Emma restitu Tavvy al mittente. Mentre stava per rialzarsi in piedi, entr in
camera Helen. Aveva l'aria triste.
Quando li vide, la tristezza si trasform in apprensione. Emma sent i peli della nuca drizzarsi.
- Helen - disse subito Julian. - Cos' successo?
- Le milizie di Sebastian hanno attaccato l'Istituto di Londra.
Emma vide Julian irrigidirsi. Anzi, oltre a vederlo, quasi lo sent fisicamente, come se i nervi di
lui fossero stati i suoi, il suo panico il proprio. Il viso, gi troppo magro, sembr farsi ancora pi stretto,
anche se l'abbraccio al fratellino rest quello tenero e attento di poco prima. - Lo zio Arthur?
- Sta bene - si affrett a rispondere Helen. - Lo hanno solo ferito. Dovr posticipare
l'arrivo a Idris, per sta bene. Anzi, tutti quelli dell'Istituto sono salvi: l'attacco  fallito.
- E come hanno fatto? - La voce di Julian era ridotta a poco pi di un sussurro.
- Ancora non lo sappiamo, non esattamente - ammise Helen. - Sto andando alla Guardia
insieme ad Aline, al Console e agli altri proprio per cercare di capire cos' successo. - Si inginocchi
e accarezz i riccioli di Tavvy. - Comunque sono buone notizie - aggiunse rivolta a Julian, che
sembrava ancora allibito. - Certo, fa paura pensare che Sebastian sia tornato all'attacco, ma stavolta
non ha vinto.
Emma incontr lo sguardo di lui. Sapeva di dover essere entusiasta per la buona notizia, ma
dentro avvertiva qualcosa che la lacerava una gelosia tremenda. Perch gli abitanti dell'Istituto
londinese potevano vivere, mentre la sua famiglia era morta? Come avevano combattuto loro, cosa
avevano fatto di pi?
- Non  giusto - disse Julian.
- Jules.  una sconfitta - fece Helen, rialzandosi. - Significa qualcosa. Significa che noi
possiamo davvero battere Sebastian e i suoi alleati. Annientarli. Cambiare il corso degli eventi. Servir
a rendere tutti meno spaventati,  importante.
- Spero che lo prendano vivo - disse Emma tenendo gli occhi fissi su quelli di Julian. -
Spero che lo uccidano nella Piazza dell'Angelo, cos potremo tutti guardarlo mentre muore. E spero
sar una cosa lenta.
- Emma! - esclam Helen, scioccata, ma anche gli occhi verde-azzurro di Julian
rispecchiavano la stessa fierezza, senza un minimo accenno di biasimo. Emma non gli aveva mai
voluto cos bene come in quel momento, mentre lui, con lo sguardo, stava riflettendo anche i sentimenti
pi cupi che lei si sentiva nelle profondit del cuore.
L'armeria era meravigliosa. Clary non avrebbe mai pensato di poter utilizzare quell'aggettivo
per un negozio del genere, forse per un tramonto, o per il panorama notturno dello skyline
newyorchese, ma di certo non per un negozio pieno di mazze, asce e bastoni animati, quelli con una
lama nascosta dentro.
Per meravigliosa lo era davvero. L'insegna di metallo appesa all'esterno aveva la forma di una
faretra, con il nome del negozio, FRECCIA DI DIANA, scritto a caratteri curvilinei. All'interno, le
spade erano esposte in letali ventagli d'oro, d'acciaio e d'argento. Da un soffitto dipinto con un motivo
rococ di frecce dorate in volo scendeva un lampadario enorme, mentre le frecce vere si facevano
ammirare su alcuni piedistalli di legno intagliato. Spade tibetane dai pomelli intarsiati di turchesi,
argento e corallo campeggiavano sulle pareti accanto a dha birmane dai codoli martellati in rame e
ottone.
- Allora, perch siamo qui? - volle sapere Jace, incuriosito, prendendo un naginata con
un'iscrizione di ideogrammi giapponesi. Quando lo appoggi a terra, piegando le lunghe dita intorno
all'impugnatura, la lama ricurva gli arriv fin sopra la testa. - La vera ragione dietro questa voglia di
comprare una spada?
- Quando una dodicenne ti dice che quella che hai fa schifo,  arrivato il momento di
sostituirla - ammise Clary.
La donna dietro al bancone scoppi a ridere. Clary la riconobbe: era la tizia con la carpa tatuata
che aveva preso la parola durante la riunione del Consiglio. - Be', allora non potresti essere in un
posto migliore.
-  il tuo negozio? - le chiese Clary, sporgendosi per saggiare la punta di una lunga spada a
lama piatta dall'elsa in ferro.
La donna sorrise. - Diana sono io, s. Diana Wrayburn.
Clary si mosse per prendere la spada rinascimentale, ma Jace, che nel frattempo aveva
appoggiato il naginata contro il muro, le fece subito segno di no con la testa. - Quello spadone
sarebbe pi alto di te. Non che ci voglia tanto, eh.
Clary gli fece la linguaccia, poi stacc dalla parete una spada a lama corta. Sopra c'erano dei
graffi, segni che, a un'osservazione pi ravvicinata, risultarono essere le lettere di una lingua a lei
sconosciuta.
- Quelle sono rune, ma non degli Shadowhunters - spieg Diana. -  una spada vichinga,
molto antica. E molto pesante.
- Sai che cosa c' scritto?
- Solo i degni. Mio padre diceva che le grandi armi si riconoscono dal fatto di avere un
nome o un'incisione.
- Ieri ne ho vista una che diceva una cosa tipo: Condivido l'acciaio e la tempra di Gioiosa e
Durlindana.
- Cortana! - A Diana si erano illuminati gli occhi. - L'arma di Ogier. Quella s che 
notevole.  un po' come avere Excalibur, o Kusanagi-no-tsurugi. Cortana appartiene ai Carstairs, se
non sbaglio.  la ragazzina che ieri era alla riunione del Consiglio, Emma Carstairs, l'attuale
proprietaria?
Clary annu.
Diana arricci le labbra. - Povera piccola. E poveri anche i Blackthorn. Aver perso tanti dei
propri cari in un colpo solo  devastante Vorrei poter fare qualcosa per loro.
- Anch'io.
Diana la soppes con lo sguardo, e spar dietro al bancone. Un istante dopo riemerse con una
spada lunga circa quanto l'avambraccio di Clary. - Che ne dici di questa?
Clary fiss l'arma, indubbiamente splendida. La guardia, l'impugnatura e il pomo erano
cesellati in oro con inserti d'ossidiana, mentre la lama era di un argento cos scuro da sembrare quasi
nero.
La mente di Clary pass rapidamente in rassegna i vari tipi di armi che aveva memorizzato
durante le lezioni  scimitarra, sciabola, squadrona, spada a due mani. -  una cinquedea? - prov a
indovinare.
-  una spada corta, o daga. Prova a guardare l'altro lato - le disse Diana, voltando l'arma.
Sul lato opposto della lama, vicino alla scanalatura centrale, correva un motivo a stelle nere.
- Oh. - Clary sent un tuffo al cuore. Fece un passo indietro, e per poco non fin addosso a
Jace, che nel frattempo le si era avvicinato con aria perplessa. - Questa  una spada dei Morgenstern.
- S, esatto. - Lo sguardo di Diana era penetrante. - Molto tempo fa, i Morgenstern
commissionarono due spade a Wayland il Fabbro. Due pezzi di un unico set: una pi grande e una pi
piccola, una per il padre e una per il figlio. Poich Morgenstern significa "stella del mattino", le spade
prendono il nome da due diversi aspetti tipici di una stella. La piccola, questa qui, si chiama Eosforos,
"portatrice dell'aurora", mentre la grande  Fosforos, "portatrice di luce". Hai sicuramente gi visto
Fosforos, perch era l'arma usata da Valentine Morgenstern, e ora  passata a suo figlio.
- Tu sai chi siamo - disse Jace. Non era una domanda. - Sai chi  Clary.
- Il mondo degli Shadowhunters  piccolo - rispose Diana guardando prima l'uno e poi
l'altra. - Faccio parte del Consiglio. Ti ho vista testimoniare, figlia di Valentine.
Clary guard l'arma con aria incerta. - Non capisco Valentine non avrebbe mai ceduto una
spada dei Morgenstern. Come fai ad averla?
- Sua moglie l'ha venduta a mio padre, che gestiva questo negozio prima della Rivolta.
Apparteneva a lei. E ora dovrebbe diventare tua.
Clary rabbrivid. - Ho visto due uomini portare la versione pi grande di quest'arma, e li ho
odiati entrambi. A questo mondo non ci sono Morgenstern devoti a qualcosa che non sia il male.
- Ci sei tu - le disse Jace.
Lei lo guard, ma lui aveva un'espressione impenetrabile.
- In ogni caso, non potrei permettermela - riprese Clary. - Quello  oro, quella ossidiana, e
quello adamas. Non ho abbastanza soldi per un'arma del genere.
- Te la regalo - disse Diana. - Hai ragione a pensare che la gente odia i Morgenstern.
Circolano storie di come le loro spade siano state create per racchiudere una magia mortale, per
massacrare migliaia di avversari in un colpo solo. Sono soltanto leggende, ovviamente, per non  il
tipo di articolo che potrei vendere alla leggera. O che potrei vendere in assoluto. Deve finire in buone
mani.
- Non la voglio - sussurr Clary.
- Se ti spaventa, le dai il potere di controllarti. Prendila, usala per tagliare la gola a tuo fratello
e restituisci l'onore al tuo sangue.
Diana fece scivolare la spada sul bancone, verso Clary. Senza dire una parola, lei la sollev,
piegando le dita intorno al pomo, e scopr che si adattava alla sua presa  si adattava alla perfezione,
come fosse stata creata apposta per lei. Nonostante l'acciaio e i metalli preziosi, la sentiva leggera
come una piuma. La alz al cielo, e le stelle nere le ammiccarono come un fuoco scintillante che
correva lungo la lama.
Alz lo sguardo e vide Diana che afferrava qualcosa nell'aria: una favilla che si trasform in un
pezzo di carta. Lo lesse fino in fondo, mentre le sue sopracciglia si corrugavano per la preoccupazione.
- Per l'Angelo Hanno attaccato l'Istituto di Londra.
Per poco Clary non fece cadere la spada. Sent, accanto a s, Jace che esclamava: - Cosa?!
Diana alz gli occhi dal foglio. -  tutto a posto. A quanto pare, l'Istituto di Londra gode di
una particolare protezione, qualcosa di cui nemmeno il Consiglio era al corrente. Ci sono stati alcuni
feriti, ma nessun morto. L'esercito di Sebastian  stato respinto, ma purtroppo nessuno dei suoi  stato
ucciso n catturato. - Mentre Diana parlava, Clary si accorse che era vestita a lutto, di bianco. Aveva
perso qualcuno nella guerra di Valentine? Negli attacchi di Sebastian agli Istituti?
Quanto sangue avevano versato le mani dei Morgenstern?
- Mi mi dispiace tanto - pronunci con un filo di voce. Riusciva a vedere Sebastian, a
vederlo chiaramente dentro la sua testa, tenuta rossa e sangue rosso, capelli argento e spada argento.
Vacill.
All'improvviso sent una mano sul braccio, e si accorse di stare inspirando aria fredda. Senza
sapere bene come, si trovava fuori dall'armeria, in una strada piena di gente, e Jace le stava accanto. -
Clary - stava dicendo. - Va tutto bene. Tutto. Gli Shadowhunters di Londra sono riusciti tutti a
salvarsi.
- Diana ha detto che ci sono stati feriti. Altro sangue versato a causa dei Morgenstern.
Lui abbass gli occhi sulla spada, ancora ben salda nella mano di lei, le dita esangui intorno
all'elsa. - Non devi prenderla per forza.
- No. Diana aveva ragione. Avere paura di tutto ci che ha a che fare con i Morgenstern d
a Sebastian potere nei miei confronti. Ed  esattamente quello che vuole lui.
- Sono d'accordo. Ecco perch ti ho comprato questo
Jace le porse un fodero di pelle nera, con una decorazione a stelle d'argento.
- Non puoi andartene a passeggio con una spada sguainata - aggiunse. - Cio, potresti, ma
 probabile che ci guarderebbero male.
Clary prese il fodero, ci infil la lama e se la mise alla cintura, coprendola poi con il mantello.
- Meglio, adesso?
Lui le scost una ciocca di capelli rossi dal viso. -  la tua prima vera arma, la prima che ti
appartenga sul serio. Il nome dei Morgenstern non  maledetto, Clary.  un glorioso cognome
Shadowhunter che risale a centinaia di anni fa. La stella del mattino.
- La stella del mattino non  una stella - puntualizz lei, imbronciata. -  un pianeta. L'ho
imparato a lezione di astronomia.
- L'istruzione dei mondani  prosaica in un modo davvero deplorevole - ribatt lui. -
Guarda - aggiunse poi, puntando un dito verso l'alto. Clary guard, ma non verso il cielo. Guard lui,
il sole sui capelli chiari, la curva della bocca quando sorrideva. - Molto prima che chiunque scoprisse
i pianeti, sapevano che c'erano fori luminosi nel manto della notte. Le stelle. E sapevano anche che una
di loro sorgeva a oriente, all'alba, e la chiamavano "stella del mattino, portatrice di luce, messaggera
dell'aurora".  cos brutto? Portare la luce nel mondo?
D'istinto, Clary si sporse per dargli un bacio sulla guancia. - E va bene. Lo ammetto, sei stato
pi poetico di una lezione di astronomia.
Lui riabbass la mano e le fece un sorriso. - Bene. Adesso per faremo qualcosa di meno
poetico. Vieni, ti porto in un posto.
A svegliare Simon fu un tocco di dita fredde sulle tempie. - Apri gli occhi, Diurno - disse
una voce impaziente. - Non abbiamo tutto il giorno.
Simon si alz con una prontezza tale da far indietreggiare, sibilando, la persona che aveva
davanti. La osserv. Lui era ancora fra le sbarre della gabbia di Maureen, sempre all'interno del
fatiscente Hotel Dumort. Era stato Raphael a parlargli; indossava una camicia bianca elegante e un paio
di jeans, il luccichio dell'oro visibile al collo. Eppure Simon ricordava di averlo sempre visto curato
e in ordine, come se fosse perennemente in procinto di presentarsi a un incontro di lavoro. Ora invece i
capelli neri erano arruffati, la camicia bianca logora e macchiata.
- Buongiorno, Diurno - gli disse.
- E tu che ci fai, qui? - ribatt Simon. Si sentiva sudicio, nauseato e furibondo. Per di pi,
portava ancora quella dannata camicia a sbuffo. -  davvero giorno?
- Prima dormivi, ora ti sei svegliato, quindi  giorno. - Raphael sembrava disgustosamente
pimpante. - Per tornare alla tua domanda: sono qui per te, ovvio.
Simon si appoggi con la schiena alle sbarre della gabbia. - Che cosa vuoi dire? E poi come
hai fatto a venire qui?
Raphael lo guard con compassione. - La gabbia si apre dall'esterno. Non  stato cos difficile
entrare.
- Quindi ti sentivi solo e volevi un po' di compagnia maschile, o cosa? - indag Simon. -
L'ultima volta che ti ho visto mi hai chiesto di farti da guardia del corpo, e quando ho rifiutato hai
lasciato chiaramente intendere che, se mai avessi perso il Marchio di Caino, tu mi avresti ucciso.
Raphael gli sorrise.
- Allora questa  la parte dell'uccisione? Per devo avvisarti che non sarebbe molto discreta. 
probabile che ti prenderebbero.
- Gi. Maureen sarebbe molto dispiaciuta della tua dipartita. Una volta ho intavolato un
discorso sulla possibilit di venderti a qualche stregone senza scrupoli, e lei non era affatto divertita.
Che peccato Grazie ai suoi poteri di guarigione, il sangue di Diurno renderebbe un sacco di soldi. -
Sospir. - Sarebbe stata una bella opportunit. Ma ahim, Maureen  troppo sciocca per vedere le
cose dal mio punto di vista. Preferisce tenerti qui dentro vestito come un bambolotto. D'altronde, che ci
vuoi fare,  pazza.
- Sei autorizzato a dire queste cose della tua regina vampiro?
- C' stato un tempo in cui ti volevo vedere morto, Diurno - disse Raphael con lo stesso tono
disinvolto di chi sta ricordando la volta in cui avrebbe voluto comprare una scatola di cioccolatini. -
Ma ora ho un nemico pi grande. Tu e io stiamo dalla stessa parte.
Le sbarre della gabbia premevano contro la schiena di Simon, che si spost. - Maureen? Hai
sempre voluto essere tu il leader dei vampiri, e ora lei ti ha preso il posto.
Raphael arricci le labbra in un ringhio. - Credi che sia soltanto un gioco di potere? Tu non
capisci. Prima che Maureen venisse trasformata,  stata terrorizzata e torturata fino alla pazzia. Quando
si  risvegliata, si  fatta strada con gli artigli fuori dalla bara. Non c'era nessuno a insegnarle cosa fare.
Nessuno a darle il suo primo sangue. Nessuno a fare quello che ho fatto io per te.
Simon lo fiss. All'improvviso ricord il cimitero, la risalita dalla terra fino all'aria fresca, e la
fame, una fame dilaniante, poi Raphael che gli lanciava una sacca piena di sangue. Non l'aveva mai
considerato un favore o un servizio, ma in effetti, ripensandoci, se non fosse stato per quel primo pasto,
avrebbe potuto sbranare di tutto. Anzi, per poco non aveva morso Clary. Ed era stato Raphael a
impedire che accadesse.
Era stato sempre Raphael a portarlo dal Dumort all'Istituto; l'aveva disteso, sanguinante, sui
gradini dell'ingresso, quando non erano potuti andare oltre; aveva spiegato ai suoi amici che cosa gli
era successo. Simon pens che Rapahel avrebbe potuto cercare di nascondere tutto, di mentire ai
Nephilim, invece aveva confessato e accettato le conseguenze.
Certo, non era mai stato particolarmente gentile con lui, ma, a modo suo, possedeva un bizzarro
senso dell'onore.
- Ti ho fatto io - gli disse. - Il mio sangue, nelle tue vene, ti ha reso un vampiro.
- Dicevi sempre che sono un pessimo vampiro - gli fece notare Simon.
- Non mi aspetto gratitudine. Tu non hai mai voluto essere ci che sei. Come Maureen, si
direbbe. La trasformazione l'ha resa pazza, e pazza  rimasta. Uccide senza pensarci un attimo. Non
prende in considerazione i pericoli di esporre noi vampiri al mondo umano con una carneficina di
troppo. Non pensa che forse, se i vampiri uccidessero senza bisogno o senza rifletterci, un giorno non ci
sarebbe pi cibo.
- Umani - lo corresse Simon. - Non ci sarebbero pi umani.
- Sei davvero un pessimo vampiro. Ma in questo siamo allineati. Tu desideri proteggere gli
umani, io desidero proteggere i vampiri. Il nostro scopo  unico e identico.
- Allora uccidila. Uccidi Maureen e assumi il controllo del clan.
- Non posso. - Raphael sembr incupirsi. - Gli altri figli del clan la adorano. Non vedono
cosa ci aspetta, le tenebre all'orizzonte. Vedono solo la possibilit di uccidere e cibarsi a proprio
piacimento. Non piegarsi agli Accordi, non seguire una Legge esterna Lei ha dato loro tutta la libert
del mondo, e con quella stessa libert loro decreteranno la propria fine - concluse con amarezza.
- A te importa davvero di cosa pu succedere al clan - concluse Simon, sorpreso. - Non
saresti niente male come capo.
Raphael lo guard minaccioso.
- Anche se non so come staresti con una tiara di ossa in testa - aggiunse Simon. - Senti,
capisco cosa vuoi dire, ma come faccio ad aiutarti? Nel caso non te ne fossi accorto, sono chiuso in
gabbia. Se mi liberi, ti prenderanno. Se me ne vado, Maureen mi trover.
- Ad Alicante no - disse Raphael.
- Alicante? - lo fiss. - Intendi Alicante, capitale di Idris?
- Non sei molto sveglio. S!  di quella Alicante che sto parlando. - Di fronte all'espressione
allibita di Simon, Raphael fece un lieve sorriso. - In Consiglio c' un rappresentante dei vampiri,
Anselm Nightshade. Un tipo schivo, il capoclan di Los Angeles, ma pur sempre uno che conosce
certi amici miei. Stregoni.
- Magnus? - chiese Simon, sorpreso. Raphael e Magnus erano entrambi immortali, entrambi
abitanti di New York ed entrambi rappresentanti di rango piuttosto elevato delle rispettive categorie di
Nascosti. Eppure non aveva mai pensato che potessero conoscersi, tantomeno conoscersi bene.
Raphael ignor la domanda. - Nightshade ha accettato di mandare me in Consiglio al posto
suo, anche se Maureen ancora non lo sa. Dovr quindi andare ad Alicante e prendere parte al Consiglio
per la loro grande assemblea, ma voglio che tu venga con me.
- Perch?
- Perch di me non si fidano, gli Shadowhunters - disse semplicemente Raphael. - Di te s,
invece. Specialmente i Nephilim di New York. Guardati: porti il ciondolo di Isabelle Lightwood!
Sanno che sei pi simile a uno Shadowhunter che a un Figlio della Notte. A te crederanno, se dirai che
Maureen ha infranto gli Accordi e deve essere fermata.
- Giusto - ammise Simon. - Loro mi credono. - Raphael lo guardava con occhi grandi e
schietti. - E questo ovviamente non ha niente a che vedere con il fatto che non vuoi far scoprire al
clan di essere stato tu a denunciare Maureen, perch a loro lei piace, e ti darebbero addosso come delle
donnole.
- Conosci i figli dell'Inquisitore - prosegu Raphael. - Puoi testimoniare direttamente a
loro.
- Certo. A nessuno del clan importer se avr fatto la spia alla loro regina e l'avr fatta
uccidere. Sono sicuro che al mio ritorno avr una vita da favola!
Raphael fece spallucce. - Ho anche alleati, qui. Qualcuno mi avr pure lasciato entrare, no?
Una volta sistemata Maureen,  probabile che potremo ritornare a New York con poche conseguenze
negative.
- Poche conseguenze negative! - sbuff Simon. - Sei davvero rassicurante.
- Qui sei in pericolo comunque - gli fece notare l'altro. - Se non fosse stato per il tuo
protettore mannaro, o per i tuoi Shadowhunters, avresti gi incontrato la morte eterna diverse volte. Se
non vuoi venire con me ad Alicante, sar lieto di lasciarti qui in gabbia, dove potrai fare da giocattolo a
Maureen. L'alternativa  raggiungere i tuoi amici nella Citt di Vetro; Catarina Loss sta aspettando al
piano di sotto per aprirci un Portale. A te la scelta.
Raphael era appoggiato all'indietro, una gamba piegata, la mano che gli penzolava molle sul
ginocchio come se fosse al parco a rilassarsi. Dietro di lui, attraverso le sbarre della gabbia, Simon
vedeva la sagoma di un altro vampiro in piedi sulla porta, una ragazza mora con i lineamenti in ombra.
L'alleata che aveva fatto entrare Raphael, ipotizz. Pens a Jordan. Il tuo protettore mannaro. Per
quello, quello scontro fra clan e legami di fedelt, ma soprattutto la sete assassina di sangue e morte di
Maureen erano un peso troppo grande da prendersi sulle spalle.
- Non ho molta scelta, vero?
Raphael sorrise. - No, Diurno. Per niente.
L'ultima volta che Clary l'aveva vista, la Sala degli Accordi era semidistrutta: tetto di cristallo
in frantumi, pavimento di marmo crepato, fontana centrale asciutta.
Doveva ammettere che, da allora, gli Shadowhunters avevano fatto un lavoro impressionante. Il
tetto era tornato integro, il pavimento di marmo era lucido, liscio e percorso da venature d'oro. Le
arcate si innalzavano verso l'alto e la luce che penetrava dal tetto illuminava le rune incise sopra. La
fontana centrale, con la statua della sirena, brillava al sole del tardo pomeriggio, che trasformava
l'acqua in bronzo.
- Quando trovi la tua prima vera arma,  tradizione venire a benedirla nelle acque della
fontana - le stava spiegando Jace. - Gli Shadowhunters lo fanno da generazioni. - Lui avanz,
sotto la debole luce dorata, fino al bordo della fontana. Clary ricord di aver sognato di ballare l,
insieme a lui. Lo vide voltare la testa e fare segno di seguirlo. - Vieni.
Clary gli and accanto. La sirena al centro della fontana aveva squame di bronzo e rame
sovrapposte che, per colpa dell'ossidazione, erano diventate verdastre. Teneva in mano una brocca da
cui sgorgava l'acqua, e sul viso le aleggiava il sorriso di una guerriera.
- Immergi la spada nell'acqua e ripeti, dopo di me - disse Jace. - Fa' che le acque di
questa fontana purifichino questa lama. Consacrala al mio uso esclusivo. Fa' che io possa utilizzarla
solo in difesa delle giuste cause. Fa' che la brandisca nella virt. Fa' che mi porti a essere un degno
guerriero di Idris. E fa' che mi protegga, cos che io possa tornare a questa fontana per ribattezzare di
nuovo il suo metallo. Nel nome di Raziel.
Clary fece scivolare la lama della spada dentro l'acqua e ripet le parole di Jace. L'acqua
s'incresp e luccic intorno a essa, e a lei torn in mente un'altra fontana, in un altro posto, con
Sebastian seduto alle sue spalle mentre guardava fissa l'immagine distorta del proprio viso. Dentro di
te hai un cuore di tenebra, figlia di Valentine.
- Bene - disse Jace. Sent la sua mano sul polso; l'acqua della fontana schizz, rendendo la
pelle di lui fredda e bagnata dove toccava la sua. Jace le tir indietro la mano con la spada in pugno e
poi la lasci andare per permetterle di sollevare l'arma. Il sole stava calando, ma c'era ancora
abbastanza luce perch scoccassero scintille sull'ossidiana lungo la scanalatura centrale. - Ora
assegna alla spada il suo nome.
- Eosforos - disse Clary, facendola scivolare dentro il fodero e infilandosela nella cintura. -
Portatrice dell'aurora.
Jace sorrise e si chin per deporle un bacio leggero sull'angolo della bocca. - Dovrei
accompagnarti a casa - le disse rimettendosi dritto.
- Hai pensato a lui.
- Potresti essere un po' pi precisa? - rispose Jace, pur sospettando a chi si stesse riferendo
Clary.
- Sebastian. Pi del solito, intendo. E qualcosa ti angoscia. Cosa c'?
- Cosa non c'? - Jace s'incammin sul pavimento di marmo verso il grande portone doppio
della Sala, spalancato. Lei lo segu, uscendo sull'ampio spiazzo sopra la scalinata che portava nella
Piazza dell'Angelo. Il cielo si stava scurendo nei toni del cobalto, il colore dei vetri di mare.
- Non farlo - gli disse Clary. - Non chiuderti in te stesso.
- Non volevo. - Jace sbuff. - Non c' niente di nuovo, tutto qui. S, penso a lui. Lo penso
di continuo, e vorrei non farlo. Non riesco a spiegarlo a nessuno tranne che a te, perch tu c'eri. Era
come se io fossi lui, e ora, quando mi racconti cose come il fatto che lui abbia lasciato quello scrigno a
casa di Amatis, io ne conosco esattamente il motivo. E detesto conoscerlo.
- Jace
- Non dirmi che non sono come lui. Lo sono. Sono stato cresciuto dallo stesso padre ed
entrambi godiamo i vantaggi della speciale educazione di Valentine. Parliamo le stesse lingue.
Abbiamo imparato lo stesso stile di combattimento. Ci hanno insegnato la stessa morale. Abbiamo
avuto gli stessi animali domestici.  cambiato, ovviamente,  cambiato tutto quando ho compiuto dieci
anni, ma le basi dell'infanzia ti accompagnano per tutta la vita. A volte mi chiedo se tutto questo non
sia colpa mia.
A quella frase, Clary trasal. - Non starai dicendo sul serio. Niente di quello che hai fatto
quando eri con Sebastian era frutto di una tua libera scelta
- Per mi piaceva - ribatt lui, e nella sua voce si sent una sfumatura aspra, come se
quell'ammissione gli facesse l'effetto della carta vetrata. - Sebastian  intelligente, ma ci sono delle
falle nel suo modo di pensare, posti che non conosce. Io l'ho aiutato. Ce ne stavamo seduti a discutere
su come ridurre il mondo in cenere, ed era esaltante. Lo volevo. Spazzare via tutto, ricominciare da
zero, un olocausto di fuoco e sangue seguito da una citt scintillante in cima a una collina.
- Lui ti ha fatto credere di volere quelle cose - gli disse, ma la voce le trem leggermente.
Dentro di te hai un cuore di tenebra, figlia di Valentine. - Ha fatto s che tu gli dessi quello che lui
voleva.
- E a me piaceva darglielo. Cosa mi dici allora del fatto che mi venivano in mente un sacco di
modi per rompere e distruggere, invece ora non ne trovo neanche uno per riaggiustare tutto? Per cosa
mi qualifica esattamente un comportamento del genere? Per un posto nell'esercito dell'Inferno? Potrei
fare il generale, come Asmodeo o Samael.
- Jace
- Un tempo erano i migliori servitori di Dio.  quello che succede quando cadi, tutto quello
che c'era in te di luminoso diventa oscuro. Quanto brillante eri prima, tanto malvagio diventi poi.  una
lunga, lunga caduta.
- Tu non sei caduto.
- Non ancora - le disse, e in quel momento il cielo esplose di luci rosso e oro. Per un confuso
istante, Clary ripens ai fuochi d'artificio che avevano colorato il cielo la sera in cui avevano
festeggiato la vittoria nella Piazza dell'Angelo. Ora fece un passo indietro, cercando di vedere meglio.
Non era una festa. Quando i suoi occhi si adattarono al bagliore, si accorse che la luce
proveniva dalle torri antidemoni. Si erano entrambe accese come torce, e brillavano di rosso e oro sullo
sfondo del cielo.
Jace era sbiancato. - Le luci della battaglia. - Dobbiamo raggiungere la Guardia. - La prese
per mano e cominci a trascinarsela dietro in fretta gi per le scale.
Clary protestava. - Ma mia madre! Isabelle! Alec
- Staranno andando anche loro alla Guardia. - Erano arrivati all'ultimo gradino. La Piazza
dell'Angelo si stava affollando di uomini e donne che spalancavano le porte di casa e si riversavano
all'aperto, tutti pronti a correre verso il sentiero luminoso che percorreva il fianco della collina e
culminava nella Guardia. - Ecco cosa significa il segnale rosso e oro: "Presentarsi alla Guardia". Ecco
cosa si aspettano da noi - Jace schiv uno Shadowhunter che li stava superando allacciandosi, nel
frattempo, un parabraccio. - Che cosa sta succedendo? - gli grid dietro. - Perch l'allarme?
- C' stato un altro attacco! - Gli rispose, voltando il capo, un signore anziano con la tenuta
da combattimento consumata.
- Un altro Istituto?! - chiese Clary. Erano di nuovo nella strada con i negozi dove ricordava
di essere gi stata con Luke; stavano correndo in salita, ma non le mancava il fiato. Ringrazi dentro di
s gli ultimi mesi passati ad allenarsi.
L'uomo con il parabraccio si gir e continu a correre su per la collina all'indietro. - Ancora
non lo sappiamo. Sta succedendo tutto in questo momento.
Si rigir e raddoppi la velocit, saettando lungo la strada tortuosa verso l'inizio del sentiero
della Guardia. Clary si concentr per non urtare nessuno in mezzo alla folla; tutti insieme, gli
Shadowhunters formavano una sgomitante ondata in fermento. Mentre correva, continuava a tenere la
mano dentro a quella di Jace, con la sua nuova spada che le batteva contro il fianco come a ricordarle
che c'era, ed era pronta a essere usata.
Il sentiero che portava alla Guardia era ripido, di terra battuta. Clary non poteva correre
liberamente: indossava jeans e stivali, la giacca della tenuta da combattimento chiusa con la zip sopra
la maglietta, ma non era comoda come quando aveva la tenuta completa. Un sassolino era riuscito
chiss come a infilarsi nel suo stivale sinistro e si stava ormai conficcando nella carne del piede quando
raggiunsero l'ingresso principale della Guardia e rallentarono, stupefatti.
I cancelli erano spalancati. Oltre si apriva un ampio cortile, erboso d'estate, spoglio adesso,
circondato dalle mura interne della Guardia. Sopra una di esse campeggiava un enorme vortice d'aria e
di vuoto.
Un Portale. Dentro, Clary ebbe l'impressione di intravedere accenni di nero, verde e bianco
accecante, forse persino un lembo di cielo punteggiato di stelle
La sagoma di Robert Lightwood li sovrast, bloccando loro la strada; Jace stava quasi per
finirgli addosso, e dovette lasciare la mano di Clary prima di raddrizzarsi. Il vento prodotto dal Portale
era freddo e impetuoso, attraversava il tessuto della giacca di Clary e le sollevava i capelli.
- Che cosa succede? - domand Jace, conciso. - C' di mezzo l'attacco di Londra? Pensavo
che fosse stato respinto.
Robert scosse la testa, con aria lugubre. - Pare che Sebastian, sconfitto a Londra, abbia rivolto
le sue attenzioni altrove.
- E dove? - fece per chiedere Clary, ma non ebbe il tempo di finire la frase.
- La Citt di Diamante  sotto assedio! - Era la voce di Jia Penhallow che si levava sopra le
grida della folla. Si era messa accanto al Portale, e il vortice d'aria le faceva svolazzare il mantello,
trasformandolo nelle ali di un grosso volatile nero. - Andiamo in aiuto alle Sorelle di Ferro! Gli
Shadowhunters gi pronti e armati sono pregati di presentarsi a rapporto da me!
Il cortile era colmo di Nephilim, che tuttavia non erano tanti quanti Clary aveva creduto in un
primo momento. Mentre si erano inerpicati su per la collina che portava alla Guardia le erano parsi una
fiumana, invece in quel momento si rendeva conto che dovevano essere quaranta, forse cinquanta
guerrieri al massimo. Alcuni erano in tenuta da combattimento, altri in abiti civili. Non tutti erano
armati. I Nephilim al servizio della Guardia facevano avanti e indietro senza sosta dalla porta aperta
dell'armeria, aggiungendo armi a una montagna di pugnali, spade angeliche, asce e mazze ammassate
accanto al Portale.
- Lasciaci passare - disse Jace a Robert. In tenuta completa, avvolto nel grigio
dell'Inquisitore, Robert Lightwood ricordava a Clary il fianco duro e roccioso di uno strapiombo:
scosceso e irremovibile.
Robert fece segno di no con la testa. - Non ce n' bisogno. Sebastian ha tentato un attacco a
sorpresa. Ha con s solo venti o trenta Shadowhunters oscuri, e noi abbiamo abbastanza guerrieri da
non dover sacrificare i nostri bambini.
- Io non sono un bambino! - esclam Jace, furioso. Clary si chiese cosa pensasse Robert
quando guardava il ragazzo che aveva adottato, se vedesse in lui il viso del padre oppure cercasse un
ricordo di Michael Wayland che non c'era. Jace, a sua volta, stava squadrando l'espressione dell'altro
con aperto sospetto. - Cosa stai facendo? C' qualcosa che non vuoi farmi sapere.
Il viso di Robert Lightwood si irrigid. In quel momento, una donna bionda in tenuta sfior
Clary passando e dicendo alla sua compagna, tutta emozionata: - ci hanno detto che possiamo
cercare di catturare gli Ottenebrati, portarli qui. Scoprire se sono curabili. Significa che forse possono
salvare Jason
Clary fulmin Robert con lo sguardo. - Non puoi. Non puoi lasciar passare le persone che
hanno dei parenti caduti vittime degli attacchi. Non puoi dire a questa gente che gli Ottenebrati possono
essere salvati!
Robert le lanci un'occhiata cupa. - Non siamo certi del contrario.
- Invece s! Lo sappiamo che non possono essere salvati! Non sono pi gli stessi di prima, non
sono umani. Ma quando questi soldati vedranno le facce delle persone che conoscono esiteranno, non
vorranno crederci
- E verranno trucidati - aggiunse Jace, lugubre. - Robert. Devi fermarli.
Robert stava scuotendo la testa. - Questa  la volont del Conclave. Questo  ci che vogliono
sia fatto.
- Allora perch farli passare? - chiese Jace. - Perch non pugnalare a morte cinquanta dei
nostri direttamente qui? Risparmieremmo tempo.
- Non osare scherzare - scatt Robert.
- Non stavo scherzando
- E non venirmi a dire che cinquanta Nephilim non possono sconfiggere venti guerrieri oscuri.
- Gli Shadowhunters cominciavano ad attraversare il Portale, guidati da Jia. Clary sent un brivido di
panico correrle lungo la schiena. Jia lasciava passare soltanto chi indossava la tenuta completa, ma non
pochi erano molto giovani o molto anziani, cos come non pochi si erano presentati disarmati e stavano
raccogliendo spade a caso dalla pigna fornita dall'armeria.
- Questa  esattamente la reazione che Sebastian si aspetta! - disse Jace, disperato. - Se 
venuto con solo venti guerrieri, allora c' un motivo, e avr dei rinforzi
- Non pu averne! - Robert aveva alzato la voce. - Non si pu aprire un Portale nella Citt
di Diamante senza il consenso delle Sorelle di Ferro. Loro a noi lo danno, ma Sebastian deve essere
arrivato via terra. Non immagina che lo aspettiamo alla Cittadella. Lui pensa di non poter essere
localizzato,  certamente convinto che stiamo tenendo sotto controllo soltanto gli Istituti. Questo  un
dono
- Sebastian non fa doni! - grid Jace. - Siete ciechi!
- Noi non siamo ciechi! - rugg Robert. - Forse tu avrai paura di lui, Jace, ma  soltanto un
ragazzo. Non  la mente militare pi brillante che sia mai esistita: ha lottato contro di voi al Burren, e
ha perso!
Robert si gir e se ne and a grandi passi verso Jia. Jace aveva l'espressione di chi  stato
appena preso a schiaffi: Clary non sapeva se, prima di quel momento, qualcuno lo avesse mai accusato
di avere paura.
Si volt verso di lei. L'avanzata degli Shadowhunters verso il Portale aveva iniziato a
rallentare; Jia stava facendo segno alla gente di allontanarsi. Jace tocc la spada al fianco di Clary. -
Io vado - annunci.
- Non te lo permetteranno.
- Non mi serve il loro permesso. - Sotto le luci rosse e oro delle torri, il viso di Jace
sembrava scolpito nel marmo. Alle sue spalle, Clary vedeva altri Shadowhunters intenti a risalire la
collina. Chiacchieravano fra loro come fossero in procinto di partecipare a una battaglia qualsiasi, una
banale incombenza per cui bastasse inviare una cinquantina di guerrieri. Loro al Burren non c'erano
stati. Non avevano visto. Non sapevano. Clary incroci lo sguardo di Jace.
Riusciva a vedere le linee di tensione sul suo volto, linee che gli affilavano gli spigoli degli
zigomi e i contorni della mandibola. - Il punto : quante sono le probabilit che tu possa accettare di
rimanere qui?
- Nemmeno una, e lo sai.
Lui prese fiato. - Esatto. Clary, potrebbe essere molto, troppo pericoloso - Lei sentiva la
gente mormorare intorno a loro, voci eccitate, sbuffi, gente che chiacchierava di come il Console e il
Consiglio si fossero riuniti per discutere dell'attacco all'Istituto di Londra proprio nel momento in cui
Sebastian era comparso sulla mappa di localizzazione, di come fosse rimasto visibile per poco tempo
soltanto e con pochi rinforzi, di come avessero la concreta possibilit di fermarlo, perch, se era stato
respinto a Londra, lo sarebbe stato di nuovo
- Ti amo - gli disse. - Ma non cercare di fermarmi.
Jace la prese per mano. - D'accordo. E allora corriamo, insieme. Verso il Portale.
- Corriamo - concord lei, e cos fecero.
capitolo 7
SCONTRO NOTTURNO
La pianura vulcanica si stendeva come un pallido paesaggio lunare davanti a Jace, arrivando
fino a una catena montuosa lontana e nera all'orizzonte. Il suolo era ricoperto da uno strato di neve:
spesso in alcuni punti, ghiaccio crepitante e sottile in altri. Rocce affilate come lame perforavano la
coltre di gelo, insieme ai rami spogli dei cespugli e al muschio brinato.
La luna si nascondeva dietro le nuvole, in un cielo di velluto nero punteggiato a tratti da stelle e
offuscato da una patina di grigio. Tutto intorno, per, sfolgorava la luce delle spade angeliche e  agli
occhi di Jace che si stavano adattando alla nuova luminosit  quella che pareva emessa da un fal in
lontananza.
Il Portale aveva depositato lui e Clary a pochi passi di distanza l'uno dall'altra. Ora erano vicini,
e Clary, con i capelli di rame impolverati di fiocchi bianchi, non diceva una parola. Intorno, urla e
grida, il suono delle spade che si accendevano, il mormorio dei nomi degli angeli.
- Stammi vicino - sussurr Jace mentre insieme si avvicinavano alla cima del crinale. Un
attimo prima di saltare dentro al Portale, lui aveva afferrato dal mucchio di armi una spada a due mani,
e il grido disperato di Jia li aveva seguiti entrambi mischiandosi al fischio lancinante del vento. Jace si
era quasi atteso che Jia o Robert li seguissero, invece il Portale si era chiuso immediatamente dietro di
loro come una porta che sbatte.
Quella spada sconosciuta era pesante. Jace di solito preferiva usare il braccio sinistro, invece
l'arma aveva l'impugnatura destra; la lama, poi, aveva i bordi tutti ammaccati, come se avesse visto pi
di una battaglia. Quanto avrebbe voluto avere con s una delle sue armi
Spunt all'improvviso, sollevandosi di fronte a loro come un pesce che infrange la superficie
dell'acqua con un subitaneo guizzo d'argento. Prima di allora, Jace aveva visto la Citt di Diamante
soltanto in disegno. Ricavata dallo stesso materiale di cui erano fatte le spade angeliche, la roccaforte
brillava sullo sfondo del cielo notturno come una stella; era lei che Jace aveva scambiato per la luce di
un fal. La circondava una muraglia di adamas, impenetrabile se non attraverso un unico passaggio
formato da due enormi lame conficcate ad angolo nel terreno, come un paio di forbici aperte.
Tutto intorno alla Citt, la pianura vulcanica si perdeva all'orizzonte, nera di roccia e bianca di
neve come un'enorme scacchiera. Jace sent i capelli rizzarsi sulla nuca. Era come essere tornati sul
Burren, anche se ricordava quell'episodio soltanto come ci si pu ricordare di un sogno: gli Ottenebrati
di Sebastian vestiti di rosso, e i Nephilim del Conclave in nero, spade contro spade, le scintille della
battaglia che si sprigionavano nella notte e poi il fuoco di Gloriosa a spazzare via tutto quello che era
accaduto prima.
La terra del Burren era nera, mentre ora i guerrieri di Sebastian si stagliavano come gocce di
sangue sullo fondo del terreno imbiancato. Erano in attesa sotto la luce delle stelle, le lame nere strette
nei pugni. Si trovavano in mezzo, fra i Nephilim giunti attraverso il Portale e i cancelli della Citt di
Diamante. Anche se lui e Clary erano a una certa distanza, e non riusciva a vederli bene in viso, poteva
in un certo senso sentire che stavano sorridendo.
E sentiva anche il disagio dei Nephilim intorno a s, quegli Shadowhunters che avevano varcato
il Portale con tanta sicurezza, con tanta voglia di combattere. Erano fermi in piedi a guardare gli
Ottenebrati, e Jace riconosceva dell'esitazione in fondo alla spavalderia. Finalmente  troppo tardi 
l'avevano percepita: l'estraneit, la differenza con quegli individui. Quelli non erano Shadowhunters
che si erano temporaneamente allontanati dalla retta via: non erano pi Shadowhunters e basta.
- E lui dov'? - sussurr Clary. Il suo respiro era bianco nell'aria fredda. - Dov'
Sebastian?
Jace scosse la testa; molti Shadowhunters vestiti di rosso avevano il cappuccio in testa, perci i
loro volti erano invisibili. Sebastian avrebbe potuto essere chiunque fra loro.
- E le Sorelle di Ferro? - Clary scrut la pianura. L'unico bianco in vista era quello della
neve. Non c'era segno delle Sorelle con i loro abiti, resi familiari dalle numerose illustrazioni presenti
nel Codice. - Resteranno dentro la Citt. Devono proteggere ci che racchiude, l'armeria.
Probabilmente  quello lo scopo di Sebastian: prendersi le armi. Le Sorelle le avranno circondate con il
loro corpo. Se lui o i suoi guerrieri riusciranno a varcare le mura, le Sorelle distruggeranno la Citt
prima che loro tentino di impossessarsene - disse Jace con voce lugubre.
- Ma se Sebastian lo sa, se sa cosa faranno le Sorelle - fece per ribattere Clary.
Un grido squarci la notte come un coltello. Jace scatt in avanti prima di accorgersi che il
suono, in realt, proveniva da dietro. Si volt e vide un uomo, in tenuta da combattimento malconcia,
che cadeva a terra con la spada di un Ottenebrato dentro al petto. Era l'uomo che aveva risposto a Clary
ad Alicante, prima che raggiungessero la Guardia.
L'Ottenebrato si gir, aveva un ghigno sul viso. Un urlo sal dal gruppo dei Nephilim, e la
donna bionda che Clary aveva sentito parlare con trasporto alla Guardia si fece avanti. - Jason! -
esclam, e Clary cap che si stava rivolgendo allo Shadowhunter oscuro, un tipo tarchiato con gli stessi
capelli biondi di lei. - Jason, ti prego. - La voce le tremava mentre lei avanzava verso il guerriero
tendendogli una mano. Lui sfoder un'altra spada dalla cintura, aspettando di trovarsela davanti.
- Non farlo! - le grid Clary. - No! Non ti avvicinare
Ma ormai la donna era a un solo passo di distanza. - Jason, sei mio fratello. Sei uno di noi, un
Nephilim. Non devi fare cos Sebastian non pu costringerti. Ti supplico - Si guard intorno,
disperata. - Vieni con noi. Stanno studiando una cura, ti guariremo
Jason scoppi a ridere. La sua lama brill come un lampo in un colpo obliquo. La testa bionda
della Shadowhunter cadde a terra. Il sangue dilag, nero sulla neve bianca, mentre anche il resto del
corpo collassava al suolo. Qualcuno si era messo a strillare in maniera isterica, poi qualcun altro grid e
si mise a gesticolare disperatamente dietro di loro.
Jace alz lo sguardo e vide una schiera di Ottenebrati che avanzava dal Portale richiuso. Le loro
spade rilucevano al chiarore della luna. I Nephilim cominciarono a riversarsi gi dal crinale, ma non
era pi un movimento ordinato, bens dettato dal panico; Jace lo sentiva come il sapore del sangue nel
vento. - Incudine e martello! - url, sperando che capissero. Agguant Clary con la mano libera e la
stratton all'indietro, lontano dal corpo decapitato che giaceva a terra. -  una trappola! - le grid,
cercando di sovrastare il frastuono della battaglia. - Avvicinati a una parete, un punto qualsiasi dove
puoi aprire un Portale! Dobbiamo andarcene da qui!
Gli occhi verdi di lei si spalancarono. Jace avrebbe voluto prenderla, baciarla, tenersela stretta,
proteggerla, ma il suo lato guerriero sapeva che era stato lui a portarla in quel mondo. A incoraggiarla.
Ad allenarla. Quando vide che nello sguardo di lei c'era comprensione, annu e la lasci andare.
Clary si liber dalla sua stretta, passando accanto a uno Shadowhunter oscuro impegnato in uno
scontro frontale con un Fratello Silente armato di bastone e avvolto in una veste color pergamena
ricoperta di sangue. Gli stivali le scivolavano sulla neve mentre sfrecciava verso la Citt; la folla la
ingoi proprio nel momento in cui un Ottenebrato sguainava la spada e tentava un affondo contro Jace.
Come tutti i suoi simili, anche quello si muoveva a una velocit impressionante, quasi
animalesca. Quando si sollev, insieme alla sua spada, fu come se oscurasse la luna. Anche il sangue di
Jace si sollev, accendendogli le fiamme nelle vene e facendogli concentrare la mente su un unico
particolare: al mondo non esisteva nient'altro, solo quell'istante, solo l'arma nella sua mano. Salt
contro il nemico a spada tesa.
Clary si chin per raccogliere Eosforos nel punto in cui l'arma era caduta in mezzo alla neve.
Era imbrattata di sangue, il sangue di un Ottenebrato che aveva ancora la forza di scappare via,
ributtandosi nella battaglia che imperversava sulla pianura.
A quel punto, ormai, quel fenomeno era gi successo una mezza dozzina di volte. Clary
attaccava, cercava di sfidare uno degli avversari e invece loro buttavano le armi, indietreggiavano,
scappavano di corsa da lei come fosse stata un fantasma. La prima e anche la seconda volta si era
chiesta se avessero paura di Eosforos, confusi da un'arma cos simile a quella di Sebastian. Ora, invece,
aveva un altro sospetto: Sebastian aveva probabilmente ordinato ai suoi adepti di non toccarla, di non
farle del male, e loro stavano obbedendo.
Le faceva venire voglia di gridare. Sapeva che avrebbe dovuto lanciarsi all'inseguimento, finirli
con un colpo di spada alla schiena o un taglio alla gola, ma non ci riusciva. Avevano ancora l'aspetto
dei Nephilim, sembravano ancora umani. Il loro sangue scorreva rosso sulla neve. E le pareva da
codardi colpire chi non poteva rispondere all'attacco.
Il ghiacci scricchiol dietro le sue spalle, e lei si volt brandendo la spada. Tutto era successo
a velocit folle: l'aver capito che gli Ottenebrati erano il doppio del previsto, che a quel punto l'assedio
era su due fronti, che Jace l'aveva supplicata di aprire un Portale. A quel punto si stava facendo largo in
mezzo a un branco di disperati. Alcuni Shadowhunters si erano sparpagliati, altri erano rimasti fermi
dov'erano, pronti a combattere. Lentamente, venivano spinti in massa dove la battaglia era al culmine,
spade angeliche lucenti che splendevano contro coltelli scuri, un misto di nero, bianco e rosso.
Per la prima volta, Clary ebbe motivo di ringraziare la sua taglia minuta perch le permetteva di
saettare in mezzo alla folla, lo sguardo che catturava disperate scene di battaglia. Una Nephilim poco
pi grande di lei stava lottando con tutte le sue forze contro un avversario due volte pi grosso, che la
costrinse a terra, in mezzo alla neve macchiata di sangue; un'arma si lev, e poi un grido, una spada
angelica spenta per sempre. Un ragazzo con i capelli scuri e la tenuta nera troneggiava sopra un
cadavere vestito di rosso. Con una mano impugnava una spada insanguinata, e sul viso gli colava una
pioggia di lacrime. Poco distante, un Fratello Silente, immagine inaspettata ma gradita nella sua veste
color pergamena, sfondava il cranio di un Ottenebrato con un colpo del suo bastone di legno, e
l'avversario si accasciava in silenzio. Un altro uomo cadde in ginocchio, avvolgendo le braccia intorno
alle gambe di una donna vestita di rosso; lei lo guard con freddezza e poi gli conficc la spada in
mezzo alle scapole. Nessuno dei guerrieri si mosse per fermarla.
Clary schizz fuori dall'altro lato della folla e si trov accanto alla roccaforte, le cui mura
brillavano di luce intensa. Attraverso l'arcata del cancello a forbice, credette di vedere un bagliore
rosso-oro, come quello di un fuoco. Rovist in cerca dello stilo che teneva nella cintura, lo impugn,
appoggi la punta contro il muro e rest paralizzata.
A soli pochi passi da lei, un Ottenebrato era riuscito a sgusciare via dalla battaglia e ad
avvicinarsi all'ingresso della Citt. Teneva sottobraccio un mazzafrusto e, rivolgendo un ultimo
sogghigno compiaciuto alla battaglia, varc il confine segnato dalle lame piantate a terra.
Che per si chiusero. Non si sentirono grida, ma l'agghiacciante scricchiolio di ossa e
cartilagini fu percepibile anche in mezzo al clamore della battaglia. Un fiotto di sangue si rivers dal
cancello chiuso e Clary cap che non era stato il primo. C'erano altre macchie, sparse sulle mura della
Citt, che rendevano scuro il suolo sottostante.
Si volt, lo stomaco che le si contraeva, e premette pi forte lo stilo contro la pietra. Costrinse
la mente a focalizzarsi su Alicante, visualizzando lo spiazzo erboso davanti alla Guardia, isolandosi
dagli altri eventi che aveva intorno
- Butta a terra lo stilo, figlia di Valentine - disse una voce fredda e perentoria alle sue spalle.
Clary si volt, allibita. E vide Amatis, spada in mano e punta acuminata della lama puntata
proprio contro di lei. Sul viso le trionfava un ghigno animalesco. - Esatto - disse. - Butta a terra lo
stilo e vieni con me. Conosco una persona che sarebbe molto, molto contenta di vederti.
- Muoviti, Clarissa. - Amatis pungol Clary al fianco, non cos forte da trapassarle la giacca,
ma sicuramente abbastanza da metterla a disagio. Lei aveva lasciato cadere lo stilo, che ora giaceva a
qualche passo di distanza in mezzo alla neve sporca, brillando invitante. - Piantala di perdere tempo.
- Non puoi farmi male - azzard. - Sebastian ha dato degli ordini.
- Ordine di non ucciderti - riconobbe Amatis. - Ma non ha detto niente a proposito delle
ferite, e io sarei felice di consegnarti a lui con tutte le dita amputate, tesoro. Non pensare che non ne
sarei capace.
Clary le lanci uno sguardo torvo, poi si volt e si lasci ricondurre verso la battaglia. Studiava
la mischia alla ricerca di una familiare testa bionda in mezzo al mare rosso. Doveva sapere quanto
tempo ancora aveva a disposizione prima che Amatis la buttasse ai piedi di Sebastian, annullando ogni
possibilit di lotta o di fuga. Amatis si era impadronita di Eosforos, ovviamente, e ora la spada dei
Morgenstern pendeva al suo fianco, con le stelle che scintillavano nella luce soffusa. - Scommetto che
non sai nemmeno dove sia - disse Clary.
Amatis la pungol ancora, e lei barcoll in avanti, quasi inciampando sul corpo di un
Ottenebrato. Il suolo era un miscuglio confuso di neve, sangue e sporcizia. - Sono il primo
luogotenente di Sebastian; so sempre dove si trova. Ecco perch si fida di me per portarti da lui.
- Non si fida di te. Non gliene importa niente di te n di nient'altro. Guarda. - Avevano
raggiunto un piccolo rilievo; Clary rallent fino a fermarsi e distese un braccio per indicare il campo di
battaglia. - Guarda quanti di voi stanno cadendo. Sebastian vuole solo carne da cannone, vuole
sfruttarvi e basta.
-  questo che vedi? Io vedo Nephilim morti. - Clary spiava Amatis con l'angolo
dell'occhio. I capelli castani striati di grigio svolazzavano al vento freddo, lo sguardo era implacabile.
- Pensi che il Conclave non stia perdendo? Guarda. Guarda laggi. - Punt un dito e Clary,
riluttante, lo segu. Le due met dell'esercito di Sebastian si erano ricompattate e avevano racchiuso i
Nephilim al loro interno. Molti di loro stavano combattendo con abilit e ferocia: guardarli mentre, con
la luce delle loro lame, tracciavano traiettorie brillanti nel cielo cupo era stranamente bellissimo. Per
non cambiava il fatto che fossero condannati. - Hanno fatto quello che fanno sempre quando c' un
attacco fuori da Idris ma non c' un Conclave vicino. Hanno mandato tramite Portale chiunque fosse
arrivato per primo alla Guardia. Alcuni di questi guerrieri non hanno mai preso parte a una vera
battaglia, altri ne hanno combattute fin troppe. Nessuno di loro  pronto a uccidere un nemico con il
viso del figlio, della compagna, dell'amico, del parabatai. - Pronunci l'ultima parola con particolare
disprezzo. - Il Conclave non capisce il nostro Sebastian n il suo esercito; dovesse mai succedere,
ormai sarebbero tutti morti.
- Da dove arrivano? - chiese Clary. - Gli Ottenebrati, intendo. Il Conclave diceva che erano
solo in venti, e che Sebastian non poteva nasconderne il numero. Come
Amatis gett la testa all'indietro scoppiando a ridere. - Come se venissi a dirlo a te. Sebastian
vanta alleati in pi posti di quanti immagini, piccina.
- Amatis - la chiam Clary, cercando di mantenere la voce ferma. - Tu sei una di noi. Dei
Nephilim. Tu sei la sorella di Luke.
- Lui  un Nascosto, e non  un problema mio. Avrebbe dovuto uccidersi quando Valentine gli
aveva detto di farlo.
- Non lo pensi davvero. Eri felice di vederlo quando siamo venuti a casa tua. Lo so che  cos.
Quella volta la pressione della lama fra le spalle fu pi che fastidiosa: le fece male. - Allora
ero in trappola - rispose Amatis. - Pensavo mi servisse l'approvazione del Conclave e del Consiglio.
I Nephilim mi hanno tolto tutto. - Si gir per lanciare uno sguardo d'odio alla roccaforte. - Le
Sorelle di Ferro hanno preso mia madre. Poi una di loro ha presieduto al mio divorzio. Hanno spezzato
in due i miei Marchi matrimoniali, e io ho urlato di dolore. Non hanno cuore, soltanto adamas, e lo
stesso vale per i Fratelli Silenti. Tu pensi che siano benevoli, che i Nephilim siano benevoli solo perch
sono buoni, ma bont non equivale a benevolenza, e non c' niente di pi crudele della virt.
- Per noi possiamo scegliere - le disse Clary, ma come fai a spiegare a chi non capisce di
essere stato privato delle sue scelte che in realt esiste qualcosa come il libero arbitrio?
- Oh, per amor dell'Inferno, taci - Amatis si interruppe e si irrigid. Clary segu il suo
sguardo. Per un momento non riusc a vedere cosa stesse fissando la donna. Vide il caos della battaglia.
Il sangue nella neve, la scintilla di luce stellare sulle spade e il bagliore severo della Citt di Diamante.
Poi si rese conto che, a quanto pareva, la battaglia stava seguendo uno schema molto strano: qualcosa si
stava aprendo un varco in mezzo alla folla, come una nave che fende le onde, lasciando un turbinio
d'acqua dietro di s. Uno Shadowhunter snello, vestito di nero, con i capelli luminosi si stava
muovendo a una velocit tale da sembrare una lingua di fuoco in espansione da una parte all'altra di
una foresta destinata a essere ridotta in cenere.
Solo che, in quel caso, la foresta erano i guerrieri di Sebastian, gli Ottenebrati che cadevano a
uno a uno. E cadevano cos rapidamente che neanche avevano il tempo di toccare le loro armi,
figuriamoci usarle. Mentre crollavano, altri si ritraevano, confusi e incerti, cos che Clary pot vedere
lo spazio che si era creato al centro della battaglia e riconoscere chi lo stava occupando.
Nonostante tutto, sorrise. - Jace.
Amatis trasal per lo sconcerto. Fu un breve momento di distrazione, ma a Clary non serviva
altro per slanciarsi in avanti e agganciare le caviglie della donna con la propria gamba, nel modo in cui
Jace le aveva insegnato, facendola cadere a terra. Amatis perse la presa sulla spada, che scivol via sul
terreno ghiacciato. Era sul punto di rialzarsi quando Clary la placc, senza particolare grazia ma con
efficacia, e la ributt gi sulla neve. Amatis allora la colp, facendole scattare la testa all'indietro, per
lei aveva gi la mano alla sua cintura: si riprese Eosforos e ne premette la punta affilata come un rasoio
al collo dell'altra.
Amatis impietr.
- Brava - le disse Clary. - Non pensare nemmeno di poterti muovere.
- Lasciami andare! - gridava Isabelle contro suo padre. - Lasciami!
Quando le torri antidemoni si erano accese di rosso e oro come segnale di richiamo alla
Guardia, lei e Alec si erano affrettati a recuperare armi e tenuta da combattimento per risalire al pi
presto la collina. Isabelle aveva sentito il cuore batterle forte nel petto, non per la fatica ma per
l'eccitazione. Alec era rimasto serio e pragmatico come sempre, mentre Isabelle aveva sentito subito il
dolce richiamo della sua frusta: forse stava per arrivare davvero, un'autentica battaglia; forse erano
davvero a un passo dal momento in cui avrebbero di nuovo sfidato Sebastian faccia a faccia e stavolta
lei lo avrebbe ucciso.
Per suo fratello. Per Max.
Alec e Isabelle non erano preparati alla fiumana di gente nel cortile della Guardia, n alla
velocit con cui i Nephilim venivano spinti ad attraversare il Portale. Nella confusione, Isabelle aveva
perso suo fratello, ma aveva continuato a procedere verso il Portale; vedendo Jace e Clary sul punto di
varcarlo, aveva corso al doppio della velocit. All'improvviso, per, due mani erano spuntate in mezzo
alla calca e l'avevano bloccata per le braccia.
Suo padre. Ora Isabelle scalciava e gridava il nome di Alec, ma Jace e Clary erano gi
scomparsi dentro al vortice del Portale. Ringhiando di rabbia, lei tentava di divincolarsi, ma suo padre
aveva dalla sua altezza, corporatura e anni di addestramento.
La lasci andare solo quando il Portale form un ultimo vortice e si richiuse di scatto,
dissolvendosi nella parete spoglia dell'armeria. Sui Nephilim rimasti nel cortile scese il silenzio; tutti
aspettavano ordini. Jia Penhallow annunci che il numero dei combattenti diretti alla Citt di Diamante
era sufficiente, e che gli altri avrebbero dovuto attendere dentro la Guardia nel caso in cui fossero stati
necessari rinforzi. Non c'era bisogno di starsene in piedi nel cortile a gelare. Capiva che avevano tutti
una gran voglia di combattere, ma tanti erano gi stati mandati in missione e non bisognava
dimenticare che anche Alicante richiedeva tutele.
- Visto? - disse Robert Lightwood, gesticolando esasperato mentre sua figlia si girava per
guardarlo in faccia. Lei fu contenta di constatare che sui polsi di lui, nei punti in cui lo aveva ghermito,
c'erano dei graffi sanguinanti. - Tu devi restare qui, Isabelle
- Taci! - gli sibil lei a denti stretti. - Taci, bugiardo di un bastardo.
Lo sconcerto cancell qualsiasi espressione sul viso di lui. Isabelle sapeva, da Simon e Clary,
che nella cultura dei mondani era normale aspettarsi una certa dose di ribellione contro i propri
genitori, ma gli Shadowhunters credevano nel rispetto degli anziani e nel controllo delle emozioni.
Peccato che Isabelle, di controllare le emozioni, non ne avesse proprio voglia. Non in quel
momento.
- Isabelle - Era Alec, che l'aveva raggiunta. La folla intorno si diradava, e la ragazza si era
resa conto solo vagamente che molti Nephilim erano gi entrati nella Guardia. I pochi rimasti
distoglievano lo sguardo, imbarazzati. Le discussioni di famiglia altrui non erano affari da
Shadowhunters. - Isabelle, torniamo a casa.
Alec la prese per mano, ma lei si liber con uno scatto rabbioso. Voleva bene a suo fratello,
eppure mai prima di allora avrebbe cos tanto voluto prenderlo a pugni in testa. - No. Jace e Clary
sono passati, e noi saremmo dovuti andare con loro.
Robert Lightwood sembr esausto. - Ma non dovevano. Lo hanno fatto andando contro a
precisi ordini. Non dovevate seguirli.
- Sapevano cosa stavano facendo - ribatt Isabelle. - Servono pi Shadowhunters contro
Sebastian, non meno!
- Isabelle, non ho tempo per queste discussioni - disse Robert, guardando esasperato il figlio
maschio come se si aspettasse di trovare in lui un appoggio. - Ci sono solo venti Ottenebrati con lui. E
noi abbiamo mandato cinquanta guerrieri.
- Venti di loro sono come cento dei nostri - dichiar Alec con la sua voce calma. - I nostri
rischiano di essere massacrati.
- Se succede qualcosa a Jace e Clary, sar colpa tua - decret Isabelle. - Proprio come con
Max.
Robert Lightwood inorrid.
- Isabelle! - La voce di sua madre lacer quel silenzio improvviso e tremendo. Isabelle gir
la testa di scatto e vide che Maryse era comparsa alle loro spalle. Anche lei, come Alec, sembrava
scioccata. Una piccola, distante parte di Isabelle si sent male per il senso di colpa, mentre la parte che
aveva preso le redini, quella che le ribolliva dentro come un vulcano, godette un trionfo amaro. Era
stanca di fingere che tutto andasse bene. - Alec ha ragione - prosegu Maryse. - Torniamo a casa
- No - protest Isabelle. - Non avete sentito il Console? Hanno bisogno di noi, qui alla
Guardia. Potrebbero servire dei rinforzi.
- Vorranno degli adulti, non dei ragazzini - replic Maryse. - Se non vuoi tornare indietro,
allora chiedi scusa a tuo padre. Max Quello che  successo a Max non  stato colpa di nessuno se
non di Valentine.
- E forse, se un tempo non foste stati dalla parte di Valentine, non ci sarebbe nemmeno mai
stata una Guerra Mortale - sibil Isabelle contro sua madre. Poi tocc al padre: - Sono stanca di far
finta di non sapere quello che invece so. Io so che tu hai tradito la mamma. - Ormai non poteva pi
fermarsi: era un fiume in piena. Vide Maryse sbiancare, Alec aprire la bocca per protestare. Robert
aveva un'espressione scioccata e umiliata. - Prima che nascesse Max. Lo so. Me l'ha detto lei. Con
una donna caduta nella Guerra Mortale. E tu stavi anche per andartene, abbandonandoci tutti, ma sei
rimasto solo perch  arrivato Max. Scommetto che sei contento che sia morto, vero? Cos non devi pi
restare.
- Isabelle - disse Alec, atterrito.
Robert si rivolse a Maryse. - Glielo hai detto?! Per l'Angelo, Maryse, e quando lo avresti
fatto?
- Quindi  vero? - chiese la voce di Alec, tremante di disgusto.
- Alexander, ti prego - fece Robert.
Lui per gli aveva dato le spalle. In cortile non c'erano quasi pi Nephilim. Isabelle vedeva Jia
in lontananza, vicino all'ingresso dell'armeria, in attesa che l'ultimo di loro entrasse. Vide Alec
raggiungerla, li sent discutere.
I genitori di Isabelle la guardavano entrambi come se i loro mondi fossero sul punto di crollare.
Prima di quel momento, non si sarebbe mai ritenuta in grado di distruggere i loro universi. Si sarebbe
aspettata di sentire suo padre che le urlava contro, non di vederselo l, con indosso gli abiti grigi
dell'Inquisitore e la faccia distrutta. Poi lui si schiar la voce.
- Isabelle - disse con voce roca. - Qualsiasi cosa tu possa pensare, devi credere Non puoi
essere davvero convinta che, quando abbiamo perso Max, io non
- Non mi rivolgere la parola - lo interruppe lei, allontanandosi da entrambi mentre il cuore le
picchiava contro al petto, sbriciolandosi. - Non farlo e basta.
Si gir e corse via.
Jace sfrecci nell'aria, entr in collisione con un Ottenebrato e scaravent il corpo del nemico a
terra, uccidendolo con una sforbiciata micidiale. Era riuscito a rimediare in qualche modo una seconda
spada, non ricordava bene dove. Dentro la sua testa era tutto un unico canto di sangue e fuoco.
Aveva gi combattuto prima, molte volte. Riconosceva il gelo della battaglia quando scendeva,
il mondo rallentato fino a diventare un semplice sussurro, ogni movimento del proprio corpo
meticoloso e corretto. Una parte della sua mente era capace di respingere dietro a un muro di ghiaccio
trasparente il sangue, il dolore e il puzzo che lo circondavano.
Quello per non era gelo: era fuoco. L'ardore che gli percorreva le vene lo spingeva ad agire,
gli velocizzava i movimenti al punto che l'impressione era quella di volare. Scalci il cadavere
decapitato dell'Ottenebrato addosso a un altro, una sagoma in rosso che gli si stava avventando contro.
Quello barcoll, e lui lo squarci perfettamente in due. Sulla neve esplose una nube di sangue. Jace ne
era gi intriso: la sua tenuta era umida e pesante contro il corpo, e le narici inspiravano l'odore
pungente di sale misto a ferro, come se il sangue permeasse interamente l'aria.
Scavalc con eleganza il corpo dello Shadowhunter oscuro morto e avanz deciso verso un altro
avversario, un uomo castano con un taglio nella manica della tenuta da combattimento. Jace sollev la
spada che stringeva nella mano destra e l'altro sobbalz, sorprendendolo. Non gli era sembrato che gli
Ottenebrati provassero molta paura, e poi morivano senza un lamento. Quello, invece, aveva il viso
contratto dal panico
- Sul serio, Andrew, non c' bisogno di fare quella faccia. Non ti far niente - disse una voce
alle spalle di Jace, tagliente, chiara e familiare. E anche un filo esasperata. - A patto che tu ti tolga
subito di mezzo.
L'Ottenebrato dai capelli castani saett via da Jace, il quale si volt sapendo perfettamente ci
che avrebbe visto.
Sebastian. Sembrava spuntato dal nulla, cosa che per non lo stupiva. Sapeva che l'altro
possedeva ancora l'anello di Valentine, grazie al quale poteva comparire e scomparire a piacimento.
Era in tenuta da combattimento rossa, tutta intarsiata di rune dorate  rune di Protezione, di Guarigione
e di Buona sorte. Rune del Libro Grigio, di quelle che i suoi seguaci non potevano portare. Il rosso gli
faceva sembrare i capelli ancora pi chiari, il sorriso una ferita bianca sul viso mentre gli occhi neri lo
squadravano dalla testa agli stivali.
- Il mio Jace - disse. - Ti sono mancato?
Jace alz le spade in un lampo, entrambe le punte sospese sopra al cuore di Sebastian. Sent un
brusio provenire dalla folla che lo circondava: sembrava che tanto gli Shadowhunters oscuri quanto le
controparti Nephilim avessero interrotto gli scontri per assistere alla scena. - Non puoi davvero
pensare che abbia sentito la tua mancanza.
Sebastian sollev gli occhi lentamente, posando il suo sguardo divertito su quello di Jace. Occhi
neri come quelli di suo padre. Dentro alle loro profondit di tenebra, Jace rivide se stesso,
l'appartamento che aveva condiviso con Sebastian, i pasti consumati insieme, le battute, le battaglie. Si
era lasciato assorbire completamente da lui, aveva sacrificato tutta la forza di volont che aveva, ed era
stato semplice e piacevole. Negli abissi pi oscuri del suo cuore traditore, Jace sapeva che una parte di
s continuava a volerlo.
E per questo odiava Sebastian ancora di pi.
- Be', non riesco a immaginare per quale altro motivo potresti essere qui. Lo sai che una lama
non mi pu uccidere - fece Sebastian. -  quello che dovrebbe averti detto quella mocciosa
dell'Istituto di Los Angeles, per lo meno.
- Potrei tagliarti in due - gli disse. - Vedere se riesci a sopravvivere, fatto a pezzetti grandi
come pedine nel gioco delle pulci. Oppure potrei decapitarti. Magari non moriresti, per sarebbe
divertente guardarti mentre ti cerchi la testa.
Sebastian non aveva smesso un attimo di sorridere. - Fossi in te, non ci proverei.
Jace sospir, emanando una nuvola bianca. Non lasciare che ti fermi, gli stava urlando il
cervello, ma la maledizione era conoscere Sebastian, conoscerlo abbastanza da sapere che non stava
bleffando. Perch lui odiava bleffare. Gli piaceva essere in vantaggio ed esserne consapevole. -
Perch no? - gli ringhi a denti stretti.
- Mia sorella. Hai mandato Clary ad aprire un Portale? Poco furbo, separarvi. Uno dei miei
luogotenenti la sta tenendo a una certa distanza da qui. Fai del male a me, e a lei verr tagliata la gola.
I Nephilim dietro Jace cominciarono a mormorare, ma lui non poteva sentirli. Il nome di Clary
gli aveva fatto pompare il sangue nelle vene, e il punto in cui la runa di Lilith lo aveva un tempo
connesso a Sebastian si era messo a bruciare. Dicono che conoscere il proprio nemico sia importante,
ma a cosa serve se la sua debolezza  anche la tua?
Il brusio della folla divent un ruggito quando Jace fece per abbassare le spade; Sebastian si
mosse cos in fretta che l'altro vide solo una macchia indistinta che lo colpiva all'altezza del polso. La
spada gli cadde dal pugno insensibile della mano destra; si slanci all'indietro, ma Sebastian fu pi
veloce e sguain la spada dei Morgenstern tentando di sferrargli un colpo che Jace riusc a schivare
soltanto roteando l'intero corpo di lato. La punta dell'arma gli lasci uno sfregio superficiale sopra le
costole.
Ora un po' del sangue che aveva sulla tenuta era il suo.
Si abbass quando Sebastian tent un nuovo attacco, facendogli fischiare la spada sopra la testa.
Lo sent imprecare e reag con la propria arma: il metallo delle due lame si scontr, producendo un
potente clangore, e Sebastian sorrise di nuovo. - Non puoi vincere. Sono migliore di te, lo sono
sempre stato. Potrei anche essere il migliore in assoluto.
- Modesto, soprattutto - fece Jace, e le loro spade stridettero l'una contro l'altra prima di
staccarsi. Indietreggi il minimo per guadagnare un po' di spazio d'azione.
- E non puoi farmi male, non veramente, per via di Clary - prosegu Sebastian, inarrestabile.
- Proprio come lei non ha potuto far male a me per causa tua. Sempre la stessa storia. Nessuno di voi
due  disposto a compiere il sacrificio. - Assal Jace con un colpo laterale; lui lo par, anche se la
forza di Sebastian gli fece tremare il braccio. - Si potrebbe pensare che, vista la vostra ossessione per
la bont, uno di voi due sia disposto a rinunciare all'altro per una causa di forza maggiore. Invece no.
L'amore  essenzialmente egoista, e cos siete anche voi due.
- Tu non ci conosci - rispose Jace a fil di voce; ormai stava ansimando, e si rendeva conto
che, invece di attaccare Sebastian, era costantemente sulla difensiva. La runa della Forza sul braccio
bruciava, sprigionando l'ultima energia che possedeva. Pessima notizia.
- Io conosco mia sorella. E non ora, ma presto la conoscer in tutti, tutti i modi in cui si pu
conoscere qualcuno. - Sorrise ancora, ferino. Era la stessa faccia che aveva fatto molto tempo prima,
in una notte d'estate fuori dalla Guardia, quando aveva detto: Forse in realt sei solo arrabbiato perch
ho baciato tua sorella.
Jace sent salire la nausea, nausea mista a rabbia, e si scaravent contro Sebastian dimenticando
per un istante le regole della scherma, dimenticando di distribuire uniformemente il peso
dell'impugnatura, dimenticando l'equilibrio, la precisione e tutto ci che non fosse odio, cos che il
sorriso di Sebastian si allarg quando schiv l'attacco e gli fece lo sgambetto.
Jace cadde a terra con un tonfo, picchiando la schiena contro il suolo ghiacciato e restando
senza fiato. Ud il sibilo della lama prima ancora di vederla, e rotol sul fianco mentre la spada dei
Morgenstern si conficcava a terra nel punto in cui era stato un attimo prima. Le stelle ondeggiarono
come delle furie sopra la sua testa, nere e argento, e un secondo dopo anche Sebastian era sopra di lui,
nero e argento a sua volta. Affond la spada. Jace rotol dall'altro lato, ma non abbastanza in fretta da
risparmiarsi la lama che gli penetrava la carne.
La fitta fu istantanea, netta e inequivocabile mentre il metallo gli si piantava dentro la spalla.
Era stato come prendere una scossa: sent il dolore pervadere tutto il corpo, i muscoli contrarsi, la
schiena piegarsi ad arco sopra il terreno. Un calore lo ustion da dentro, come se le ossa si stessero
carbonizzando. La fiamma gli si concentr nelle vene, cominci a scorrergli su per la spina dorsale
Vide gli occhi di Sebastian spalancarsi e, dentro al loro buio, trov il riflesso di se stesso,
sdraiato sul terreno rosso e nero, con la spalla che stava bruciando. Dalla ferita salivano, come
sangue, lingue di fuoco luccicanti; una delle scintille corse lungo la lama dei Morgenstern e fece
divampare l'elsa.
Sebastian imprec e lasci la presa come se fosse stato pugnalato. La spada cadde a terra; lui
sollev la mano e la osserv. Malgrado l'ondata di dolore, Jace si accorse di aver lasciato sul palmo di
Sebastian un segno nero, una bruciatura con la sagoma dell'impugnatura.
Cerc di puntellarsi sui gomiti, anche se lo sforzo gli trasmise alla spalla una scarica di dolore
cos intensa da fargli temere di perdere i sensi. La vista gli si oscur. Quando la riacquist, Sebastian
era in piedi sopra di lui, con i lineamenti del viso distorti in una smorfia, la spada dei Morgenstern di
nuovo in mano. E intorno a loro due, una cerchia di figure. Donne vestite con gli abiti bianchi degli
oracoli greci e gli occhi che lanciavano fiamme arancioni. Sui volti avevano tatuate delle maschere
delicate e sinuose come rampicanti. Erano bellissime e terribili. Erano Sorelle di Ferro.
Ognuna teneva in mano una spada di adamas puntata verso il basso. Erano in silenzio, le
bocche tirate in linee austere. In mezzo a due di loro c'era il Fratello Silente che prima Jace aveva visto
combattere con il bastone di legno.
- In seicento anni non abbiamo mai abbandonato la nostra Cittadella - disse una delle
Sorelle, una donna alta con i capelli che le ricadevano fino alla vita in ciocche corvine. Aveva gli occhi
fiammeggianti, fornaci gemelle nell'oscurit. - Ma il fuoco celeste ci chiama, e noi veniamo.
Allontanati da Jace Lightwood, figlio di Valentine. Toccalo ancora, e noi ti distruggeremo.
- N Jace Lightwood n il fuoco nelle sue vene vi salveranno, Cleophas - minacci
Sebastian, con la spada ancora in mano. Aveva parlato in tono deciso. - I Nephilim non hanno un
salvatore.
- Non credevi di dover temere il fuoco celeste. Ora lo sai - gli rispose lei. -  arrivato il
momento che tu ti ritiri, ragazzo.
La spada dei Morgenstern si abbass ? la punta sempre pi bassa ? finch, con un grido,
Sebastian tent l'affondo. La lama sibil accanto a Jace e and a piantarsi nel terreno.
Fu come se la terra stessa ululasse per una ferita mortale. Il suolo venne percorso da un tremore
che partiva dalla punta della spada. La vista di Jace andava e veniva, i sensi stavano lasciando il suo
corpo come le fiamme la spalla e, prima che le tenebre calassero del tutto, vide il trionfo sul volto di
Sebastian: lo sent scoppiare a ridere mentre, con una contrazione tremenda e improvvisa, la terra si
lacerava.
Accanto ai due si era aperto un crepaccio. Sebastian vi salt dentro e spar.
- Non  cos semplice, Alec - stava dicendo Jia, esausta. - La magia che coinvolge i Portali
 complessa, e le Sorelle di Ferro non ci hanno detto niente per farci pensare che abbiano bisogno del
nostro aiuto. Inoltre, dopo quello che  successo oggi a Londra, dobbiamo rimanere qui, in allerta
- Ti sto dicendo che io lo so - insorse Alec. Stava tremando, nonostante la tenuta da
combattimento. Faceva freddo sulla Collina della Guardia, ma non era solo quello il problema. C'era
anche lo shock per quello che Isabelle aveva detto ai loro genitori, e per l'espressione sul viso del
padre. Ma soprattutto c'era la preoccupazione. Un cattivo presentimento gli stava percorrendo la
schiena, freddo come il ghiaccio. - Tu invece non hai idea di come siano gli Ottenebrati, tu non
capisci!
Si pieg in due, urlando. Qualcosa di caldo lo aveva trafitto dalla spalla alle viscere, come una
lancia di fuoco, abbattendolo in ginocchio.
- Alec! Alec! - le mani del Console furono subito sulle sue spalle. Il ragazzo era solo
vagamente consapevole dei suoi genitori che gli correvano incontro. La vista gli si annebbi per la
sofferenza. Dolore, che si sovrapponeva e raddoppiava perch non era affatto il suo; le scintille sotto la
gabbia toracica non stavano bruciando il suo corpo, bens quello di qualcun altro.
- Jace - riusc a pronunciare, con un filo di voce roca, a denti stretti. -  successo
qualcosa Il fuoco. Dovete aprire un Portale, in fretta!
Amatis, distesa a terra sulla schiena, rideva. - Non mi ucciderai, non hai abbastanza fegato.
Clary, ansimante, le punt la lama sotto il mento. - Tu non sai di cosa sono capace.
- Guardami! - Ad Amatis luccicavano gli occhi. - Guardami e dimmi cosa vedi.
Clary guard, anche se gi lo sapeva. Amatis non era identica al fratello, ma aveva pur sempre
la stessa mascella, gli stessi occhi azzurri che ispiravano fiducia, gli stessi capelli castani con dei tocchi
di grigio.
- Piet! - le disse sollevando le mani come a voler parare il colpo di Clary. - Mi concederai
un po' della tua misericordia?
Misericordia. Clary rimase immobile, anche mentre Amatis la guardava palesemente divertita.
Bont non equivale a benevolenza, e non c' niente di pi crudele della virt. Sapeva di poterle
tagliare la gola, voleva farlo, persino, ma come avrebbe poi detto a Luke che aveva ucciso sua sorella?
Che aveva ucciso sua sorella mentre lei era a terra, implorando piet?
Sent la mano che le tremava, come fosse scollegata dal corpo. Intorno a lei, i suoni della
battaglia si erano attutiti: udiva le grida e i mormorii, ma non osava voltare la testa per vedere cosa
stesse accadendo. Era concentrata su Amatis, sulla propria stretta intorno all'elsa di Eosforos, sul sottile
rivolo di sangue che scendeva sotto il mento dell'altra nel punto in cui la lama le aveva punto la pelle.
Poi la terra erutt. Gli stivali di Clary scivolarono nella neve, facendola crollare sul fianco;
rotol, riuscendo appena a non ferirsi con la sua stessa spada. La caduta le tolse il fiato, ma lei riusc a
indietreggiare e recuperare Eosforos anche se il terreno tutto intorno tremava. Un terremoto, pens,
sconvolta. Si aggrapp a una roccia con la mano libera, mentre Amatis rotolava sulle ginocchia,
guardandosi intorno con un sorriso predatore.
Percep grida dappertutto, e il suono tremendo di una lacerazione. Sotto gli occhi sconcertati di
Clary, il suolo si apr in due, dilaniato da un enorme crepaccio. Sassi, terra e blocchi di ghiaccio
caddero gi mentre lei si allontanava incespicando dal baratro. La spaccatura si allarg rapidamente,
trasformandosi in un'ampia voragine a strapiombo che si perdeva nel buio.
A poco a poco, il terreno smise di tremare. Clary sent Amatis che rideva; alz gli occhi e la
vide rimettersi in piedi con un sorriso beffardo. - Salutami con affetto mio fratello - le grid,
dopodich si gett dentro l'abisso.
Clary scatt in piedi, il cuore che le batteva all'impazzata, e si avvicin di corsa al ciglio del
dirupo. Guard in basso. Riusciva a vedere solo qualche decina di centimetri di terra e poi pi niente,
buio. E ombre, ombre in movimento. Si gir e si accorse che, da ogni parte sul campo di battaglia, gli
Ottenebrati stavano correndo verso l'abisso per buttarvisi dentro. Le fecero venire in mente i tuffatori
olimpici, sicuri e determinati, fiduciosi nell'immersione finale.
I Nephilim si affannavano ad allontanarsi dalla voragine mentre i nemici in rosso sfrecciavano
accanto a loro, lanciandosi nel vuoto. Lo sguardo di Clary li pass in rassegna, frenetico, per
individuare tra la folla una particolare sagoma in nero, una testa di capelli chiari.
Si ferm. L, proprio alla destra della voragine, a una certa distanza da lei, c'era un gruppo di
donne vestite di bianco. Le Sorelle di Ferro. Attraverso gli spazi fra i loro corpi riconobbe una figura a
terra, poi un'altra ancora, in abiti color pergamena, china sopra la prima
Si mise a correre. Sapeva che non era la cosa migliore da fare con la lama sguainata, ma non le
importava. Pest i piedi sulla neve, schivando gli Ottenebrati in procinto di tuffarsi, zigzagando in
mezzo agli altri Shadowhunters. La neve era scivolosa perch zuppa di sangue, ma non si ferm finch
non fece irruzione nel cerchio delle Sorelle di Ferro e raggiunse Jace.
Era a terra, e il cuore di Clary, fino a un secondo prima sul punto di scoppiarle dentro al petto,
rallent leggermente quando vide che lui aveva gli occhi aperti. Tuttavia era molto pallido, e il suo
respiro abbastanza affannoso da poter essere udito. Il Fratello Silente era in ginocchio accanto a lui,
lunghe dita pallide che gli slacciavano la tenuta all'altezza della spalla.
- Che cosa sta succedendo? - chiese Clary, guardandosi intorno in preda allo sconcerto. Una
dozzina di Sorelle di Ferro rispondeva al suo sguardo, impassibile e silenziosa. Ce n'erano altre, sul
lato opposto della voragine, che osservavano immobili gli Ottenebrati gettarsi nell'abisso. Era una
scena inquietante. - Che cosa  successo?
- Sebastian - pronunci Jace a denti stretti, e Clary gli si chin accanto, di fronte al Fratello
Silente, mentre il tessuto della tenuta si staccava rivelando lo sfregio sulla spalla. -  successo
Sebastian.
La ferita trasudava fiamme.
Non sangue, bens autentiche fiamme, sfumate d'oro come l'icore degli angeli. Clary fece un
respiro tremolante e, quando alz gli occhi, vide su di s lo sguardo di Fratello Zaccaria. Colse un
singolo sprazzo fugace del suo viso, tutto angoli e pallore e cicatrici, poi lo osserv estrarre uno stilo da
sotto la veste. Invece di puntarlo sulla pelle di Jace, come si sarebbe aspettata, lo mise sulla propria e si
incise una runa sul palmo. Fu svelto, ma Clary sent il potere emanato da quel segno. Un potere che la
fece rabbrividire.
Stai fermo. Ti aiuter a spegnere il dolore, disse con il suo impalpabile sussurro
omnidirezionale, poi mise la mano sopra la ferita ardente sulla spalla di Jace.
Lui lanci un urlo. Il suo corpo si sollev per met da terra, e le fiamme che fuoriuscivano come
lente lacrime divamparono neanche fossero state ravvivate con la benzina, finendo per avvolgere
l'intero braccio di Fratello Zaccaria. Un fuoco selvaggio gli bruci la manica; lui scatt all'indietro, ma
non prima che Clary facesse in tempo a vedere l'incendio salire e travolgerlo completamente. Nel cuore
delle fiamme, che ondeggiavano e crepitavano, Clary vide una sagoma  la sagoma di una runa simile a
due ali ai lati di una barra. L'aveva gi vista in passato, in piedi su un tetto di Manhattan: la prima runa
non appartenente al Libro Grigio che lei avesse mai visualizzato. Guizz e scomparve cos rapidamente
da farle chiedere se se la fosse solo immaginata. Era una runa che forse le appariva nei momenti di
stress o di panico, ma qual era il suo significato? Era un modo per aiutare Jace  oppure Fratello
Zaccaria?
Il Fratello Silente ricadde in silenzio nella neve, come un albero carbonizzato che si dissolveva
in cenere.
Un mormorio percorse i ranghi delle Sorelle di Ferro. Qualunque cosa stesse accadendo a
Fratello Zaccaria, di certo non era prevista. Qualcosa era andato orribilmente storto.
Le Sorelle di Ferro accorsero e si chinarono su di lui. Tolsero la visuale a Clary mentre lei
raggiungeva Jace, che intanto scalciava e si contorceva a terra, gli occhi chiusi e la testa rovesciata
all'indietro. Clary si guard intorno disperata. Tra una Sorella e l'altra intravedeva Fratello Zaccaria
che si dimenava: tutto il suo corpo ardeva, sfrigolando di fiamme. Un grido gli esplose dalla gola: un
suono umano, l'urlo di una persona distrutta dal dolore, non il sussurro mentale tipico dei Fratelli.
Sorella Cleophas lo afferr, fiamme e veste ardente comprese, e Clary la sent gridare: - Zaccaria,
Zaccaria!
Non era l'unico ferito. Alcuni dei Nephilim avevano fatto cerchio intorno a Jace, ma molti altri
erano accanto ai loro compagni a terra per aiutarli con rune di Guarigione o per cercarsi addosso delle
bende con cui medicarli.
- Clary - sussurr Jace. Stava tentando di appoggiarsi sui gomiti, che per non lo reggevano.
- Fratello Zaccaria Che cosa  successo? Che cosa gli ho fatto
- Niente. Jace, resta immobile. - Clary sguain la spada e, con le dita insensibili, recuper lo
stilo dalla cintura delle armi di lui. Gli appoggi la punta sulla pelle, ma Jace si ritrasse con uno scatto.
- No! - Aveva gli occhi enormi, che bruciavano d'oro. - Non mi toccare! Farei del male
anche a te.
- Non  vero. - Disperata, lei si gett sopra di lui, spingendolo gi sulla neve con tutto il peso
del corpo. Gli afferr la spalla mentre lui si divincolava, i vestiti e la pelle viscidi di sangue e bollenti.
Gli fece scivolare le cosce ai lati del torace, bloccandolo a terra. - Jace - lo implor. - Jace, ti
prego. - I suoi occhi per non la guardavano, le mani si contraevano nella neve. - Jace - ripet
appoggiandogli lo stilo sulla pelle, appena sopra la ferita.
E in quel momento si ritrov ancora sulla nave con suo padre, con Valentine, a investire tutto
quello che aveva ? ogni briciolo di forza, ogni atomo superstite di volont e di energia ? nella
creazione di una runa, una runa che avrebbe bruciato il mondo intero, che avrebbe rovesciato la morte,
che avrebbe fatto impennare gli oceani sino al cielo. Soltanto che, adesso, si trattava della pi semplice
delle rune, quella che tutti gli Shadowhunters imparavano al primo anno di allenamento.
Guariscimi.
L'iratze prese forma sulla spalla di Jace; il colore che spuntava a spirale da sotto la punta dello
stilo era un nero cos intenso che la luce proveniente dalle stelle e dalla Citt di Diamante sembrava
dissolversi al suo interno. Mentre disegnava, Clary si rendeva conto che la sua stessa energia andava
esaurendosi. Mai come in quel momento si era sentita come se lo stilo fosse un'estensione delle sue
vene, come se stesse scrivendo con il suo stesso sangue, come se tutta l'energia dentro di lei le venisse
strappata via da mani e dita, la vista che si oscurava mentre lei lottava per tenere fermo lo stilo e
terminare la runa. L'ultima cosa che vide fu il grande vortice di un Portale, aperto sulla vista
impossibile della Piazza dell'Angelo, dopodich scivol nel nulla.
capitolo 8
FORZA IN CI CHE RIMANE
Raphael, con le mani in tasca, guardava le torri antidemoni brillare di rosso intenso. - Sta
succedendo qualcosa. Qualcosa di strano.
Simon avrebbe voluto controbattere che la cosa strana, per lui, era essere stato rapito e portato a
Idris per la seconda volta nella sua vita, ma aveva troppa nausea. Si era dimenticato che, dopo aver
attraversato il Portale, restava l'impressione di essere stato fatto a pezzi e poi riassemblato dall'altra
parte, ma senza pi alcune parti importanti.
E poi Raphael aveva ragione. C'era in ballo qualcosa. Lui era gi stato ad Alicante, ricordava le
strade e i canali, la collina che troneggiava su tutto con la Guardia in cima. Ricordava che, nelle sere
normali, le vie erano tranquille, illuminate dal bagliore pallido delle torri. Quella sera invece c'era
confusione soprattutto sulla Guardia e sulla collina, dove le luci danzavano come se stessero ardendo
decine di fal. Le torri antidemoni lampeggiavano di un rosso-oro inquietante.
- Cambiano il colore delle torri in base al messaggio che vogliono comunicare - spieg
Raphael. - Oro per i matrimoni e le feste. Azzurro per gli Accordi.
- E il rosso cosa vuol dire?
- Magia - rispose, socchiudendo gli occhi scuri. - Pericolo.
Si gir lentamente, guardando la strada silenziosa, le grandi case a bordo canale. Era di una
testa circa pi basso di Simon, il quale, osservandolo, si chiese quanti anni avesse avuto al momento
della trasformazione. Quattordici? Quindici? Poco pi di Maureen. Chi era stato? Magnus lo sapeva,
ma non lo aveva mai raccontato.
- Laggi c' la casa dell'Inquisitore - gli disse Raphael puntando il dito verso uno degli
edifici pi grandi, con il tetto a punta e i balconi che davano sul canale. - Per le luci sono spente.
Simon non poteva negarlo, ma osservando quelle finestre il cuore gli aveva fatto una piccola
capriola nel petto. Ora era l che viveva Isabelle; dietro uno di quei vetri doveva esserci la sua stanza.
- Probabilmente sono tutti alla Guardia, ci vanno quando ci sono riunioni e cose simili. - Non
ricordava la Guardia con particolare affetto, essendoci stato tenuto prigioniero dall'ultimo Inquisitore.
- Potremmo salire anche noi, forse. Vedere cosa sta succedendo.
- S, grazie tante. So qualcosa anch'io delle loro riunioni e cose simili - ribatt Raphael,
ma in faccia aveva un'espressione che Simon credeva di non avergli mai visto. - Qualunque cosa stia
accadendo,  affare degli Shadowhunters. C' una casa, non lontana da qui, assegnata al rappresentante
dei vampiri in Consiglio. Andiamoci.
- Insieme?
-  molto spaziosa. Tu starai da una parte, io da quella opposta.
Simon sollev le sopracciglia. Non sapeva bene cosa aspettarsi, ma la possibilit di trascorrere
la notte sotto lo stesso tetto di Raphael non gli era proprio passata per la testa. Non che avesse paura di
essere ucciso nel sonno, ma l'idea di condividere gli spazi con qualcuno che sembrava detestarlo cos
intensamente e da sempre era quantomeno bizzarra.
La vista gli era tornata nitida e precisa  una delle poche cose che gli piaceva davvero
dell'essere vampiro  e riusciva a mettere a fuoco anche i dettagli in lontananza. La vide prima che lei
potesse vedere lui. Camminava svelta, a testa bassa, i capelli neri raccolti nella lunga treccia che
portava spesso durante le battaglie. Era in tenuta da combattimento, e gli stivali battevano forte sui
ciottoli della strada.
Sei una rubacuori, Isabelle Lightwood.
Simon si gir verso Raphael. - Vai via.
L'altro fece un sorrisetto. - La belle Isabelle Lo sai, vero, che per voi due non c' speranza?
- Perch io sono un vampiro e lei una Shadowhunter?
- No. Solo perch lei , come dire, di un altro livello.
Isabelle ormai era a met strada. Simon digrign i denti. - Rovina tutto e io ti impalo, lo giuro.
Raphael rabbrivid platealmente, facendo la parte dell'innocente, ma in realt non si mosse.
Simon se lo lasci alle spalle e usc allo scoperto, in strada.
Isabelle si ferm all'istante, la mano che andava alla frusta arrotolata in vita. Un attimo dopo
sbatt le palpebre per la sorpresa. Il braccio che ricadeva sul fianco, la voce incerta. - Simon?!
Lui si sent subito in imbarazzo. Forse Izzy non avrebbe approvato la sua improvvisa comparsa
ad Alicante: in fondo era il suo mondo, non quello di un vampiro. - Sono - tent di dire, ma non
and oltre perch Isabelle si era gi lanciata su di lui e gli aveva buttato le braccia al collo, rischiando
seriamente di farlo cadere per terra.
Simon si concesse di chiudere gli occhi e affondare il viso contro il collo di lei. Sentiva battere
il suo cuore, ma respinse con violenza ogni pensiero rivolto al sangue. Isabelle era morbida e al tempo
stesso forte tra le sue braccia; i capelli gli solleticavano il viso e, mentre la stringeva, si sent normale,
straordinariamente normale, come un qualsiasi teenager innamorato di una ragazza.
Innamorato. Fece uno scatto all'indietro e si ritrov a osservare Izzy da qualche centimetro di
distanza, i suoi enormi occhi neri che brillavano. - Non posso crederci, sei qui - gli disse, senza
fiato. - Lo volevo tanto, pensavo a quanto tempo sarebbe passato prima di poterti rivedere, e
Ossignore, ma come sei vestito?!
Simon si guard la camicia con gli sbuffi e i pantaloni di pelle. Aveva la vaga sensazione che,
nascosto nell'ombra, Rapahael stesse sghignazzando. - Mmm,  una lunga storia. Pensi che potremmo
entrare?
Magnus girava e rigirava fra le mani lo scrigno d'argento con le iniziali, gli occhi da gatto che
brillavano nella penombra, rischiarata dalla stregaluce, nello scantinato di Amatis.
Jocelyn lo stava guardando con un misto di curiosit e ansia. Luke non pot fare a meno di
ripensare a tutte le volte in cui lei aveva portato Clary bambina dallo stregone e il loro improbabile trio
si era seduto insieme mentre la piccola cresceva e cominciava a ricordare quello che invece avrebbe
dovuto dimenticare. - Niente? - chiese Jocelyn.
- Devi darmi tempo - le disse Magnus, picchiettando il cofanetto con un dito. - Trappole
magiche, maledizioni e affini possono essere nascosti in maniera molto subdola.
- Prenditi tutto il tempo che ti serve - fece Luke, appoggiandosi con la schiena contro un
tavolo incastrato in un angolo pieno di polvere e ragnatele. Molto tempo prima, quello era stato il
tavolo da cucina di sua madre. Riconobbe sulla superficie di legno i segni inferti dai colpi di coltello
distratti, e persino l'ammaccatura che lui stesso aveva causato con un calcio dato da ragazzino.
Da anni quel tavolo apparteneva ad Amatis. Era suo quando era stata sposata con Stephen e
talvolta vi aveva organizzato delle cene in casa Herondale. Era rimasto suo anche dopo il divorzio,
dopo che Stephen si era trasferito nella tenuta di campagna con la nuova moglie. L'intero scantinato era
zeppo di vecchi mobili: oggetti che Luke ricordava essere stati dei loro genitori, ma anche quadri e
cianfrusaglie dei tempi in cui Amatis era sposata. Si chiese perch lei avesse nascosto tutto l sotto.
Forse non era stata in grado di sopportarne la vista.
- Non credo ci sia niente che non vada - sentenzi infine Magnus, riappoggiando lo scrigno
sullo scaffale dove l'aveva cacciato Jocelyn, sicura di non volerlo in casa cos come di non volerlo
buttare. Lo stregone rabbrivid e si sfreg le mani. Aveva indosso un cappotto grigio e nero che lo
faceva sembrare un detective d'altri tempi; Jocelyn non gli aveva nemmeno lasciato il tempo di
appenderlo all'attaccapanni: nell'istante in cui lui si era presentato sulla porta di casa, lei lo aveva preso
per il braccio e trascinato gi in cantina. - Niente insidie, niente trappole, niente tracce di magia.
Jocelyn sembrava un po' imbarazzata. - Grazie per aver controllato. A volte sono un tantino
paranoica. E dopo quello che  appena successo a Londra
- Perch, che cosa  successo a Londra?
- Non sappiamo molto - disse Luke. - Questo pomeriggio abbiamo ricevuto un messaggio
di fuoco che lo riferiva, ma senza fornire troppi particolari. Quello di Londra  uno dei pochi Istituti
ancora abitati. A quanto pare, Sebastian e il suo esercito hanno tentato un attacco, ma sono stati respinti
da una sorta di incantesimo di Protezione, qualcosa di cui nemmeno il Consiglio era al corrente. Gli
Shadowhunters residenti sono stati avvertiti di quello che stava per succedere e quindi hanno potuto
mettersi al sicuro.
- Un fantasma - disse Magnus. Un sorriso gli aleggi sulle labbra. - Uno spirito votato alla
protezione di quell'edificio.  una lei e abita l da centotrenta anni.
- Una lei? - ripet Jocelyn, appoggiandosi contro una parete impolverata. - Un fantasma?
Dici sul serio? E come si chiama?
- Se ti dicessi il suo cognome lo riconosceresti, ma lei non ne sarebbe felice. Comunque, non 
questo il motivo per cui sono venuto qui.
- Immaginavo - intervenne Luke. - Apprezziamo la tua visita, ma ammetto che mi ha
sorpreso vederti sulla porta di casa. Non era dove pensavo saresti andato.
Pensavo saresti andato dai Lightwood fu la frase che rimase in sospeso nell'aria, non detta.
- Avevo una vita anche prima di Alec - scatt Magnus. - Io sono il Sommo Stregone di
Brooklyn, sono qui per sedere in Consiglio in nome dei Figli di Lilith.
- Pensavo che la rappresentante fosse Catarina Loss - disse Luke, sorpreso.
- Doveva essere cos, in effetti - ammise Magnus - ma lei mi ha fatto prendere il suo posto
perch potessi vedere Alec. - Segu un sospiro. - Per la precisione, mi ha convinto mentre eravamo
all'Hunter's Moon. Ed  di questo che volevo parlarvi.
Luke si sedette sul tavolo traballante. - Hai visto Bat? - Al lupo mannaro piaceva, di giorno,
lavorare stando in quel locale anzich nella stazione di polizia; non era certo la sua sede ufficiale, ma
tutti sapevano che potevano trovarlo l.
- S. Ha appena ricevuto una chiamata da Maia. - Magnus si pass una mano fra i capelli
neri. - Non  che a Sebastian piaccia molto essere respinto - disse lentamente, e Luke sent i nervi
irrigidirsi. Era chiaro che lo stregone stava esitando prima di dare una brutta notizia. - Pare che, dopo
aver attaccato l'Istituto di Londra senza successo, lui abbia rivolto le sue attenzioni al Praetor Lupus. A
quanto sembra, non se ne fa molto dei licantropi, non pu trasformarli, e cos ha ridotto l'intero posto
in cenere, ammazzando tutti. Ha ucciso anche Jordan Kyle sotto gli occhi di Maia. Lei  stata
risparmiata solo per poter riportare il suo messaggio.
Jocelyn si strinse le braccia intorno al petto. - Mio Dio
- E qual  il messaggio? - chiese Luke quando riusc a ritrovare la voce.
-  per i Nascosti. Ho parlato con Maia al telefono, me lo ha fatto imparare a memoria.
Sembra che Sebastian abbia detto: Di' a tutti i Nascosti che sono in cerca di vendetta, e che l'avr. Mi
comporter in questo modo nei confronti di chiunque si alleer con gli Shadowhunters. Non ho
problemi con quelli della tua specie, purch non seguiate i Nephilim in battaglia, altrimenti diventerete
cibo per la mia spada e per quelle del mio esercito, finch anche l'ultimo tra voi non verr spazzato via
dalla faccia di questo mondo.
Jocelyn trasal, sconcertata. - Mi ricorda proprio suo padre, sbaglio?
Luke guard Magnus. - Riferirai questo messaggio anche al Consiglio?
L'altro si picchiett il mento con un'unghia glitterata. - No. Ma non ho nemmeno intenzione
di tenere i Nascosti all'oscuro di tutto. La mia lealt non va prima agli Shadowhunters che a loro.
Diversamente dalla vostra. Altra frase non detta, ma presente tra loro.
- Ho questo - riprese lo stregone togliendosi di tasca un biglietto. Luke lo riconobbe, anche
lui ne aveva uno. - Parteciperai alla cena di domani?
- S. Le fate prendono molto sul serio gli inviti di quel genere. Meliorn e la Corte si
offenderebbero, se non partecipassi.
- Voglio dirlo l - rivel lo stregone.
- E se andassero nel panico? Se abbandonassero il Consiglio e i Nephilim?
- Non mi sembra che quanto  accaduto al Praetor possa essere tenuto nascosto.
- Ma il messaggio di Sebastian s - ribatt Jocelyn. - Sta cercando di spaventare i Nascosti,
Magnus. Sta cercando di spingerli a tenersi alla larga mentre distrugge i Nephilim.
- Sarebbe un loro diritto.
- Se lo facessero, pensi che i Nephilim li perdonerebbero mai? Il Conclave non  indulgente. 
pi implacabile di Dio in persona.
- Jocelyn, non  colpa di Magnus - intervenne Luke.
Ma lei continuava a tenere gli occhi sullo stregone. - Che cosa ti direbbe di fare Tessa?
- Jocelyn, ti prego - fece lui. - La conoscevi a malapena. Lei avrebbe predicato l'onest, al
solito. Nascondere la verit non funziona mai: quando vivi abbastanza a lungo, te ne accorgi.
Jocelyn si fiss le mani, le sue mani d'artista che Luke aveva sempre amato, agili, precise e
macchiate d'inchiostro.
- Io non sono pi una Shadowhunter - disse. - Sono fuggita, voi lo sapete. Ma un mondo
senza la loro presenza mi spaventa.
- C'era un mondo prima dei Nephilim. Ce ne sar uno anche dopo - decret Magnus.
- Un mondo in cui possiamo sopravvivere? Mio figlio - fece per dire Jocelyn, ma
s'interruppe quando dal piano di sopra giunsero alcuni colpi. Qualcuno stava bussando alla porta. -
Clary? - si chiese a voce alta. - Magari ha dimenticato anche stavolta le chiavi.
- Vado io - disse Luke, alzandosi. Prima di lasciare lo scantinato, scambi una rapida
occhiata con Jocelyn, la mente che gli vacillava. Jordan morto, Maia che lo piangeva. Sebastian che
cercava di aizzare i Nascosti contro gli Shadowhunters.
Spalanc la porta e venne investito da un'ondata di fredda aria notturna. In piedi, sui gradini
d'ingresso, c'era una giovane donna con i capelli biondi e ricci, la tenuta da Shadowhunter addosso.
Era Helen Blackthorn. Prima che aprisse bocca, Luke ebbe a malapena il tempo di accorgersi che,
sopra le loro teste, le torri stavano emettendo luce rosso sangue.
- Ho un messaggio da parte della Guardia - annunci. - Si tratta di Clary.
- Maia.
Una voce sommessa spuntata dal nulla. Lei si gir, rifiutandosi di aprire gli occhi. C'era
qualcosa di tremendo che l'aspettava nelle tenebre, qualcosa a cui sarebbe potuta sfuggire solo se
avesse dormito e ancora dormito, per sempre.
- Maia. - Lui la guardava al buio, occhi castano chiaro e pelle scura. Suo fratello Daniel.
Sotto i suoi occhi, strapp le ali a una farfalla e lasci che il corpo cadesse, contorcendosi, a terra.
- Maia, ti prego. - Un tocco leggero sul braccio. Lei scatt a sedere, rannicchiandosi con
tutto il corpo. Colp una parete e sussult, aprendo debolmente le palpebre. Erano appiccicose, le ciglia
impiastrate di sale. Aveva pianto nel sonno.
Si trovava in una stanza semibuia, con una finestra singola che dava su una tortuosa stradina del
centro. Attraverso il vetro coperto di aloni vedeva i rami spogli degli alberi e il bordo di qualcosa di
metallico, probabilmente una scala antincendio.
Abbass gli occhi. Un letto stretto, di ferro, e una coperta leggera che lei aveva scalciato in
fondo. La schiena contro una parete di mattoni. Un'unica sedia accanto al letto, vecchia e scheggiata.
Seduto sopra c'era Bat, con gli occhi spalancati e la mano che si abbassava lentamente.
- Mi dispiace - disse.
- No - fu la risposta rauca. - Non mi toccare.
- Stavi gridando. Nel sonno.
Lei si strinse le ginocchia al petto. Indossava i jeans e una canottiera. Il maglione che aveva a
Long Island non c'era pi, e la pelle d'oca le solleticava le braccia. - Dove sono i miei vestiti? La mia
giacca, il maglione
Bat si schiar la voce. - Erano coperti di sangue, Maia.
- Giusto - disse. Il cuore le palpitava forte.
- Ti ricordi quello che  successo?
Maia chiuse gli occhi. Ricordava tutto: la strada, il furgone, l'edificio in fiamme, la spiaggia
coperta di cadaveri. Jordan che le crollava addosso, il suo sangue che la investiva e scorreva tutto
intorno come acqua, mescolandosi alla sabbia. Il tuo ragazzo  morto.
- Jordan - disse, anche se gi sapeva.
Il viso di Bat era grave; gli occhi castani avevano un riflesso verdastro che li faceva brillare
anche alla luce scarsa. Era un viso che Maia conosceva bene, il suo. Bat era stato uno dei primi lupi
mannari che avesse mai incontrato. Si erano frequentati finch lei gli aveva detto di pensare di essere
ancora troppo nuova in citt, troppo nervosa, troppo legata a Jordan per buttarsi in una nuova relazione.
Lui l'aveva lasciata il giorno dopo.
Sorprendentemente, erano rimasti amici.
-  morto - le disse. - Insieme a quasi tutto il resto del Praetor Lupus. Praetor Scott, gli
studenti Solo qualcuno ce l'ha fatta. Maia, perch eri qui? Cosa ci facevi al Praetor?
Lei gli rifer la scomparsa di Simon. La telefonata del Praetor a Jordan, la corsa a Long Island,
la scoperta di quel posto in rovina.
Bat si schiar la voce. - Ho alcune cose di Jordan. Le chiavi, il suo ciondolo del Praetor
Maia si sent soffocare. - No, non voglio Non voglio le sue cose - disse. - Lui avrebbe
voluto che il ciondolo andasse a Simon. Quando lo troveremo, lo daremo a lui.
Bat non insistette. - Per ho delle buone notizie. Abbiamo sentito Idris: il tuo amico Simon sta
bene.  l, insieme agli Shadowhunters.
- Oh. - Maia sent il nodo stretto intorno al cuore che le si allentava appena per il sollievo.
- Avrei dovuto dirtelo subito - si scus lui. -  solo che Ero preoccupato per te. Non eri
granch in forma quando ti abbiamo riportato al quartier generale. Hai dormito tutto il tempo.
Volevo dormire per sempre.
- So che l'hai gi detto a Magnus - aggiunse Bat, l'espressione tesa. - Per spiegami ancora
perch Sebastian Morgenstern dovrebbe prendersela con i licantropi.
- Ha detto che era un messaggio. - Maia sent l'inespressivit della sua voce come se
provenisse da lontano. - Voleva farci sapere che lo ha fatto perch i lupi mannari stanno dalla parte
degli Shadowhunters, e che  quello che ha intenzione di fare a tutti gli alleati dei Nephilim.
Non pi mi ristarr, finch morte chiuso non abbia questi occhi miei, o la fortuna colmata la
misura della mia vendetta.
- Ora a New York non ci sono pi Shadowhunters, e Luke  a Idris con loro. Stanno allestendo
delle difese aggiuntive. Presto non saremo quasi pi in grado di scambiarci messaggi, n in entrata n
in uscita. - Bat si mosse sulla sedia, inquieto. Maia sent che c'era qualcosa che lui non le stava
dicendo.
- Di cosa si tratta? - gli chiese.
Bat distolse lo sguardo.
- Bat
- Conosci Rufus Hastings?
Rufus. Maia ricordava, dalla prima volta che era stata al Praetor Lupus, un viso segnato dalle
cicatrici, un uomo rabbioso che usciva dall'ufficio di Praetor Scott. - Non proprio.
-  sopravvissuto al massacro.  qui in stazione, con noi. Ci sta dando informazioni. E sta
anche parlando con gli altri di Luke. Dice che  pi Shadowhunter che licantropo, che non ha il senso
del branco, che c' bisogno di un nuovo leader.
- Sei tu, il leader. Sei tu il suo secondo.
- S, ed  stato Luke a nominarmi. Quindi nemmeno io sono degno di fiducia.
Maia si spost sul bordo del letto. Le faceva male tutto il corpo, e se ne accorse appena mise il
piede nudo sul freddo pavimento di pietra. - Nessuno lo sta a sentire, vero?
Bat fece spallucce.
- Ridicolo. Dopo quello che  successo, dobbiamo restare uniti, non avere qualcuno che cerca
di dividerci. Gli Shadowhunters sono nostri alleati, e
- E sono il motivo per cui Sebastian ci ha preso di mira.
- Lo avrebbe fatto comunque. Non  amico dei Nascosti, lui  il figlio di Valentine
Morgenstern! - Le pizzicavano gli occhi. - Forse sta cercando di convincerci ad abbandonare i
Nephilim temporaneamente, cos lui pu dar loro la caccia, ma se riuscisse davvero a spazzarli via dalla
faccia della Terra noi saremmo il suo secondo obiettivo.
Bat chiuse e riapr le mani, poi parve giungere a una conclusione. - So che hai ragione -
disse, portandosi vicino a un tavolo in un angolo della stanza. Torn con una giacca per lei, calze e
stivali. Glieli pass. - Per fammi un favore: non dire niente del genere, questo pomeriggio. I nervi
saranno a fior di pelle gi cos.
Maia si mise la giacca. - Questo pomeriggio? Cosa c' questo pomeriggio?
Bat sospir. - Il funerale.
- Io Maureen la uccido! - dichiar Isabelle. Aveva aperto entrambe le ante dell'armadio di
Alec e stava lanciando i vestiti sul pavimento, creando dei mucchi disordinati.
Simon si era sdraiato a piedi nudi su uno dei letti  quello di Jace? O di Alec?  dopo essersi
tolto quegli inquietanti stivali con le fibbie. Anche se sulla sua pelle non si formavano dei veri e propri
lividi, fu straordinaria la sensazione di trovarsi sopra una superficie morbida, dopo aver trascorso cos
tante ore sul pavimento duro e sporco del Dumort. - Per riuscirci dovrai farti largo tra tutti i vampiri
di New York, che a quanto pare la adorano - la mise in guardia.
- Gusti incomprensibili. - Nel frattempo Isabelle stava osservando un maglione blu scuro che
Simon riconobbe essere di Alec, principalmente a causa dei buchi nei polsini. - Quindi Raphael ti ha
portato qui per farti parlare con mio padre?
Simon si sollev sui gomiti per guardarla. - Pensi che si potrebbe fare?
- Certo, perch no. Mio padre adora conversare - comment lei in tono amareggiato. Simon
si chin in avanti, ma quando Isabelle rialz la testa lui vide che gli stava sorridendo, e pens di essersi
immaginato tutto. - Per chiss cosa succeder, con l'attacco di questa notte alla Citt di Diamante.
- Si mordicchi il labbro inferiore. - Potrebbero cancellare la riunione, oppure anticiparla.
Ovviamente Sebastian  un problema ben pi grave di quanto pensassero. Non dovrebbe nemmeno
essere in grado di avvicinarsi cos tanto alla roccaforte.
- Be' - fece Simon -  uno Shadowhunter.
- No, non lo ! - protest fieramente Isabelle, togliendo da una gruccia di legno un maglione
verde. - E poi  un uomo.
- Scusami. Deve essere snervante aspettare di vedere come finisce la battaglia. Quante persone
hanno fatto passare?
- Cinquanta, sessanta - rispose Isabelle. - Volevo andare anch'io, ma non me lo hanno
permesso. - Aveva nella voce quel tono guardingo che segnalava gli argomenti di cui non aveva
proprio voglia di parlare.
- Mi sarei preoccupato per te.
Le vide la bocca contrarsi in un sorriso, controvoglia. - Provati questo - gli disse
lanciandogli il maglione verde, leggermente meno logoro degli altri capi.
- Sicura di potermi dare in prestito i suoi vestiti?
- Non te ne puoi andare in giro conciato cos! Sembri saltato fuori da un romanzo
cavalleresco. - Con un gesto enfatico, si port il dorso della mano alla fronte. - Oh, Lord
Montgomery, che cosa avete intenzione di farmi in questa camera da letto, ora che sono sola? Una
fanciulla innocente e indifesa? - Si apr la giacca e la butt a terra, svelando una canottiera bianca.
Lanci a Simon uno sguardo sensuale. - La mia virt  al sicuro?
- Oh, ehm eh? - fece lui, momentaneamente privo del dono della parola.
- So che siete un uomo pericoloso - prosegu Izzy, avanzando sinuosamente verso il letto.
Abbass la zip dei pantaloni e gett anche quelli per terra. Sotto indossava un paio di coulottes aderenti
nere. - Alcuni vi definiscono un libertino. Lo sanno tutti che, con quella camicia a sbuffo da poeta e
quei pantaloni irresistibili, siete un satanasso con le donzelle. - Salt sul materasso e avanz carponi
verso Simon, adocchiandolo come un cobra che punta una mangusta. - Abbiate riguardo per la mia
innocenza, di grazia! E per il mio povero, vulnerabile cuore.
Simon pens che fosse per molti versi come giocare a Dungeons and Dragons, ma
potenzialmente molto pi divertente. - Lord Montgomery ha riguardo soltanto dei propri desideri -
disse con voce roca. - Vi dir un'altra cosa. Lord Montgomery ha una propriet molto grande oltre
a terreni parecchio estesi.
Isabelle ridacchi, e Simon sent il letto tremare sotto di loro. - Be', non mi aspettavo che ti
saresti lasciato coinvolgere cos tanto.
- Lord Montgomery supera sempre le aspettative - le disse prendendola per la vita e
facendola girare sotto di s, con i capelli neri aperti a ventaglio sul cuscino. - Madri, chiudete in casa
le vostre figlie, poi le servitrici, poi voi stesse! Lord Montgomery  in cerca di prede.
Isabelle gli racchiuse il viso fra le mani. - Mio signore - gli disse, con gli occhi che le
brillavano. - Temo di non poter pi resistere al vostro fascino mascolino e ai vostri modi virili. Vi
prego, fate di me ci che volete.
Simon non era sicuro di quello che Lord Montgomery avrebbe fatto, ma sapeva quello che
voleva fare lui. Pieg la testa di lato e diede a Isabelle un lungo bacio sulle labbra. Lei le dischiuse e,
all'improvviso, fu tutto un dolce calore buio e labbra di Isabelle sulle sue, prima stuzzicanti, poi
appassionate. Lei, come sempre, aveva un profumo di rose e di sangue da far girar la testa. Simon le
premette la bocca su un punto pulsante del collo e si mise a baciarlo delicatamente, senza morderlo; lei
ansim e gli mise le mani sul davanti della camicia. Lui si preoccup per un attimo di non avere i
bottoni, ma Isabelle strinse la stoffa con le sue mani forti e strapp la camicia in due, facendogliela
penzolare dalle spalle.
- Santo cielo, questa roba si rompe come carta! - esclam Izzy cominciando a sfilarsi la
canottiera. Era a met del gesto quando la porta si apr, e in camera entr Alec.
- Izzy, sei - stava dicendo, ma gli occhi gli uscirono dalle orbite. Indietreggiando per la
sorpresa, picchi la testa contro il muro alle sue spalle. - E tu cosa ci fai qui?!
Isabelle si riabbass la canottiera e fulmin il fratello con lo sguardo. - Ora non si bussa pi?
- Ma   la mia camera da letto! - farfugli Alec. Sembrava si stesse impegnando a non
guardare Izzy e Simon, effettivamente sorpresi in una posizione parecchio compromettente. Simon
rotol in fretta via da lei, che a sua volta si mise a sedere rassettandosi i vestiti. Lui si rialz pi
lentamente, cercando di accostare i lembi strappati della camicia. - Perch ci sono i miei vestiti sul
pavimento? - chiese Alec.
- Stavo cercando qualcosa da far mettere a Simon - spieg Isabelle. - Maureen gli ha dato
pantaloni di pelle e camicia a sbuffo, perch lui era il suo schiavo da romanzo cavalleresco.
- Lui era il suo cosa?!
- Il suo schiavo da romanzo cavalleresco - ribad Isabelle, come se Alec fosse stato
particolarmente duro di comprendonio.
Alec scosse la testa come a volersi svegliare da un brutto sogno. - Sapete che vi dico? Non
spiegatemi niente. Solo rivestitevi, tutti e due!
- Non hai intenzione di andartene, allora? - chiese Isabelle, delusa, scivolando gi dal letto.
Prese la giacca e se la rimise, poi lanci a Simon il maglione verde, che lui fu felice di scambiare con la
camicia da poeta sbrindellata.
- No.  camera mia. E poi avrei bisogno di parlare con te, Isabelle. - Il tono di Alec era stato
molto deciso. Simon raccolse jeans e scarpe dal pavimento e and in bagno a cambiarsi, mettendoci di
proposito molto tempo. Quando torn, vide Isabelle, seduta sul letto sgualcito, che aveva
un'espressione tesa e sgomenta.
- Quindi stanno riaprendo il Portale per far tornare tutti? Bene.
- S, sembra bene, ma - senza accorgersene, Alec si port una mano sul braccio, accanto
alla runa Parabatai - secondo me, non va bene per niente. Jace non  morto - si affrett a dire
quando vide Isabelle sbiancare. - Se fosse successo, lo sentirei. Per  successo qualcosa. Qualcosa
con il fuoco celeste, credo.
- Sai se adesso sta bene? E Clary?
- Alt, fermi - intervenne Simon. - Perch state parlando di Clary? E di Jace?
- Hanno attraversato il Portale - lo mise al corrente Isabelle, in tono lugubre - per andare a
combattere alla Citt di Diamante.
Simon si rese conto di aver involontariamente toccato l'anello d'oro che portava alla mano
destra e di stringerlo fra le dita. - Non sarebbero troppo giovani?
- Non  che abbiano esattamente ricevuto il permesso. - Alec si era appoggiato al muro.
Aveva l'aria stanca, delle ombre bluastre sotto gli occhi. - Il Console ha cercato di fermarli, ma non
ne ha avuto il tempo.
Simon si rivolse a Isabelle. - E tu non me lo hai detto?!
Isabelle evit di guardarlo in faccia. - Sapevo che avresti dato i numeri.
Alec spostava lo sguardo dall'uno all'altra. - Non glielo hai detto? Non gli hai raccontato
quello che  successo alla Guardia?
Isabelle incroci le braccia sul petto e assunse un'aria di sfida. - No. Ci siamo incrociati per
strada, siamo venuti qui e e non sono affari tuoi!
- Invece s, se state in camera mia - le fece notare Alec. - Se hai intenzione di usare Simon
per dimenticare di essere triste e arrabbiata, d'accordo, ma fallo in camera tua.
- Io non lo stavo "usando"
Simon ripens agli occhi di Isabelle: quando lo aveva visto in piedi in mezzo alla strada, si
erano fatti luccicanti. Lui aveva pensato fosse per la gioia, ma in quel momento cap che, pi
probabilmente, erano i lucciconi delle lacrime non versate. Il modo in cui gli era andata incontro, a
testa bassa, le spalle incurvate come se stesse tenendo uniti i pezzi di se stessa
- Invece s - la interruppe. - Altrimenti mi avresti raccontato che cos'era successo. Invece
non hai detto una parola n su Clary n su Jace, n sul fatto che fossi preoccupata, niente. - Sent lo
stomaco contrarsi quando ripens all'abilit con cui Isabelle aveva sviato le sue domande e lo aveva
distratto a suon di baci. Si sent uno stupido. Aveva pensato che lei fosse felice di vederlo, di vedere
lui, ma forse sarebbe stato lo stesso con chiunque.
Il viso di Isabelle si era fatto totalmente immobile. - Ma per piacere! Non  che tu mi abbia
chiesto qualcosa. - Stava giocherellando con i capelli. A un certo punto si mise ad attorcigliarli, quasi
selvaggiamente, per formarsi uno chignon sulla nuca. - Se avete intenzione di starvene l in piedi tutti
e due a incolparmi, forse  il caso che ve ne andiate.
- Io non ti sto incolpando, Isabelle - le disse Simon, ma lei era gi in piedi. Gli afferr il
ciondolo di rubino, glielo sfil senza troppa delicatezza dalla testa e se lo mise al collo. - Non avrei
mai dovuto dartelo - disse, con gli occhi lucidi.
- Mi ha salvato la vita - confess lui.
A quella notizia, Isabelle esit. - Simon - pronunci con un filo di voce.
S'interruppe quando suo fratello le strinse all'improvviso una spalla, con un singhiozzo. Poi
scivol a terra. Isabelle si chin subito su di lui. - Alec? Alec! - grid, spaventata.
Alec scost la giacca, abbass lo scollo della maglietta e torse la testa per guardarsi il Marchio
sulla spalla, ansimando. Simon riconobbe la runa del legame parabatai. Alec ci premette sopra le dita;
quando le stacc, le vide ricoperte di una sostanza scura, simile a cenere. - Sono tornati con il Portale.
E c' qualcosa che non va con Jace.
Fu come ricadere in un sogno, o un incubo.
Dopo la Guerra Mortale, la Piazza dell'Angelo era stata riempita di cadaveri. Corpi di
Shadowhunters, disposti a file ordinate, ognuno con gli occhi coperti dalla seta bianca della morte.
Ora, sulla piazza, ecco altri corpi. Le torri antidemoni proiettavano una luce intensa sulla scena
che accolse Simon quando, dopo aver seguito Isabelle e Alec lungo le stradine tortuose di Alicante,
raggiunse finalmente la Sala degli Accordi. La piazza era gremita. A terra c'erano Nephilim in tenuta
da combattimento, alcuni che si contorcevano dal dolore e gridavano, altri sinistramente immobili.
La Sala degli Accordi era buia, chiusa. Uno degli edifici in pietra pi grandi sulla piazza era
invece aperto e risplendeva di luci, il portone spalancato. Un flusso di Shadowhunters entrava e usciva
senza sosta.
Isabelle si era alzata in punta di piedi per scrutare ansiosa la folla. Simon segu il suo sguardo.
Riusc a distinguere delle figure familiari: il Console che si muoveva frenetico tra la sua gente, Kadir
dell'Istituto di New York, i Fratelli Silenti che in silenzio indirizzavano i presenti verso l'edificio
illuminato. - La Basiliade  aperta - disse Isabelle ad Alec, anche lui molto teso. - Forse ci hanno
portato Jace, se  ferito
- Lo  - sentenzi lui.
- La Basiliade? - ripet Simon.
- L'ospedale - spieg Isabelle, indicando l'edificio illuminato. Simon avvertiva la sua
energia nervosa e scalpitante. - Dovrei Dovremmo
- Io vengo con te - le disse.
Isabelle fece segno di no con la testa. - Possono entrarci solo gli Shadowhunters.
Alec spron la sorella a seguirlo. - Andiamo, Isabelle. - Teneva una mano stretta sulla spalla
con la runa Parabatai. Simon voleva dirgli qualcosa, magari che anche la sua migliore amica era andata
in battaglia ed era sparita, e che lo capiva. Forse, per, potevi capire i parabatai soltanto se eri uno
Shadowhunter. Dubitava che Alec lo avrebbe ringraziato, se gli avesse espresso la sua comprensione.
Poche volte, prima di quel momento, aveva percepito con tanta intensit il divario fra Nephilim e non
Nephilim.
Isabelle annu e segu il fratello senza aggiungere una parola. Simon rimase fermo a guardarli
mentre attraversavano la piazza, passando oltre la statua dell'Angelo che vegliava sull'esito della
battaglia con tristi occhi di marmo. Salite le scale d'ingresso della Basiliade, divennero invisibili anche
allo sguardo di un vampiro.
- Pensi che se la prenderebbero molto se ci cibassimo dei loro morti? - bisbigli una voce
alle spalle di Simon.
Era Raphael. I capelli ricci gli formavano una corona scompigliata intorno alla testa; indossava
solo una maglietta leggera e un paio di jeans. Sembrava un bambino.
- Il sangue di quelli morti da poco non  la mia annata preferita, ma sempre meglio del sangue
in bottiglia, non trovi?
- Hai una personalit incredibilmente affascinante - gli disse Simon. - Spero che qualcuno
te lo abbia detto.
Raphael sbuff. - Sarcasmo. Che tedio!
A Simon sfugg un suono esasperato. - Allora prego, serviti. Nutriti dei Nephilim morti. Sono
sicuro che a loro far molto piacere. Potrebbero lasciarti sopravvivere addirittura per cinque, magari
dieci secondi!
Raphael soffoc una risata. - Sembra peggio di quello che . Non ci sono cos tanti morti.
Feriti, s, perch erano in minoranza. Da adesso non dimenticheranno pi cosa significa scontrarsi con
gli Ottenebrati.
Simon socchiuse gli occhi. - E tu cosa sai degli Ottenebrati, Raphael?
- Sussurri e ombre. Ma per sapere certe cose ce la metto tutta.
- Allora dimmi dove sono Jace e Clary - ribatt Simon, senza molta speranza. Capitava di
rado che Raphael fornisse qualche aiuto se non aveva un tornaconto personale.
- Jace  nella Basiliade - gli rispose, sorprendendolo. - Sembra che alla fine il fuoco celeste
dentro le sue vene sia stato troppo per lui. Si  quasi autodistrutto, e con lui uno dei Fratelli Silenti.
- Cosa?! - L'ansia di Simon pass dal generico allo specifico. - Sopravviver? E dov'
Clary?
Raphael gli lanci uno sguardo da sotto le lunghe ciglia scure. Aveva un sorriso sghembo. -
Non va bene che i vampiri si preoccupino cos tanto per la vita dei mortali.
- Giuro su Dio, Raphael, che se non cominci a essere un po' pi disponibile
- Molto bene, allora. Vieni con me. - Raphael si addentr nell'ombra ai bordi della piazza.
Simon si affrett per stargli dietro. Intravide una testa bionda e una mora che si piegavano una verso
l'altra: erano Aline e Helen, chine sopra uno dei feriti. Lo fecero pensare, per un istante, ad Alec e Jace.
- Se ti stai chiedendo cosa potrebbe succedere se ora bevessi il sangue di Jace, la riposta  che
potrebbe ucciderti - disse Raphael. - Vampiri e fuoco celeste non vanno d'accordo. Gi, Diurno,
nemmeno nel tuo caso.
- Peccato che non fosse quello a cui stavo pensando. Voglio sapere che cosa  successo in
battaglia.
- Sebastian ha attaccato la Citt di Diamante - disse Raphael girando intorno a un compatto
assembramento di Shadowhunters, - che  il posto in cui vengono forgiate le armi degli
Shadowhunters, la casa delle Sorelle di Ferro. Ha ingannato il Conclave facendogli credere di avere
con s soltanto venti guerrieri, invece ne aveva di pi. Avrebbe molto probabilmente ucciso tutti e
conquistato la Cittadella, se non fosse stato per il tuo Jace
- Non  il "mio" Jace.
- e per Clary - prosegu Raphael come se l'altro nemmeno avesse parlato. - Per non
conosco i dettagli. Soltanto quello che ho sentito di sfuggita, e sembra che fra i Nephilim stessi ci sia
molta confusione su come si sono svolte veramente le cose.
- Come ha fatto Sebastian a far credere di avere meno guerrieri di quelli che aveva realmente?
Raphael sollev una delle sue esili spalle. - A volte gli Shadowhunters si dimenticano che non
possiedono loro tutta la magia che esiste. La Citt di Diamante sorge su una serie di linee energetiche.
C' una magia antica, una magia selvaggia, che esisteva gi prima di Jonathan Shadowhunter e che
continuer a esistere
S'interruppe di colpo, e Simon segu il suo sguardo. Per un attimo vide solo un parete di luce
azzurra, che poi si abbass, rivelando il corpo di Clary riverso a terra. Sent un boato nelle orecchie,
come di sangue che scorreva ferocemente. Lei era bianca e immobile, dita e bocca viola scuro tendente
al bluastro. I capelli le circondavano il viso in ciocche flosce e sparpagliate, gli occhi erano circondati
da ombre scure. La tenuta che indossava era lacera e insanguinata, e in mano aveva ancora la spada dei
Morgenstern, con le stelle incise sulla lama.
Magnus era chino sopra di lei, le teneva una mano sulla guancia e aveva le dita che gli
brillavano di luce azzurra. Dall'altro lato, Jocelyn e Luke erano in ginocchio. La donna alz lo sguardo
e vide Simon. Doveva aver sillabato il suo nome con le labbra, ma lui non lo sentiva perch il rombo
del sangue nelle sue orecchie era troppo forte. Clary era morta? Cos sembrava, o comunque ci
mancava poco.
Scatt in avanti, ma Luke era gi balzato in piedi per fermarlo. Lo prese per le braccia e lo
allontan dal punto in cui Clary giaceva a terra.
La natura di Simon gli conferiva una forza innaturale, una forza che lui stesso non aveva ancora
del tutto imparato a usare, ma Luke era altrettanto possente. Gli stava affondando le dita nella carne.
- Che cosa  successo?! - grid Simon. - Raphael - Si volt per cercare il vampiro, ma
l'altro era sparito dissolvendosi nell'ombra. - Ti prego - supplic Luke spostando lo sguardo dal suo
volto familiare a quello di Clary. - Lasciami
- Simon, no - gli abbai contro Magnus. Stava facendo scorrere la punta delle dita sul viso
della ragazza, lasciando tracce di scintille azzurre. Lei non si muoveva, non reagiva. - 
un'operazione delicata, i suoi livelli di energia sono bassissimi.
- Non dovrebbe stare nella Basiliade? - domand Simon girandosi verso l'edificio. Le luci
erano ancora accese, e not con stupore Alec fermo sui gradini d'ingresso. Stava fissando Magnus.
Prima che potesse muoversi o fargli cenno, l'altro si gir bruscamente e torn dentro.
- Magnus - tent di dire.
- Simon, taci! - esclam lo stregone a denti stretti. Simon si divincol dalla morsa di Luke
solo per inciampare e reggersi a una parete di pietra.
- Ma, Clary
Luke sembrava esausto, ma la sua espressione era ferma. - Clary ha esaurito tutte le sue forze
per creare una runa di Guarigione. Non  ferita, il suo corpo  intatto, e Magnus la pu aiutare meglio
dei Fratelli Silenti. La cosa migliore  lasciarlo fare.
- Jace Alec ha sentito che gli  successo qualcosa per via del loro legame parabatai.
Qualcosa che ha a che fare con il fuoco celeste. E Raphael stava blaterando non so che su certe linee di
energia
- Ascolta, la battaglia  stata pi cruenta di quanto i Nephilim si aspettassero. Sebastian ha
ferito Jace, ma il fuoco celeste gli si  in qualche modo rivoltato contro. Ha quasi disintegrato Jace
stesso. Clary gli ha salvato la vita, per i Fratelli hanno ancora molto da fare per guarirlo. - Luke
guard Simon con gli occhi segnati dalla stanchezza. - E tu cosa ci facevi con Isabelle e Alec?
Pensavo saresti rimasto a New York. Sei venuto per Jordan?
Quel nome lo colse alla sprovvista. - Jordan? Che cosa c'entra lui, scusa?
Per la prima volta, Luke sembr spiazzato. - Non hai saputo?
- Saputo cosa?
Luke esit a lungo, poi disse: - Ho una cosa per te. L'ha portata Magnus da New York. - Si
mise una mano in tasca e ne estrasse una catenina con una medaglietta. Era d'oro, raffigurava l'orma di
un lupo e riportava la scritta BEATI BELLICOSI.
Benedetti siano i guerrieri.
Simon lo riconobbe immediatamente. Il ciondolo del Praetor Lupus che apparteneva a Jordan.
Era scheggiato e macchiato di sangue: rosso scuro come ruggine, incrostava la catenina e la faccia della
medaglietta. Ma se c'era qualcuno in grado di distinguere la ruggine dal sangue, be', quello era proprio
un vampiro. - Non capisco - disse. Il ronzio nelle orecchie era ricominciato. - Perch ce l'hai tu? E
perch lo dai a me?
- Perch Jordan avrebbe voluto fartelo avere - disse Luke.
- Avrebbe voluto? - Simon alz la voce. - Non vuole?
Luke fece un respiro profondo. - Mi dispiace, Simon. Jordan  morto.
...
FINE Parte 1.